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Dalla corsa in Champions League della Juventus, alla Nazionale di Mancini, passando per il caso Icardi, gli stadi di proprietà e il boom del calcio femminile. Al termine di una conferenza per gli studenti dell’Università Roma Tre Walter Veltroni, ex segretario del PD e sindaco di Roma, oggi scrittore, giornalista e regista, ha rilasciato un’intervista sui temi caldi del calcio italiano in esclusiva ai microfoni di Ok Calciomercato.

Veltroni: “Ronaldo non basta per la Champions, Icardi ha perso valore”

Walter, ti aspettavi una Juventus così contro l’Atletico Madrid?
“Beh, ‘dopo’ se lo aspettano tutti. Io lo speravo, non me lo aspettavo e, andando in trasmissione da Caressa (Sky Calcio Club, ndr), ho parlato con persone che hanno giocato una vita a calcio. Tutti erano convinti che la forza, la durezza e la tenuta difensiva dell’Atletico avrebbero reso difficile un recupero di tre gol. Però il calcio è così, per questo è meraviglioso: nulla è mai detto una volta per tutte”.

Adesso quali sono le prospettive? Da tifoso, senti di avere quel qualcosa in più per il titolo?
“Sinceramente no, l’ho anche scritto su La Gazzetta dello Sport: non basta Ronaldo per dire che si è vinta la Champions. Ronaldo è fondamentale, importantissimo, ma non è che arriva in una squadra e si vince la Champions. Sarebbe troppo facile. Penso però che la Juve sia una squadra competitiva, con uno dei migliori allenatori del mondo”.

Restiamo sull’attualità, caso Icardi: è difficile farsi un’idea da fuori, cosa pensi?
“Da fuori è tutto molto spiacevole: un deprezzamento del valore del giocatore, una difficoltà evidente della squadra a sfruttare un talento come il suo e anche una perdita nell’immagine del giocatore. Insomma, una pessima situazione”.

Come vedi il progetto stadio della Roma e anche quello, recentissimo, delle milanesi?
“Sono situazioni molto diverse tra loro e bisogna avere delle conoscenze urbanistiche per giudicare. Io quando ero sindaco di Roma spingevo perché la Roma prendesse l’Olimpico  e la Lazio il Flaminio, con rispettive ristrutturazioni. La famiglia Nervi era disponibile e mi sembrava la scelta giusta. Poi non entro nelle valutazioni dei giorni d’oggi”.

Una riflessione sul calcio femminile: recentemente ne hai esaltato l’aspetto tecnico, al quale ci dobbiamo abituare, con peculiarità anche divertenti che forse non conoscevamo.
“Sembra il calcio degli Anni Sessanta: c’è buonissima qualità tecnica, senza eccessiva fisicità. Un fenomeno che sta crescendo anche grazie ai diritti televisivi. Vedrete che con i prossimi Mondiali crescerà ulteriormente”.

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Ultima domanda: la Nazionale di Mancini. Nuovo corso, nuove facce e nuovo ottimismo. Che ne pensa?
“Il primo risultato di Mancini è stato tornare a far amare la Nazionale. Bisogna fare spazio alla nuova generazione di calciatori, che per fortuna c’è. Mancini sta facendo come Bearzot nel ’78: inserì Rossi e Cabrini e quello cambiò anche il sentimento generale”.