Pep e Mou, conto alla rovescia per la prima di Manchester

Ancora loro. La saga migliore dei giorni nostri: Pep e Mou. Non a caso Paolo Condò, nel suo libro “I duellanti”, ha ricavato un romanzo dalla rivalità tra José Mourinho e Josep Guardiola. In una commedia, il portoghese sarebbe il bad boy disposto a fare di tutto per sottrarre la ragazza al catalano; in “Animal farm” di Orwell, il primo sarebbe “Napoleone” e il secondo “Palla di neve”;  nella musica, uno sarebbe Mick Jagger e l’altro John Lennon. Tutto il contrario di tutto per due persone diametralmente opposte e accomunate da un’intelligenza superiore alla media.

Il prossimo 10 settembre il teatro del loro scontro sarà Old Trafford, il tempio della città più grigia d’Inghilterra che, però, da quasi un decennio ha iniziato a dover sopportare anche qualche festeggiamento blu in casa propria. Ed è inevitabile che un ambizioso come Guardiola punterà al bersaglio grosso anche senza la maggioranza dei propri tifosi. Specie perché a pochi metri da lui, sulla panchina della squadra che fu di Sir Alex Ferguson, siederà il tecnico che lo costrinse a lasciare casa. C’è anche chi giura che senza Mou a Madrid, Guardiola sarebbe rimasto 20 anni a Barcellona senza sentire il bisogno di andare via. In fondo, prima dell’uragano di Setubal, lui lì aveva tutto: certezze tattiche, affinità culturali e campioni che lo veneravano come un Dio.  Poi il rumore dei nemici, le conferenze stampa bollenti, le pressioni ai suoi calciatori, la disabitudine alla reazione verbale gli consigliarono un anno di stop a New York. Il mestiere di allenatore richiede competenze e pressioni che nella vita devono avere solo professionisti come manager, politici o broker dell’alta finanza. Ecco: Mou sguazza nelle polemiche, ne trae beneficio e domina il suo gruppo senza alzare la voce; Pep, invece sopperisce ad una leadership non spiccata con competenze e idee visionarie. Non c’è nessuno che sotto la sua gestione non abbia imparato qualcosa di nuovo. Ribery – che pur aveva un cattivo rapporto col catalano – raccontava che al Bayern erano pronti con un cenno a cambiare modulo grazie ai comandi di Guardiola. E il numero dei moduli in questione era 10. Da una parte un concreto, un leader naturale che emerge nello scontro con la personalità;  dall’altra, un filosofo che attira col sapere i suoi ragazzi.

Ora anche se il calcio in questo caso diventa quasi marginale al contesto si può procedere che un’analisi tattica dell’incontro che verrà. Il Manchester United arriva allo scontro coi cugini con quattro vittorie nelle prime quattro partite della stagione. Pur senza incantare, i ‘Red Devils’ hanno dimostrato di avere le idee chiare riguardo la loro strategia. Pochi rischi in difesa (superlativo l’impatto di Bailly con la Premier), ritmi bassi ad inizio azione e l’unione tra imprevedibilità e solisti in zona gol. Gente come Pogba, Rooney, Martial e Ibra sembra nascere apposta per essere diretta dal lusitano. Quando li vedi in campo, avverti subito la sensazione che per quanto possano giocare male alla fine trionferanno loro. Per maggiori informazioni chiedere alle tigri di Hull!

Il Manchester City si candida al ruolo di favorito allo scontro diretto per via dell’utopia tattica di Guardiola. Con le ingenti risorse di Mansour, Pep  sta costruendo in laboratorio un vero e proprio Barcellona 2. A Monaco di Baviera il tikitaken è stato meno integralista di quanto ci si sarebbe aspettato anche perché i calciatori che lui allenava erano già campioni fatti e finiti; a Manchester, Guardiola ha l’opportunità di credere nel proprio progetto con tutta la forza. In poco tempo ha escluso dal campo bandiere come Hart e Yaya Touré perché nel suo calcio di principi non c’è spazio per i solisti. Quindi subito Bravo, perché in grado di usare bene i piedi, e Fernandinho, capace di abbassarsi tra Stones (erede naturale di Kompany) e Otamendi.  Infine, l’uomo scelto per diffondere sapere all’interno del gruppo è chiaramente David Silva: lo spagnolo di origini coreane ha in comune con Pep la stessa visione del calcio e soprattutto una tecnica di base con pochi eguali al mondo.  Tirando le somme, dunque, il City si lascia preferire ma in una partita secca possono entrare fattori che sfuggono all’ordinario. E se si entra nello straordinario, il mago resta sempre quello campione d’Europa con Porto e Inter.

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