C’è stato un momento, quest’anno, in cui le nostre giornate hanno cominciato ad avere una lunghezza diversa. La notte era diventata la nostra compagna di avventure, con le luci dei monitor che in qualche modo ci facevano addormentare dividendo un giorno da un altro. Era il lockdown.
In tutta questa omogeneità c’è stato un qualcosa che ci ha spinto a reintrodurre la sveglia, un appuntamento settimanale che ha dato una linearità a tutto: quel qualcosa era The Last Dance. La serie tv narrava l’ultima stagione di Micheal Jordan ai Chicago Bulls, con le telecamere di ESPN che per un anno intero hanno seguito la franchigia dell’Illinois come mai prima nessuno aveva osato fare, dissecretando i segreti dello spogliatoio, rendendo nota anche la parte umana degli atleti di coach Phil Jackson ma sopratutto raccontando la figura di uno dei personaggi più famosi del Novecento: MJ23.

Michael Jordan
La serie americana ha delineato una figura controversa: un atleta strepitoso, una persona tenebrosa. Una competitività borderline che lo spingeva a scommettere su qualsiasi cosa e contro chiunque entrasse in contatto con lui. Una personalità forte che si scontrava clamorosamente con quella di colui che aveva formato la squadra, il general manager Jeremy Crause. Il GM che viene raccontato come il classico “villain” dei film della Marvel, in realtà ha contribuito in maniera determinante al successo della squadra per cui fa il tifo Barack Obama. Tuttavia è inevitabile che in qualche modo la sua figura venga bistrattata, perché al termine della stagione 1996/97 dichiarò non indispensabile la permanenza di Jordan e silurò in illo tempore Phil Jackson.
Il Big Bang dell’estate ’97 caricò come forse solo ad inizio carriera il cestista più forte della storia, che a quel punto promise a sé stesso che l’ultimo ballo si sarebbe dovuto concludere come sempre: con l’anello. Naturalmente finì così e il resto è storia.
L’estate 2020 ci ha presentato una storia simile, con Lionel Messi che ha comunicato al Barcellona la volontà di voler andare via, dopo il disastro della campagna europea e soprattutto a causa dei rapporti burrascosi col presidente Bartomeu. Tuttavia una clausola rescissoria da 700 milioni di euro lo ha vincolato per un’ultima stagione al Camp Nou costringendo il Re a godersi la propria prigione dorata.

Lionel Messi
Una società che ha messo alla porta i senatori con cui Leo ha condiviso mille battaglie, che ha puntato su un sergente di ferro come allenatore (Ronald Koeman, ndr) e che la scorsa estate ha acquistato il top player meno adatto ad associarsi con lui (Antoine Griezmann, ndr). Per uno col vissuto di Leo non sentirsi coccolato diventa un problema e quindi la richiesta d’addio è stata la naturale conseguenza di quanto accaduto nelle ultime stagioni.
In questo scenario diventa difficile pensare che la prossima annata del Messia possa essere piena di successi, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato lo sport è che i campioni non devono essere mai feriti nell’orgoglio. Perché l’uomo sul ring non è mai realmente caduto fin quando l’arbitro non conta per dieci volte, e l’uomo in questione, signori, è il 10 più forte della storia del calcio.

