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12 Giugno 1979. Esattamente 40 anni fa, a Bernal, piccola città Argentina in provincia di Buenos Aires, nasce un bambino, da una famiglia di origini calabresi. Nessuno sa che quel bambino, che verrà chiamato Diego Alberto, sarà destinato a scrivere una pagina della storia dell’Inter. Ma andiamo per gradi.

Gli esordi in patria

Diego Milito comincia la sua carriera professionistica a 20 anni, nel Racing Club di Avellaneda, squadra di cui ora è il segretario tecnico. Appena mette piede in campo tutti notano subito un’incredibile somiglianza con Enzo Francescoli, così gli viene affibbiato lo stesso soprannome di quest’ultimo, El Principe. Con il club argentino realizza 34 gol in 137 presenze, vincendo un campionato argentino (apertura 2001) e soprattutto raggiungendo il primo grande traguardo della sua carriera: l’esordio in nazionale, avvenuto il 31/1/2003 contro l’Honduras e bagnato con una rete.

Genoa e Saragozza

Nel periodo passato in Argentina comincia anche ad attirare le attenzioni dei club europei ed è così che nel gennaio 2004 il presidente Preziosi riesce a portarlo al Genoa, che all’epoca militava in serie B. Con i rossoblu Milito disputa un campionato e mezzo, realizzando 33 gol in 59 presenze e riuscendo, al secondo anno, a conquistare la promozione nella massima serie italiana. Il grifone non ha però fatto i conti con la giustizia sportiva che lo retrocede in Serie C1; a quel punto Diego viene ceduto al Real Saragozza, dove, per la prima volta, condivide lo spogliatoio con il fratello minore Gabriel. In Spagna continua a mostrare le proprie doti da bomber, riuscendo ad arrivare secondo nella classifica marcatori al primo anno di Liga con 23 reti, e riuscendo anche a siglare 4 gol in una stessa partita contro il Real Madrid in coppa del re. Mentre è a Saragozza con la nazionale disputa il maggior numero di partite della sua carriera, conquistando anche un secondo posto in Copa America con l’albiceleste. Nel frattempo il Genoa è tornato in Serie A, e, nel cuore dei tifosi, è ancora vivido il ricordo di quel bomber con cui erano riusciti a centrare una Serie A, poi negata dalla giustizia sportiva. Così come è ancora vivido nel cuore di Milito l’amore per i colori rossoblu, ed è così che il futuro campione d’Europa rifiuta un’offerta del Tottenham per ritornare nel capoluogo ligure.

Tripudio nerazzurro

Alla prima stagione in Serie A El Principe stupisce tutti: sigla 24 gol, arrivando secondo in classifica marcatori dietro ad Ibrahimovic, e riesce a riportare il Genoa in Europa, sfiorando addirittura un posizionamento in Champions League. Champions che lui però giocherà (e vincerà) con l’Inter, andando a sostituire, ironia della sorte, proprio Ibrahimovic. La prima stagione di Milito all’Inter è ben impressa nella mente di tutti coloro che stanno leggendo quest’articolo e forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di commentarla. Milito entra di diritto nella storia nerazzurra, contribuendo in maniera più che fondamentale alla vittoria del Triplete, il primo (e finora unico) realizzato da una squadra italiana.

Le ingiustizie subite

Il suo 2010 calcistico rimarrà impresso nella sua mente (e in quella degli interisti) per sempre, ma nonostante questo va anche ricordato che Diego in quello stesso anno subì più di un’ingiustizia. Innanzitutto durante il Mondiale di Sudafrica 2010 non viene praticamente considerato da Maradona, che gli preferisce Higuain in 4 partite su 5. In secondo luogo, nonostante fosse il maggior fautore del Triplete nerazzurro, non viene inserito nella lista dei candidati al Pallone d’Oro. Per molti il Pallone d’Oro 2010 è moralmente suo, per la FIFA non fu degno nemmeno di essere candidato. Dopo quel magico anno, Diego Milito fa ritorno al Racing dopo altri 4 anni a Milano, riuscendo di nuovo a vincere il campionato argentino nel 2016. Ad oggi è un dirigente della squadra dove è iniziato tutto, anche se alcuni tifosi sognano il suo ritorno in nerazzurro, o quantomeno in Italia.