Ad Haifa, per l’Italia, è andata in scena la prima partita delle qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018. Ventura, all’esordio in un match ufficiale sulla panchina della Nazionale, ha subito dichiarato di voler ripercorrere le orme del lavoro di Antonio Conte, sia per quanto riguarda il modulo che sul piano della mentalità. Da quello che si è visto nella sfida con Israele, però, la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Il 3-5-2 di stampo “Contiano” si ripropone anche con l’ex tecnico del Torino e punta sugli automatismi che il neo manager del Chelsea ha sviluppato con i suoi. L’intesa tra Pellè ed Eder ed i lanci lunghi dal centro della difesa risultano essere ancora le maggiori fonti di soluzioni offensive, con un numero 10 in più. Quella famigerata maglia che ad Euro 2016 è stata vestita da Thiago Motta (una delle poche scelte opinabili operate nell’impegno azzurro da Conte), stavolta è tornata sulle spalle di Marco Verratti. Nel corso del match il centrocampista ha dimostrato di sapersi adattare alle richieste dell’allenatore: Ventura non lo schiera mezz’ala come è abituato al PSG, bensì da regista di fronte alla difesa, vista anche l’assenza dell’infortunato De Rossi.

Gli Israeliani rispondo con un 4-2-3-1 che punta molto sul giro palla, tanti passaggi orizzontali con l’intento di arrivare al limite dell’area di rigore. Oltre le aspettative, sulla trequarti i padroni di casa possono vantare molta qualità grazie a Zahavi (ex Palermo), Ben Haim e Kayal, l’addetto alla marcatura a uomo sul “faro” Verratti.

L’Italia non ha impiegato molto tempo a trovare la soluzione adatta a scardinare la difesa israeliana: il modulo degli avversari lasciava agli uomini di Ventura moltissimo spazio sulle fasce e da belle azioni sull’out di sinistra è nato il vantaggio di Pellè prima, ed il rigore trasformato da Candreva poi, con il fallo subito da Jack Bonaventura.

Sta tutto nel centrocampo. Il numero 10 inventa gioco e non appena una delle due mezz’ali sceglie di fare il “lavoro sporco” (Parolo in questo caso), l’altra guadagna spazio per creare occasioni (Bonaventura, ovviamente).

L’unica nota veramente negativa, in casa Italia,  è la partita di Giorgio Chiellini. Tra i tanti errori che gli Azzurri hanno commesso in fase di impostazione dalla retroguardia, uno dei suoi ha liberato Ben Haim per segnare il gol dell’1-2. Per la prima volta nella sua carriera con la nazionale, poi, il centrale juventino si è fatto espellere al decimo del secondo tempo, mettendo a dura prova la tenuta dei suoi. Ventura ha scelto di tenere in campo due punte ed è stato premiato.

Grazie alla forza di nervi ed una non eccelsa precisione sotto porta degli israeliani, però, l’Italia ha tenuto nel momento di maggiore sofferenza ed ha saputo chiudere il match. Il gol di Immobile, fedelissimo del tecnico azzurro, ha messo in ghiaccio un match che per certi versi è sembrato addirittura in discussione, più a causa dell’espulsione che per grossi meriti dell’avversario.

In conclusione, arrivano i tre punti ed un 1-3 che fa ben sperare, soprattutto se Ventura saprà imporre con il tempo un’impronta più marcata in questa Italia. Delle idee di Conte si può fare un solido fondamento per il futuro ma non un punto d’arrivo: in due anni cambieranno molte cose e prima del mondiale russo c’è da lavorare, e non poco.