Roma, Perotti ammette: “Con Spalletti non sarei rimasto. Vedo la Juve indebolita”

Tra cosa è stato, cosa sarebbe potuto accadere e cosa sarà, Diego Perotti si racconta a Il Romanista. Il numero 8 della Roma si sente, finalmente, in ottime condizioni fisiche, quelle che al contrario ne hanno limitato la prima parte di carriera facendogli pensare anche al ritiro. Adesso va tutto bene, dal punto di vista personale e da quello collettivo, con i giallorossi rientrati a pieno titolo nella corsa scudetto.

“IL NAPOLI È LA PIÙ FORTE”

La Roma ti porterà al Mondiale?
“Se non fossi mai andato in nazionale direi di no. Ma dopo la convocazione, anche se ho ancora poche possibilità di farmi vedere fino al Mondiale, ci penso. Gioco la Champions e sono in una squadra che punta allo scudetto e sto avendo continuità, a differenza del finale della stagione scorsa”.

Colpa di Spalletti? Saresti rimasto con lui allenatore?
“Non direi ‘colpa’, sono scelte. Non so se sarei rimasto, probabilmente no, non sarei rimasto. È vero che quel gol al Genoa mi ha cambiato molto. Il calcio a volte è ingrato, un episodio ti toglie tanto e un episodio ti restituisce tanto”.

Con Di Francesco già da Pinzolo stai lavorando in maniera specifica sul tiro: è una richiesta che ti fa spesso quella di accentrarti e tirare?
“Sì, lui è stato l’allenatore che me lo ha chiesto di più. Per me è importante, è bello avere un allenatore che ti supporta, che ti motiva a puntare l’uomo, che quando prendi palla sai di avere la sua fiducia. Con un allenatore che ama di più il possesso palla magari mi troverei un po’ in difficoltà, perché il mio forte è puntare l’uomo. Quel lavoro che mi ha fatto fare da Pinzolo penso si stia vedendo in campo”.

Tu hai sempre giocato esterno offensivo o da ragazzo giocavi più a centrocampo?
“Io da bambino volevo essere Riquelme”.

C’è una cosa in particolare che ti piace di Di Francesco? Credete in lui?
“Di Francesco mi piace perché pretende sempre di più. Vuole attaccare. Qualche volta devi avere equilibrio, è vero, ma a me da attaccante questa libertà dà molta fiducia. Di Francesco mi ha fatto crescere e mi ha fatto fare meglio dell’anno scorso. Noi crediamo in lui fin dal primo giorno, ma anche in noi stessi, nel gruppo. Il bello è che non ti rilassi con lui, adesso per esempio abbiamo vinto il derby, è importante, prendi fiducia. Lui vuole sempre di più, è molto importante per la nostra testa”.

Come ti sembra Schick?
“Speriamo che possa superare questi problemi che ha avuto. Ha facilità di fare gol, anche subentrando. Può giocare come numero nove o come esterno. Nei pochi minuti di Genova si è visto che è diverso, ha la qualità che a noi serve, è completo. È giovane, non dobbiamo chiedergli di fare subito una tripletta. Sarà molto importante, è fortissimo”.

La classifica delle avversarie?
“La più forte è il Napoli nel modo di giocare, soprattutto quando non riesci a prendere palla. A me è capitato contro il Barcellona di Guardiola, tu andavi lì e non potevi fare nulla, magari il Napoli non ti fa sei gol, ma nel possesso palla sono molto vicini. Ma se giocano sempre gli stessi sentiranno un po’ di stanchezza. Finora hanno fatto un calcio bello ed efficace. Ha giocato bene, ha vinto e per questo sono davanti. Noi quest’anno abbiamo la squadra per vincere lo scudetto, anche se è vero che nella passata stagione non c’erano altre squadre come l’Inter”.

Non hai nominato la Juve.
“Non mi sembra stia come le precedenti stagioni. L’ho battuta sia col Genoa che con la Roma, ma la vedo indebolita. Non tanto per i giocatori che restano fortissimi, come Higuain e Dybala, ma non vincono le partite con la stessa facilità che ha il Napoli che ti spacca la porta. Non è impossibile come negli altri anni. Certamente resta una delle più importanti del campionato”.

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