Italia, dal fallimento alla (possibile) rinascita

Siamo all’anno zero e la colpa, in fondo, è anche di noi italiani. Diciamolo: nessuna persona, dai 30 ai 70 anni, aveva pensato prima di quella maledetta sera del 13 novembre che la seconda Nazionale più vincente della storia del calcio non avrebbe staccato il pass per la Russia. Sin lì avevamo vissuto le qualificazioni con l’arroganza dell’uomo che non deve chiedere mai, snobbando la visione delle trasferte in Macedonia o Albania, maledicendo le interruzioni del campionato e lamentandoci delle telecronache di mamma Rai.

Poi, improvvisamente, quella maledetta sera di San Siro ci ha fatto scendere dalle nuvole e ci ha sbattuto in faccia la realtà, ci ha fatto rendere conto che in fondo si poteva perdere con la Svezia, che le colonne portanti della nostra Nazionale ne avevano combattute fin troppe di battaglie e che il nostro allenatore rasentava la decenza e forse neanche quella. Tutto questo ha generato caos ai vertici della F.I.G.C, causando le dimissioni del folcroristico Tavecchio che nei suoi 39 mesi di regno ne aveva combinate di tutti i colori (Opti Poba docet), ma che nel delirio generale era stato il precursore della VAR e l’inventore di Antonio Conte commissario tecnico.

Antonio Conte, sì, Antonio Conte. La nostalgia porta inevitabilmente al tecnico leccese ed al suo Europeo in Francia, colui che in quella calda estate ci fece toccare il cielo con un dito, colui che riuscì a creare empatia con un intero paese facendo dimenticare a mezz’Italia il suo passato alla Juventus. Una Nazionale tremendamente scarsa, ma che mandava a memoria schemi sconosciuti a livello di rappresentative e soprattutto un gruppo di amici che non delegava la grinta ai compagni, che si esaltava nelle difficoltà. Una selezione che gonfiava il petto a tutti quegli italiani che da sempre sostengono come al di là degli interpreti la tattica e la volontà possano vincere su tutto. È ancora sotto gli occhi di tutto l’abnegazione militaresca dei ragazzi di Conte che prima di allora non avevano mai avuto un uragano a dirigerli. Preparati al “peggio” erano solo il gruppo di senatori che lo aveva avuto alla Juve, ma gli altri non avevano mai toccato con mano la portata rivoluzionaria dei metodi di Antonio Conte. Allenatore che pretende dai suoi ragazzi un’attenzione ai dettagli che ai più risulta indigesta anche dopo un solo allenamento. Ma un leader sa come farsi rispettare dai suoi. Esempio lampante è uno come Giaccherini: dal primo gol al Belgio, alla partita strepitosa con la Spagna fino ad arrivare alla nefasta serata dei quarti di finale con la Germania, in ogni partita c’è la sua firma. In Italia esistono almeno otto mezzali sinistre più forti di Emanuele Giaccherini, ma probabilmente nessuno sarebbe stato in grado di recepire la stessa quantità di informazioni. Ed è proprio questo il punto di vista da esplorare e l’analisi da effettuare. Alla nostra Nazionale serve ripartire dai principi che da sempre la contraddistinguono: non lasciamoci trasportare dalle teorie spagnoli e olandesi, che da sempre mettono la tecnica al centro di ogni idea. Loro possono permettersi di non pensare al risultato perché crescono con la cultura di passare la palla bene e non di vincere. Probabilmente hanno ragione loro ma tenendo conto che è praticamente impossibile cambiare la cultura e le abitudini di un popolo, bisogna ripartire dalle basi solide che ci hanno sempre portato a vincere. Le basi solide sono rappresentate da una fase difensiva che ormai non insegniamo più, che badi bene non è il catenaccio che si faceva negli anni ’60 ma che può essere tranquillamente adeguata ai cambiamenti del calcio contemporaneo. Insegnare a difendere in avanti perché per un popolo come il nostro da sempre costretto a dominazioni tutto questo è inevitabilmente più semplice. Insegnare la pressione però inevitabilmente si associa a strutture all’avanguardia che permettano all’altra squadra di attaccare cominciando l’azione dal basso.  Per restare in tema attualità serve un governo per fare l’opposizione. La tendenza dominante dei centrocampisti reimpostati difensori centrale, delle ali reinventate terzini hanno prodotto un ibrido che vuole scimmiettare gli spagnoli ma che in fondo pensa a non subire gol. Per giocarla come fanno loro, servirebbe un coraggio che gli allenatori e i calciatori italiani al momento non hanno. Caso diverso sarebbe inculcare quella mentalità a livello giovanile, ma l’impressione è che l’Italia nel breve termine sia più pronta ad un calcio reattivo che comunque non deroghi alla qualità e al nostro calciatore più talentuoso ovverosia Lorenzo Insigne.

Ricollegandoci al sogno Conte e al suo 343 al Chelsea in basso un 11 che probabilmente farebbe bene già da subito, nonostante il gap con le big mondiali.

Portiere Donnarumma: il portiere più adatto al calcio di Conte è senza dubbio Gigio, che forse ha qualcosa in più della leggenda Gigi sul piano della costruzione è che potrebbe fungere da libero, alla Neur, in caso di pressing errato dei suoi compagni di squadra;

Marcatore destro Caldara: è vero, all’Atalanta ha sempre fatto il centrale e il suo spostamento a destra sarebbe meno immediato del previsto. Tuttavia ha nel suo curriculum le skills sulla difesa a 3 imparate da Gasperini e tanto talento per recepire i dettami;

Centrale Bonucci: in ogni squadra di Conte c’è sempre spazio per un regista difensivo che consenta un’uscita in sicurezza, è un modo per creare pericolosità con lanci improvvisi ma anche una soluzione per controllare la partita. E nessuno in Italia appare più adatto di Leonardo Bonucci, maestro di quel ruolo e leader naturale;

Marcatore sinistro Romagnoli: il difensore centrale del Milan è probabilmente il più adattato di questa formazione ideale, in una retoguardia a 4 ha sempre dimostrato il meglio di sè, ma ha intelligenza e buon sinistro per sopperire alle lacune in marcatura;

Esterno destro Florenzi: il jolly della Roma è probabilmente l’unico della rosa che potrebbe tranquillamente ricoprire quasi tutti i ruoli sulla scacchiera del C.T. ma forse la mansione in cui dà maggiori certezze è quella di esterno destro. Avendo un marcatore alle spalle come Caldara eviterebbe scomode diagonali sulle palle alte senza perdere nulla in fase di spinta.

Centrocampista di destra Cristante: il centrocampista esploso nella magnifica Atalanta di quest’ultimo biennio sembra essere il tipico calciatore ideale per ilcalcio del leccese, quante partite della Juve sono terminate con un inserimento di Marchisio, Vidal o Pogba. Ecco il giovane Bryan con le dovute proporzioni si inserisce esattamente in quella interpretazione del ruolo;

Centrocampista di sinistra Gagliardini: per un calcio reattivo e allo stesso tempo aggressivo un uomo potrebbe essere Roberto Gagliardini. Non quello impaurito fischiato a San Siro nella stagione 2017/2018 ma quello ammirato due semestri fa. Gagliardini pur avendo qualità tecniche abbastanza mediocri potrebbe rientrare in quelle scolarizzazione che da sempre stuzzicano l’appetito di allenatori come l’ex Juve: rigenerando calciatori che gran parte dei media e addetti ai lavori amano edichettare come bidoni;

Esterno sinistro Chiesa: l’Italia in questo momento non ha un esterno sinistro di piede mancino. In questo momento probabilmente il più forte calciatore adattabile in quella posizione risponde al nome del figlio di Enrico. Pioli ci sta provando a insegnargli un’interpretazione del ruolo “a tutta fascia” e probabilmente potrebbe riprovarci anche Antonio che al Chelsea ha tirato fuori un credito fortemente svalutato come Moses.

Ala destra Bernadeschi: Federico ha le stimmate del campione. Potrebbe tranquillamente essere al centro di una squadra allenata da Guardiola o da Mourinho, in questo modulo avrebbe uno come Florenzi bravo sia a dargli ampiezza che ad entrare nel campo. Quindi è l’uomo numero due da cui ripartire: il numero 1 è quello che sarà svelato a seguire;

Ala sinistra Insigne: il più grande rimpianto dell’Italia che non è riuscita ad accedere al Mondiale è napoletano, indossa la maglia numero 24 e vede cose che gli altri non vedono. Be’, l’irreprensibile Ventura gli preferì Gabbiadini, l’ortodossia del 352 da cui non voleva in nessun modo delegare e 15 minuti in Svezia da mezz’ala. è lui la stella da ripartire è l’unico in grado di ripercorrere la carriera dei grandi 10 del passato. Se è vero che “Da quando Baggio non gioca più” è anche vero che da uno come Insigne in questa penuria di talenti non si può prescindere;

Centravanti Belotti: Conte ha da sempre un debole per i centravanti in grado di far giocare bene le proprie squadre. Per lui un calcio che non usi le punte in impostazione non è calcio, anche a costo di perdere qualche partita perché il suo attaccante ha fallito qualche grande occasione. E dire che il Gallo in fase realizzativa ha probabilmente qualcosa in più dei Pellè, Llorente e adesso Giroud passati sotto le sue dipendenze.

LASCIA UN COMMENTO