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L’esperienza all’Inter, il momento della Roma e altre riflessioni sull’attualità del calcio italiano: Walter Sabatini si racconta. Intervistato da Repubblica, il dirigente della Sampdoria dice la sua su diversi temi.

Capitolo Inter

“Con l’Inter ho sbagliato io. Me ne sono andato per impazienza: volevo fare una grande Inter, chiedevo investimenti forti, ma non c’erano risposte immediate e davanti all’indugio mi sono tirato indietro. Mi sembrava di tradire la fiducia dei tifosi. Le cene da Zhang? Ricche e opulente, da vero imperatore, ma trattare con i cinesi non fa per me: sono impermeabili, non danno mai risposte definitive, le decisioni sono sempre collettive. Caso Icardi? Spalletti ha un legame molto forte con lo spogliato, ma senza Icardi la squadra si è indebolita. Sul piano disciplinare non mi inoltro, ma c’erano altri metodi”.

Situazione Roma

“Totti la smetta di fare l’uomo immagine della Roma in tribuna. Ci metta la faccia e assuma responsabilità. Uno come lui deve poter contare in società, prendere i rischi che comporta il suo ruolo. Da capitano a comandante: deve fare il dirigente, occuparsi di spogliatoio, squadra, scelte di mercato. De Rossi? Faccia l’allenatore, subito. Ha carisma, sa parlare e convincere, è fisico, trasmette emozioni. Ha 36 anni: prima inizia, meglio è. Anche se credo lui voglia giocare un’altra stagione”.

Progetti vincenti e futuro personale

“L’Ajax è una squadra che gioca spontaneamente, senza freni culturali. In Italia i giovani potrebbero portare freschezza, invece devono stare lì a macerare. Mancini in quel senso ha avuto coraggio, sarà una svolta. Mi piace l’Atalanta, capace di produrre una vera rivoluzione calcistica. Amo la ribellione allo status quo. Durerà parecchio, ha un allenatore straordinario. Applausi anche a Cagliari, Fiorentina e Lazio, sono anni che Lotito e Tare non sbagliano un colpo. A lui (Lotito, ndr) devo molto: un giorno fece una sfuriata per un mio leggero ritardo, lui che ci faceva aspettare ore, lì sono volate pizze, non schiaffi, ma pizze napoletane. Il mio futuro? Se Ferrero vende la Sampdoria me ne vado. È giusto che la nuova proprietà faccia le sue scelte. Ma il mio non sarà un futuro da spettatore”.