Atalanta, Gasperini: “Non ho mandato via Gomez. La Juve si è fidata troppo di Pirlo”

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L’allenatore dell’Atalanta, Giampiero Gasperini, ha rilasciato delle dichiarazioni a Radio Deejay, toccando tutta una serie di punti: dal fallo di mano di Bastos in finale di Coppa Italia al litigio col Papu Gomez. ” Il tocco di Bastos? Era involontario. Era un muro a pallavolo. Mi ha fatto incavolare? Sì, era l’unico caso certo che fosse fallo di mano. No, non ce l’ho con la Lazio, non è che se non ci hanno dato il rigore è colpa della Lazio”. Sulla cessione dell’argentino al Siviglia, invece, così il mister: “Non l’ho mandato io. Sarò sempre grato per tutto quello che abbiamo fatto in questi anni”.

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Futuro alla Juventus?

Da segnalare anche la sua visione circa quello che è diventato un vero e proprio luogo comune, il fatto cioè che molti giocatori che lascino l’Atalanta non siano più in grado di ripetersi agli stessi livelli in altri contesti: “Anche lontano da Bergamo mi sembrano tutti giocatori forti. Ad esempio Kessié. Anche Mancini alla Roma, ce ne sono tanti altri. Gagliardini non è esploso così, ma anche lo stesso Barrow”. Elusive e sornioni invece le battute circa le voci relative ad un futuro in bianconero: “Se non mi cacciano da Bergamo, posso anche restare. Nessun quinquennale con la Juventus, è un contratto troppo lungo”. Restando in tema, un po’ come accaduto a Gotti qualche giorno fa, anche a lui è stato chiesto un parere sul percorso di Pirlo. Questa la posizione del Gasp: “Ho pensato che la società nei confronti dell’ex giocatore e della persona avesse una fiducia smisurata. Magari hanno l’idea che possa diventare un grande allenatore. Il fatto di conoscenze aiuta, ma l’allenatore è tutto un altro mestiere, ti devi formare. Lo puoi fare in tanti modi, magari partendo dalla Juventus”.

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Dalla doppia sfida col Real alla scelta di tenere fuori Gollini

In questi ultimi mesi abbiamo visto in casa della Dea una vera e propria staffetta tra i pali: dopo una lunga continuità ritrovata in seguito all’infortunio, Gollini sembra aver perso quella sicurezza palesata a più riprese in queste stagioni e spesso ha lasciato posto a Sportiello. Scelta tecnica? Punizione? “Stavamo prendendo qualche gol di troppo rispetto alle occasioni che subivamo, c’era bisogno di un po’ di cambiamento per poi ripartire al meglio”. Sull’impostazione della gara di ritorno col Real Madrid: “L’obiettivo era restare in partita almeno nel primo tempo e poi rischiare un po’ di più, era comunque difficile. Ci stavamo riuscendo bene. Dire che l’Atalanta fosse favorita era un po’ troppo. Il Real Madrid delle ultime partite lasciava un po’ a desiderare, ma poi quando sono arrivati i momenti decisivi è cambiato tutto”

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Il “suo” calcio

“L’ Atalanta ha la sua identità e gioca sui suoi ritmi, ma in Italia non ci siamo solo noi. Forse ci danno fastidio le interruzioni. Ci piace quando ci lasciano giocare, le interruzioni ci danno fastidio. Io ho fatto tutti gli scalini, sono partito dalle giovanili. Io credo di essere cresciuto sempre, sin da Crotone. Ma anche con i ragazzini, sperimentavo metodologie anche adesso. Ricordo un Genoa-Juventus dove avevo Burdisso e De Maio in difesa e ho giocato con la superiorità numerica da dietro, abbiamo retto una partita fantastica. Di lì siamo partiti ad alzare l’asticella. Anche quando ho cambiato molto contro il Crotone, lì è stato un passo fondamentale per crescere”.