Premier League: gli spunti dell’undicesima giornata

La giornata del “Super Sunday”, l’ultima prima della pausa: l’undicesima di Premier League ha dato i suoi verdetti. 

Mentre Guardiola batte anche l’Arsenal, Conte ritrova il suo Chelsea e ferma Mourinho. Nel Remembers Day, giorno in cui l’Inghilterra commemora le vittime di tutte le guerre, vincono anche Liverpool ed Everton. Ecco gli spunti principali della “Gameweek 11”.

IMBATTUTI E (FORSE) IMBATTIBILI

Davanti a tutti c’è un leader che sta scappando. Davanti a tutti c’è la squadra con la miglior differenza reti d’Europa. Davanti a tutti c’è il Manchester City.

La sconfitta inflitta ad un Arsenal carente in difesa fa registrare a Guardiola il massimo vantaggio in questa stagione. Le otto lunghezze sulle inseguitrici danno un’idea della superiorità di questo club, l’unico ancora imbattuto, che dal 21 agosto macina vittorie su vittorie. Ogni match è un riassunto di talento, concretezza e determinazione, da un De Bruyne in forma smagliante ad un Ederson che si conferma come investimento ben retribuito.

Se il gol di Lacazette può dare qualche barlume di speranza alle avversarie, ci pensa l’infinita quantità di soluzioni a disposizione dell’allenatore catalano a mettere in chiaro le cose. Se si va a cercare il celebre “ago nel pagliaio”, in tanto dominio è forse qualche defezione di troppo di Otamendi a rendere potenzialmente battibile il club “Blue” di Manchester. Quel che è certo è che, ad oggi, nessuno gioca con questa intensità e con queste percentuali realizzative, coniugando spettacolo e solidità. Ad oggi, il City vola e le altre possono solo rincorrere.

Alvaro Morata Chelsea, 2017/18
“SPANISH CONNECTION”

Assist di Azpilicueta, gol di Morata. Per la quinta volta in questo campionato i due spagnoli confezionano il gol a completare il lavoro del Chelsea di Conte. Ma non è solo la “Spanish Connection” a regalare ai Blues una vittoria pesante.

Il rientrante Kanté permette a Conte di scegliere tra i centrocampisti da schierare nel 352. A farne le spese è David Luiz, reo di un comportamento non ottimale nelle ultime settimane. Il risultato però, regala ai campioni d’Inghilterra una serie di certezze che mancavano da ormai troppo tempo: pressing, determinazione e precisione. Il sistema di gioco era lo stesso utilizzato contro la Roma a Stamford Bridge, ma a volte bastano le scelte giuste ed una buona intesa. Al Chelsea è bastato un certo ‘Ngolo Kanté e la “spanish connection”.

LE DOMANDE DI MOURINHO

Una sconfitta con il Chelsea, di per sé, può capitare. Questa sconfitta però, lascia Mourinho con tante domande ed un distacco sempre più ampio dai cugini del City. Il Manchester United sembrava l’unica forza in grado di tenere il passo di Aguero & Co: al momento non è così. I Red Devils non riescono a garantire quella costanza di rendimento indispensabile per stare al passo della capolista.

“Sit down Mourinho” cantava Stamford Bridge dopo il vantaggio di Morata, ma questo non è servito a scuotere Lukaku e compagni. Dal secondo passo falso in tre partite, lo Special One deve riuscire a dedurre cosa blocchi i suoi uomini. Mancano i gol, mancano la cattiveria e la capacità di reagire in maniera organica, senza sperare in miracoli in “zona Cesarini”. La scelta di schierare un 3-4-3 per contrastare i Blues non ha dato gli effetti desiderati ed ora ad Old Trafford cominciano a chiedersi se la corsa al titolo possa essere un obiettivo concreto. Dopo la pausa, Mourinho dovrà iniziare a dare le sue risposte.

Alex Oxlade-Chamberlain Liverpool, 2017/18
IL LIVERPOOL SEGNA ANCORA

Un calendario parzialmente favorevole vale qualche certezza ritrovata. Il Liverpool porta a casa il secondo successo consecutivo e riprende il cammino verso la zona europea della graduatoria. Forti della sinergia Salah-Mané, anche senza Coutinho i Reds hanno la meglio di un West Ham alla deriva che esonera Bilic.

Nelle ultime settimane il lavoro di Klopp era stato messo in dubbio: se una difesa poco sicura era problema ben noto, cominciava anche a mancare quella costanza realizzativa a cui il tedesco si affida dal suo arrivo ad Anfield. La risposta? 10 gol segnati in una settimana, considerando anche l’impegno in Champions League. Questo campionato sta dimostrando come match sulla carta scontati siano in realtà imprevedibili. Spesso è importante dare delle garanzie ed avere dei punti di riferimento.

Dopo qualche giornata di empasse però, il primo gol in Premier di Oxlade-Chamberlain, arrivato in estate dall’Arsenal, è sintomo di qualcosa di ritrovato. Qualcosa su cui puntare per capire quali siano i veri obiettivi del Liverpool di Klopp in questa stagione.

SULLE SPALLE DEL CAPITANO

Un po’ d’aria per l’Everton. Dopo una partita infinita, i Toffies tornano a vincere, come non gli accadeva ormai dal 23 settembre. A Goodison Park anche il Watford stava dominando l’ex club di Ronald Koeman (sostituito ad interim da Unsworth), poi è arrivata la reazione.

Il gol di Niasse ha ridato ai suoi una forza che sembrava perduta, sfruttando anche un decisivo calo degli Hornets, capaci di dilapidare un doppio vantaggio. Un’intuizione di Unsworth (Calvert-Lewin per Rooney) e la grinta del capitano Leighton Baines poi, hanno permesso a Goodison Park di gioire di nuovo. Il 32enne ha fornito l’assist per il 2-2 e segnato il rigore decisivo, ad un passo dallo scadere, per il 3-2 finale.

Oltre ai tre punti, non c’è molto di cui essere contenti. I problemi lasciati dalla gestione Koeman restano, dalla confusione in fase di possesso, alla poca solidità arretrata. Con una mano della fortuna però (Cleverley, ex dell’incontro, ha fallito un penalty all’ultimo secondo), l’Everton si aggrappa al suo capitano per provare a ripartire dopo la pausa, con un nuovo allenatore e la speranza di risollevare una stagione non del tutto compromessa.

LE GERARCHIE NASCOSTE E L’EQUILIBRIO INCOSTANTE

5 punti. Questa la distanza che separa l’ottava e la diciassettesima piazza in Premier League. Una differenza labile ed in continuo cambiamento, con protagonisti inattesi e delusioni cocenti.

Il Brighton, neopromosso ruggente, vince a Swansea e si mette a capo di questo gruppone di squadre, chiuso dal Bournemouth di Howe. Seppur differenziate dalle qualità dei loro organici, condividono una caratteristica determinante: l’incostanza. Eccezion fatta per il Leicester, nessuno di questi club è riuscito ad inanellare due trionfi consecutivi nelle ultime cinque di campionato. Il risultato è una grande bagarre.

Huddersfield e Newcastle sono sopra a compagini ben più attrezzate come lo Stoke ed il West Brom di Tony Pulis (a rischio esonero). Allo stesso tempo Potters e Baggies galleggiano di massimo due punti al di sopra della zona retrocessione. Di tutto questo, c’è da mettere in chiaro un elemento evidente: la situazione di graduatoria attuale non significa certo che i valori assoluti non contino nulla.

Sebbene a novembre la stagione sia già nel vivo, semplicemente ancora devono venir fuori delle gerarchie, degli ordini per stabilire chi possa lottare per cosa. Il compito è più facile se si pensa alle posizioni alte. Senza gerarchie né costanza c’è un “incostante equilibrio”: con il tempo i più forti verranno fuori ma, fino a quel momento dall’ottava piazza in giù sono tutti incredibilmente vicini.

UNDICESIMA GIORNATA: TUTTI I RISULTATI

Stoke 2-2 Leicester

Swansea 0-1 Brighton

Southampton 0-1 Burnley

Newcastle 0-1 Bournemouth

Huddersfield 1-0 West Bromwich Albion

West Ham 1-4 Liverpool

Tottenham 1-0 Crystal Palace

Manchester City 3-1 Arsenal

Everton 3-2 Watford

Chelsea 1-0 Manchester United

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