Luka Modric e il Pallone d’Oro: il trionfo della bellezza

Il Pallone d’Oro a Luka Modric rappresenta il trionfo della bellezza. Di fronte alla sua classe ci si sente totalmente estasiati. Pensate a “La Grande Bellezza” di Sorrentino, a “Vedi Cara” di Guccini ed a “La vita è bella” di Benigni. Con quest’ultima opera ci sono in comune gli orrori della guerra da cui Modric è stato costretto a scappare. In quel film Luka avrebbe interpretato il figlio di Roberto, poiché entrambi hanno affrontato con una sana ingenuità tutto ciò che si palesava contro di loro. Sorridendo a qualsiasi avversità.

Il premio al croato è in netta controtendenza con coloro che hanno segnato in maniera forte e netta gli ultimi 10 anni del calcio mondiale: Messi e Ronaldo. Se il criterio fosse stato ancora una volta quello del più forte nell’ambito della stagione, il vincitore sarebbe stato sicuramente CR7. Stavolta, invece, France Football ha deciso di dare maggiore credito allo stratega piuttosto che al soldato più valoroso. E io mi sento di condividere questa scelta, perché Modric illuminerebbe con la sua sola luce una stanza buia ed è quello che ti suggerirebbe di percorrere una strada secondaria piuttosto che l’autostrada per vedere il tramonto da un’altra angolazione.

LM nel 2018 è stato il leader tecnico del Real Madrid Campione d’Europa e della Croazia vice campione del Mondo. Se non ci fosse stata quella Francia piena zeppa di fenomeni, Luka avrebbe regalato ai suoi 4 milioni di fratelli, la più grande impresa della storia del calcio. In un Mondiale in cui la fase difensiva ha avuto la meglio su quella offensiva, in cui il possesso palla ha subito qualche ridimensionamento a discapito della compattezza, lui era l’acqua nel deserto. In Russia si potevano ammirare contemporaneamente uno, due e forse tre Modric. Si veniva rapiti dalla sua maestria e dal suo radar sempre collegato col resto della squadra. Qualcosa di simile si era ammirato in passato solo grazie a Xavi e Iniesta. Tanta saggezza e fantasia non si era mai ammirata da un figlio dell’Est. Chissà se in quella campagna russa avrà avuto modo di pensare alla sua Dalmazia e ai suoi cari che hanno patito la guerra balcanica. Probabilmente, sì. Ma dopo qualche minuto avrà convinto la sua truppa a pensare positivo.

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