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Immaginate di trovarvi in un’epoca in cui le auto non esistono più, i treni vengono messi da parte e gli aerei giudicati obsoleti. Vorrà dire che avrete iniziato a volare.

L’Ajax stagione 2018/19 viene dal futuro, non esiste una versione corrente paragonabile a quello che si sta manifestando contro squadre come Bayern Monaco, Real Madrid e – dulcis in fundo – Juventus. Viene dal futuro con profonde radici che si rifanno al calcio totale degli Anni ’70.

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Talento al potere

Johan Cruyff, nel suo ruolo alla destra del padre, sarà sicuramente con la sigaretta in bocca e tanta soddisfazione. Si starà godendo i frutti del suo pensiero. Ancora una volta senza i soldi degli avversari ma con il coraggio delle idee, a conferma che al di là di cosa vogliono farci credere, in questo mondo se hai talento puoi giocartela con tutti. Sempre e comunque.

In questa primavera che potrebbe rivelarsi memorabile, l’Ajax sta dimostrando all’Europa che in fondo il continente in questione tanto vecchio non è. Tutt’altro: è profondamente giovane.

“Il mondo è nostro”

Ne “L’odio”, la gang di Vincent Cassell si prendeva Parigi con lo slogan “Le Mond est à nous”: veniva abbattuta la classe dominante con giovani terribili intenzionati a prendersi la scena. Vero, il loro non era esattamente un buon esempio, lo facevano con le armi, ma state tranquilli: De Ligt, De Jong e compagni lo fanno senza barare, pressando a ritmi esasperati, divertendosi giocando, passandosi il pallone in area di rigore come fosse la cosa più convenzionale. Sono un qualcosa che non dimenticheremo facilmente.

Con il Borussia Dortmund di Klopp avevamo vissuto il tutto con la stessa empatia, ma in quel caso a colpirci era stato quasi esclusivamente il ritmo. Questa invece è una rivoluzione calcistica. Abbiamo due mesi per capire se tutto questo sarà stato un viaggio verso la gloria o soltanto un miraggio. Francesco De Gregori – autore di Viaggi e Miraggi – sarebbe in ogni caso fiero di loro.