Lascia il calcio giocato a 38 anni Miroslav Klose, annunciato come nuovo collaboratore tecnico del c.t. Low sulla panchina di quella nazionale a cui Miro ha dato lustro con la bellezza di 71 reti, molte decisive, in 137 partite lungo ben tredici anni.

Una storia, quella di Klose nel calcio, esempio di correttezza, onestà, abnegazione e impegno: mai un comportamento sopra le righe, mai un gesto sconveniente, ma anzi tante piccole azioni che lo hanno reso uno dei pochissimi giocatori in grado di trascendere il tifo e risultare degni di ammirazione e rispetto in modo trasversale ai colori e alle bandiere.

Una storia che parte da lontano, dai primi calci in Polonia, lui che faceva parte della corposa minoranza tedesca in Slesia, figlio di due sportivi, trasferitosi poi con la famiglia in Germania a soli otto anni. Una storia anche di sacrifici, perchè giocatori come Klose hanno il calcio nel destino ma forse non esattamente nel sangue e allora c’è lo studio, il lavoro, l’apprendistato e l’attività di carpentiere parallelamente ai primi gol nelle divisioni minori tedesche con l’Homburg e la squadra riserve del Kaiserslautern. Tanti gol, che lo portano in prima squadra, in Bundesliga, per i primi spezzoni nel 1999-2000 e in pianta quasi stabile nel 2000-2001: stagione assurda in cui Klose si alterna senza sosta tra prima squadra e squadra B (in terza serie) segnando 11 gol per l’una e 15 (in 14 presenze) per l’altra. Infaticabile. Incorreggibile Miro Klose.

Il resto della carriera è storia nota, con la consacrazione al Werder Brema e l’esplosione al Bayern Monaco. A quasi 32 anni, per la prima volta, non raggiunge la doppia cifra in una stagione, eppure quell’anno non manca di segnare una rete decisiva in Champions League (seppur in evidente fuorigioco non segnalato dall’arbitro) fondamentale per approdare poi alla finale persa con l’Inter. E’ il segno che in Baviera non è più essenziale e allora Miro non si fa pregare e accetta l’offerta della Lazio.

A 33 anni si presenta in un campionato completamente nuovo, generalmente riconosciuto come il più difficile per gli attaccanti, e con l’etichetta di giocatore bollito. Klose ci metterà ben poco a far ricredere tutti gli scettici: debutta in Europa League facendo un gol e tre assist nella stessa partita, debutta in Serie A segnando uno splendido gol a San Siro contro il Milan campione in carica. Dopo qualche mese è già un idolo, dopo cinque anni se ne va da eroe: per i gesti sul campo – come il gol decisivo al 93′ nel primo derby giocato, o i cinque gol segnati al Bologna in un 6-0 – ma anche per la grande correttezza che non ha mai mancato di dimostrare, come quando confessa all’arbitro Banti un gol segnato di mano contro il Napoli.

Quella biancoceleste è anche l’ultima maglia con cui gioca e segna. Signore anche al momento di ritirarsi, non ha accettato di svernare in campionati esotici e godersi pensioni dorate. Negli ultimi tempi il suo nome era circolato fantasiosamente per il mercato del Napoli, per sostituire Milik, quello che per molti aspetti tecnici può essere considerato il suo erede, o meglio la sua prosecuzione naturale, ma Klose ha preferito farsi da parte e contribuire al progetto tecnico della sua nazionale, per la quale un giorno, perchè no, potrebbe sedersi in panchina per inseguire gli immensi traguardi raggiunti da calciatore con il Nationalmannschaft.

Dalle due reti nelle prime due partite (sempre entrando dalla panchina) disputate con la nazionale alle quattro triplette segnate, dal primo posto per numero di gol nella storia della Germania al secondo posto per presenze. Una storia finita con il meritatissimo successo mondiale, in una finale in cui Klose a 36 anni suonati gioca titolare, al termine di una competizione iridata che lo vede tagliare il traguardo dei 16 gol realizzati ai Mondiali, record assoluto. Tutto per chiudere un cerchio che lo aveva visto sempre vicino alla vittoria in competizioni internazionali (sia club o nazionali) ma mai soddisfatto, a partire dal mondiale 2002 perso in finale nonostante i suoi 5 gol a soli 24 anni.

Mancherai al calcio, Miro. Danke schön.