Maurizio Sarri e il suo calcio visionario

Esiste un qualcosa che distanzia le persone normale dai visionari. I visionari, contrariamente da quanto si possa pensare, sono ossessionati da un qualcosa che li rende straordinariamente ordinati: le inquadrature perfettamente simmetriche dei film di Wes Anderson; la follia dei Targaryen del Trono di Spade che pensano all’incesto come extrema ratio per manifestare la propria maestosità; il 433 di Maurizio Sarri composto quasi esclusivamente da calciatori tecnici. Quasi come se l’aspetto fisico in uno sport dominato da maschi alpha fosse soltanto un elemento di corredo.

La stagione che sta per iniziare sembra proprio quella in cui il trono può essere attaccato con maggiore consapevolezza, in cui la regina delle ultime sei stagioni appare turbata dagli accadimenti di Cardiff e dalla partenza burrascosa del leader difensivo Bonucci. Nessuno più del Napoli delle meraviglie mostra credenziali per la successione: nel biennio sotto la gestione Sarri i vari Insigne, Mertens e Hamsik hanno acquisito una consapevolezza sotto il profilo del gioco da far invidia alle grandi d’Europa. In un calcio che vola verso campagne acquisti da 200 milioni di euro (PSG, Milan, Manchester City), il Napoli è una mosca bianca che va avanti con principi e idee. L’auspicio è che il Napoli riesca compiere l’ultimo step: quello verso la gloria. Se infatti è vero che nella storia sono rimasti anche il Cile di Bielsa, il Foggia di Zeman e il Dortmund di Klopp, c’è anche da dire che la stessa la si scrive davvero attraverso i trionfi. Tra il sogno e la realtà manca quello che non bastò a Wozniak per prendere le redini di Apple.

Il Napoli di Sarri deve derogare qualcosa allo spettacolo e agguantare la vittoria ad ogni costo, così come fan tutti gli altri. Magari inserendo un difensore in più quando si è in vantaggio e due uomini offensivi quando si è in difficoltà. Un caos calmo, per dirla alla Nanni Moretti.

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