Serie A, il racconto della dodicesima giornata

Le dodici fatiche di Ercole si risolsero con la gloria e l’imbattibilità terrena: il Napoli non è da meno, anche se da Verona torna a casa con un solo punto. Per i partenopei di Sarri, affaticati e calanti dopo le due sconfitte in Champions con il City, è comunque record in Serie A per la miglior partenza dopo appunto, dodici partite: 32 punti come la prima Roma di Rudi Garcia nel 2013. Proprio la Roma si prende tanta, tanta scena in questa domenica grigia: i quattro gol rifilati alla Fiorentina sono tutti voluti, tutti figli di una manovra finalmente ritrovata in Zemaniana memoria ed in Di Franceschiana applicazione nel postmoderno. Permettetemi il neologismo libero dal suffisso -ismo abusato con il Cholo Simeone, con Guardiola, con Mourinho, con Sacchi e con Sarri. La Juventus si fa stregare dal Benevento che, in sella alla scopa, fa paura all’Allianz Stadium per quasi un’ora: Ciciretti aveva trafitto i cuori bianconeri, ma alla fine la banda di Allegri la risolve con merito rosicchiando due punti al Napoli. Inter indigesta al pranzo domenicale o viceversa? Sta di fatto che da San Siro esce più rinforzato Mihajilovic che non Spalletti: solo Eder salva una brutta Inter ingabbiata dal tatticismo del serbo che ha ritrovato comunque uno splendido lottatore in Belotti, aspettando i gol che arriveranno sicuramente. LazioUdinese rinviata per maltempo causa diluvio sula Capitale (forse si poteva giocare viste le condizioni del terreno). Menzione di merito per il “vecchio” Milan che salva il “nuovo” Milan e Montella stesso: Romagnoli e Suso impongono la legge rossonera a Reggio Emilia su un Sassuolo incartato. Lo spagnolo è sempre decisivo, con ben 4 gol su 6 in trasferta in questa Serie A. Sampdoria spietata nel derby della Lanterna: i blucerchiati divorano a fuoco lento un Genoa sempre più brutto, Giampaolo non è più una sorpresa e la Samp è sesta a 23 punti. Juric esonerato per l’ennesimo ritorno di Ballardini alla guida dei grifoni. Atalanta stoppata da una volitiva Spal: segno evidente che qualcuno prende sul serio l’impegno in Serie A pur avendo una rosa insufficiente sotto il punto di vista tecnico. Cagliari che rimonta di maestrale sull’Hellas Verona di Pecchia in caduta sempre più libera: decisivo ancora Faragò. Nel primo anticipo, è festa calabra con il Crotone che in trasferta piega per 3-2 un Bologna appeso ai calci da fermo di Verdi ma che incappa nel quarto k.o. consecutivo in Serie A. Nicola è sempre più il guru dei pitagorici, che salgono a 12 punti in classifica.

BOLOGNA-CROTONE 2-3 (39′, 45′ VERDI, 43′, 70′ BUDIMIR, 68′ rig. TROTTA)

Un grande Crotone espugna il Dall’Ara e sorprende ancora gli addetti ai lavori del campionato. Nella prima frazione di gara dominano i rossoblù di casa, con Verdi e Palacio scatenati nelle maglie difensive calabresi. Ci provano Poli e Palacio, Cordaz è attento. Fase centrale molto intensa, poi un finale di tempo pazzo: prima Verdi pennella una fantastica punizione con il sinistro al 39′; poi pareggia Budimir che infila su respinta corta di Da Costa sul tiro velenoso di Trotta. Infine, nuovo vantaggio del Bologna, ancora, incredibilmente con Verdi: stavolta la punizione d’arte è battuta con il piede destro. Nella ripresa, le squadre iniziano a ritmi bassi, domina il tatticismo per venti minuti, seppur con un leggero vantaggio territoriale del Crotone. Al 68′, passano i pitagorici: Krafth la prende con la mano in area, Pasqua chiama il VAR che conferma il tocco vietato, e Trotta dal dischetto pareggia i conti sul 2-2. Bologna tramortito, il Crotone fiuta l’odore del sangue e colpisce ancora in modo spietato: passano appena due minuti e Budimir punisce Da Costa con il mancino. Nel finale Donadoni ci prova, inserendo Falletti e Destro: il tecnico non ottiene i risultati sperati, finirà 2-3 con tre punti pesantissimi per il Crotone. Il Bologna dovrebbe darsi una svegliata: è il quarto k.o. di fila in Serie A.

Ante Budimir, Bologna-Crotone 2017-2018

GENOA-SAMPDORIA 0-2 (24′ RAMIREZ, 84′ QUAGLIARELLA)

La Sampdoria di Giampaolo fa suo il terzo derby consecutivo in Serie A: non succedeva dal 1953. Buon inizio del Genoa con Lapadula subito pericoloso dopo una manciata di secondi, poi Taarabt ci prova in contropiede, e di nuovo Lapadula crea qualche grattacapo alla retroguardia doriana. Tre occasioni per il Genoa: zero gol. Al 24′ tre tocchi di palla della Samp ed è 1-0: Viviano rinvia dal fondo, Zapata spizza di testa, Ramirez la tocca morbida e blucerchiati in delirio. Il Genoa è derelitto, ma si autoflagella più del necessario: è simbolica la lentezza irritante di Rosi su ottima azione manovrata dei suoi. Il terzino ex-Roma ci mette un’eternità a concludere tutto libero sul secondo palo: sembrava finito in un tunnel spazio-tempo. Si va al riposo con la consapevolezza spietata della Sampdoria, infinitamente più squadra dei rivali sotto la Lanterna. Nella ripresa, non cambia il motivo del match: i blucerchiati speculano con un cinismo che ha quasi dell’erotico, sebbene il Genoa sia spento e senza idee. Il possesso palla della Samp irretisce i genoani senza però irriderli: solo una palla gol di Quagliarella che non sfrutta una clamorosa indecisione di Rossettini. L’attaccante campano però, si rifà nel finale: Zapata non perdona il liscio alla Mai dire Gol di Zukanovic e serve al centro, dove il numero 27 non può proprio sbagliare. Finisce 2-0: permettetelo di dire, ha vinto Giampaolo, ma grazie ai suoi ragazzi. Juric esonerato, in panchina Ballardini.

Fabio Quagliarella, Genoa-Sampdoria 2017-2018

INTER-TORINO 1-1 (59′ IAGO FALQUE, 79′ EDER)

Solo un pareggio per due realtà con situazioni, se vogliamo, opposte: l’Inter frena in casa e viene sorpassata dalla Juve, mentre il Toro strappa comunque un ottimo punto e non perde del tutto il treno per l’Europa. Inizio promettente con Baselli, servito da Ansaldi, bravo ad impegnare in due tempi Handanovic. Risponde l’Inter con Vecino, Sirigu è attento. Poco precisi poi Icardi e Gagliardini; sul corner seguente Skriniar crea qualche grattacapo a Sirigu. Sul rovesciamento di fronte, è Baselli, ancora su assist di Ansaldi (uno dei migliori nei granata), ad impensierire Handanovic con una bella incornata. Nella ripresa, è subito Inter pericolosa su colpo di testa dell’ottimo Vecino: Sirigu è costretto agli staordinari e risponde ancora presente. Poco dopo Icardi conclude a botta sicura, ma trova il muro di Joel Obi che si sacrifica volentieri alla causa granata: è il preludio al vantaggio del Torino, con Iago Falque che si porta a spasso Miranda e di sinistro dalla mezzaluna fa secco Handanovic al 59′. L’Inter aumenta la pressione per trovare il pareggio, ma rischia lo 0-2 con Obi che manda a lato clamorosamente di testa a porta vuota. Al 79′ la pareggia il subentrato Eder: Perisic mette l’ennesimo cross in area, Icardi si reinventa come assist-man e l’italo-brasiliano non può proprio sbagliare il tap-in. Ci sarebbe il tempo di vincerla, ed infatti Vecino ci va vicino: traversa clamorosa dai 30 metri al minuto 88. Poi, nulla più: un punto a testa e Torino più serena, anche per il sorpasso bianconero sui nerazzurri.

Eder Citadìn Martins, Inter-Torino 2017-2018FIORENTINA-ROMA 2-4 (5′, 30′ GERSON, 9′ VERETOUT, 39′ SIMEONE, 50′ MANOLAS, 87′ PEROTTI)

Attenzione, Serie A: lo avevamo detto, la Roma c’è. E ritorna anche il 4-3-3 “Di Franceschiano” (figlio di Zeman), con quattro reti frutto di manovra illuminata. Passano appena cinque minuti e la Roma timbra subito il cartellino: a segnare è Gerson, alla prima rete in Serie A dopo 11 partite (o spezzoni, se preferite) disputate; El Shaarawy lo serve con i giri giusti in area, il brasiliano classe 1997 è bravo a piazzarla col sinistro sul secondo palo. Ma la Fiorentina non ne vuole sapere di fare da vittima sacrificale e pareggia subito, con Gil Dias che premia il perfetto inserimento di Veretout che in scivolata trafigge Alisson e fa 1-1. Poi i portieri si animano: prima Sportiello su Dzeko, poi Alisson su Gil Dias, e di nuovo l’estremo Viola ferma la conclusione di Pellegrini. Ma alla mezz’ora, Sportiello capitola di nuovo, ed ancora per mano (o mancino) di Gerson: azione fotocopia del primo gol, con il brasiliano che cambia palo e fa 1-2. Ma la Viola è viva, e dopo nove minuti pareggia con Simeone: il Cholito approfitta di un clamoroso buco di Fazio su cross di Biraghi e beffa Alisson con un colpo di testa spettacolare all’angolino lontano. Nel finale Alisson Becker salva i suoi mandando sul palo un tiro di Chiesa. Nella ripresa subito, o quasi, un altro gol: lo sigla Kostas Manolas che ribatte quasi fortuitamente col petto un pallone vagante su corner di Kolarov. Chiesa e Gil Dias sprecano le occasioni per il pareggio, poi ci pensa Defrel a mangiarsi il 2-4. Ma il neo entrato Diego Perotti chiude i giochi a tre minuti dal termine: pressing alto della Roma su pallone in uscita della Fiorentina, Nainggolan crossa dentro dalla tre quarti e Perotti stoppa bene e trafigge Sportiello con un sinistro sul primo palo. Di Francesco si gode la sua Roma bella, tosta e cinica, ora potenzialmente a meno due dalla vetta (Sampdoria permettendo).

Gerson, Fiorentina-Roma 2017-2018

CAGLIARI-VERONA 2-1 (6′ ZUCULINI, 28′ CEPPITELLI, 85′ FARAGÒ)

Match salvezza già decisivo alla Sardegna Arena: ne esce vittorioso il Casteddu padrone di casa, in una rimonta palpitante. Passano solo sei minuti, e l’Hellas passa: Romulo batte un corner corto per Cerci, cross calibrato in area dove Bruno Zuculini sigla di testa il suo primo gol in Serie A ed il vantaggio dei suoi. Al minuto 11, Guida assegna un penalty al Cagliari su evidentissimo fallo di Caracciolo su Marco Sau: come già fatto proprio dal folletto sardo due settimane fa, Cigarini toppa un rigore per i suoi e l’Hellas resta avanti. Ma alla mezz’ora, la fortuna assiste i rossoblù, con Cigarini che trova la coscia di Ceppitelli ed è 1-1, anche meritato in fondo. In avvio di ripresa, rete annullata per offside a Pazzini (VAR non consultato), poi il Cagliari si divora il vantaggio almeno in due occasioni. Ma a cinque minuti dalla fine, l’urlo della Sardegna Arena diventa realtà: Faragò approfitta della dormita obbrobriosa di Souprayen e di destro batte Nicolas per tre punti a dir poco esiziali per il Cagliari. Hellas alla quarta sconfitta consecutiva, per sua fortuna solo il Benevento fa peggio.

Paolo Faragò, Cagliari-Hellas Verona 2017-2018

JUVENTUS-BENEVENTO 2-1 (18′ CICIRETTI, 57′ HIGUAIN, 65′ CUADRADO)

La Grande Paura a Torino per un’ora si trasfigura nel gol di Amato Ciciretti: la Signora in otto minuti la raddrizza nella ripresa, ma Allegri alla fine è furioso. Inizio molle dei padroni di casa, lenti e svogliati. Nonostante questo si vede eccome la differenza tecnica tra le due squadre: prima Douglas Costa prende il palo su deviazione di Brignoli, poi lo stesso verdeoro coglie un incrocio dei pali clamoroso. Al 18′, la beffa delle beffe: Alex Sandro stende Amato Ciciretti che dalla sua mattonella preferita trafigge Szczesny per l’incredibile vantaggio ospite all’Allianz Stadium ed il suo secondo gol in Serie A. La Juventus reagisce più di rabbia che con la testa: Brignoli è comunque costretto al miracolo su Dybala (il peggiore dei suoi), poi in successione Matuidi, Cuadrado e Higuain sono imprecisi sottoporta, facendo temere ai tifosi bianconeri il peggio. Nel secondo tempo Allegri non cambia nulla nell’undici bianconero: De Sciglio e Cuadrado salgono sugli scudi ed al 57′ proprio il bistrattato terzino ex Milan crossa al centro per Matuidi, sponda per Higuain che in acrobazia trova il palo lontano per il pareggio. La Juventus si stappa come una bottiglia di champagne e aumenta forsennatamente i ritmi: dopo 8 minuti Alex Sandro vede alla perfezione l’inserimento di Cuadrado, scodella un cross che scavalca l’intera difesa avversaria ed il colombiano tutto solo schiaccia nella porta di Brignoli. Rimonta completata, con il Benevento pericoloso solamente con un gran destro fuori di pochissimo di Cataldi sul quale Szczesny appare forse in ritardo. Entrano Mandzukic e Bernardeschi, ma il Benevento non si fa superare ulteriormente e la Juventus, seppure a fatica, va a meno uno dal Napoli bloccato a Verona: Allegri si prende volentieri i tre punti, ma conoscendolo, non sarà troppo contento. E ne ha ben donde. Il Benevento eguaglia la peggior partenza della storia nei campionati europei di vertice: 12 k.o. di fila come il Manchester United nel 1930-31.

Gonzalo Higuain, Juventus-Benevento 2017-2018

CHIEVO VERONA-NAPOLI 0-0

Il Napoli del Sarrismo nella sua fase più grigia sbatte contro il solito e solido muro di Maran: contro il City i partenopei non hanno sfigurato ma ci hanno lasciato tante, tante energie e certezze. Subito aggressivi gli ospiti, ma il Chievo punge con Hetemaj, poco preciso in area di rigore. Ci provano da lontano Zielinski e Hamsik, con Sorrentino attento. Al 18′ Gamberini quasi trasforma di testa un corner su cui Mario Rui è colpevolmente in ritardo. Callejón spreca tutto al 23′ su assist di Hamsik, poi fino al fischio di metà partita si vede solo un dominio territoriale del Napoli che però non si traduce in nulla di concreto. Nella ripresa il Napoli insiste anche troppo nel giro palla, sempre pleonastico e poco produttivo, con il Chievo che si fa forte della sua solidità dalla cintola in giù. Radovanovic fa quasi crollare il Bentegodi dalla sua metà campo, Sepe la mette in corner. Al 68′ Hamsik (stavolta non sostituito), ci prova di testa ma Sorrentino c’è ancora, poi Sarri mette dentro Allan ed Ounas ma l’ultima occasione ce l’ha Insigne col destro a giro, ma l’estremo difensore clivense dice ancora no. Napoli carico di scorie, che vede il proprio vantaggio sulla Juventus ridotto ad un solo punto (in attesa anche dei recuperi di Lazio e Roma), Chievo che conferma in pieno e con merito la sua classifica tranquilla.

Maurizio Sarri, Chievo Verona-Napoli 2017-2018

ATALANTA-SPAL 1-1 (23′ CRISTANTE, 64′ RIZZO)

Solo un pari per la Dea fra le mura amiche al cospetto di una Spal comunque coraggiosa e sempre in gara: qualche scoria da pagare in Serie A per la comunque ottima campagna europea con qualificazione in ballo. Partono forti gli ospiti con Paloschi, che dopo due minuti manca di poco la porta con un bel colpo di testa. Ci provano Hateboer e Petagna, prima fuori e poi su Gomis. Poi il puntero bergamasco si vede annullare un gol al 14′ su offside ravvisato da Chiffi. Al 23′ però passano gli orobici: Toloi continua a sfornare assist ai compagni, stavolta per Cristante, che da dentro l’area punisce Gomis per l’1-0. Poco prima del termine del fischio di metà match, Viviani segna su punizione ma Chiffi aveva fermato il gioco per la troppa bagarre in area. Nel secondo tempo, partenza in fotocopia della Spal: Paloschi si mangia un gol sottoporta, poi Petagna sbaglia il raddoppio per i suoi. Sempre Paloschi coglie il legno al 57′ ma a gioco fermo, poi Mattiello impensierisce Berisha. A venticinque dal termine, ci pensa l’ultimo entrato: Rizzo trova il destro a giro della domenica e batte il portiere albanese per l’1-1 che durerà fino alla fine nonostante gli ultimi tentativi di Viviani e il clamoroso palo di Antenucci, senza contare il rosso a Freuler per condotta violenta ravvisato dal VAR. Un punto a testa che comunque non scontenta nessuno (forse leggermente di più l’Atalanta).

Luca Rizzo, Atalanta-Spal 2017-2018

SASSUOLO-MILAN 0-2 (39′ ROMAGNOLI, 67′ SUSO)

La solita spietata Serie A propone un Sassuolo-Milan scottante per due panchine in bilico: Bucchi sull’orlo del baratro retrocessione, Montella sulla graticola per l’Europa che sembra lontana. Primo tempo bloccato e contratto, con il Sassuolo leggermente più propositivo: al 15′ Politano serve Mazzitelli che spara di destro trovando la risposta di Donnarumma. Calabria out per infortunio, dentro Ignazio Abate: proprio il nuovo entrato viene messo maggiormente in difficoltà da Antonino Ragusa sulla fascia destra rossonera. Al 39′ Consigli fa il miracolo di giornata sull’incornata di Kalinic, ma sul corner successivo non può nulla sul colpo di testa ravvicinato di Romagnoli. Montella tira leggermente il fiato, specie dopo il salvataggio miracoloso di Bonucci su Missiroli nel finale. Seconda frazione con un Milan più vivo e brioso, Kessié si fa apprezzare in due occasioni ravvicinate, con Consigli attento. Bucchi prova la carta Matri, ma a passare è il Milan: ci pensa il solito Suso a salvare Montella, ubriacando Peluso e poi segnando col solito sinistro sul palo lontano. Kalinic e Locatelli cercano il tris, senza troppa fortuna. Montella salva la panchina, o meglio, la “vecchia” guardia rossonera decide di non tradire il suo mister. Bucchi invece, pare sempre più vicino all’esonero.

Jesus Suso, Sassuolo-Milan 2017-2018


LA CLASSIFICA DI SERIE A DOPO 12 GIORNATE

Classifica della Serie A dopo 12 giornate

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