L’amore conta: van Persie lascia l’Heerenveen e diventa il nuovo allenatore del (suo) Feyenoord

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Aveva ragione Luciano Ligabue quando cantava “l’amore conta”. L’amore, quel sentimento che si può provare tante volte nel corso della vita, ma che solo determinate persone – o squadre, in questo caso – riescono a farti vivere al massimo del suo potenziale. È il caso di Robin van Persie, pronto a lasciare nel bel mezzo della stagione la panchina dell’Heerenveen per tendere la mano al club che l’ha messo al mondo, calcisticamente parlando: il Feyenoord. I biancorossi di Rotterdam sono in ritardo in classifica nell’Eredivisie, visti i 14 punti di distacco dall’Ajax capolista, ma hanno eliminato il Milan agli spareggi di Champions League in emergenza totale e con un traghettatore al timone (Bosschaart, ndr). Al prossimo turno, affronteranno un’altra milanese, l’Inter di Inzaghi, con l’ex Manchester United alla guida. La domanda, dunque, è la seguente: quale sarà la filosofia di gioco di Robin van Persie? Scopriamolo insieme.

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Gli anni al Feyenoord da calciatore

L’avventura di Robin van Persie in maglia Feyenoord si può dividere in due tranches. La prima include i suoi inizi da calciatore professionista, poiché sono stati i biancorossi a fargli muovere i primi passi nel calcio che conta. Debutta in prima squadra a 17 anni e sei mesi nel 2001 e firma un contratto di tre anni e mezzo. Totalizza 78 presenze e segna 21 gol in quel lasso di tempo, per poi venire chiamato dall’Arsenal di Wenger ed esplodere definitivamente. La seconda, invece, segna il tramonto della sua carriera. Il classe ’83, infatti, torna a Rotterdam nel gennaio 2018 a 35 anni suonati e vi resta fino al termine della stagione seguente. In quattro annate e mezzo totali al de Kuip con gli scarpini ai piedi, van Persie vince una Coppa e una Supercoppa d’Olanda e una Coppa UEFA, senza mai riuscire, però, a portare a casa un campionato.

Come giocherà il Feyenoord con van Persie?

L’olandese non è alla prima esperienza su una panchina, visti i suoi precedenti sia nello staff tecnico del Feyenoord negli anni appena trascorsi, sia alla guida dell’Under 16 biancorossa, oltre all’avventura all’Heerenveen. Con i ‘cuoricini’ ha totalizzato una media di vittorie pari al 34,62% con 9 vittorie, 6 pareggi e 11 sconfitte in 26 uscite tra campionato e coppa. La sua filosofia di gioco verte molto sulla spregiudicatezza in attacco attraverso un 4-2-3-1, mutabile in 4-2-1-3 con possesso palla a favore, con i due esterni avanzati Hadji Moussa e Paixao pronti ad andare a supporto della punta Carranza. Insomma, un modulo offensivo in entrambe le fasi che potrebbe, però, rivelarsi un’arma a doppio taglio, specialmente nell’ottica di un doppio confronto con il miglior attacco della Serie A, ovvero l’Inter.