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È sempre la solita Argentina: poche idee e tanta confusione.

L’ultima partita del girone di Copa America tra Argentina e Qatar ha consentito all’Albiceleste di passare ai quarti di finale del torneo, ma è stata l’ennesima dimostrazione di una squadra svogliata e basata su individualismi.

I soliti problemi…

Forse la vittoria ha mascherato il solito e ricorrente problema: non c’è un leader nella squadra e Messi, si sa, non è mai stato un vero e proprio condottiero. L’Argentina deve ripartire da uomini con personalità, qualità che fatica ad esibire il tecnico Scaloni che, finora, non ha mai mostrato una vera e propria idea di gioco. I giocatori sono in confusione, fanno troppi tocchi e cercano sempre il povero Messi che, pur essendo un marziano, non può prendersi la squadra da solo sulle spalle.

L’Argentina dà l’idea di una squadra senza schemi, mandata in campo senza aver studiato gli avversari che si riduce al solito e sterile possesso palla. I vari Aguero, Tagliafico e Di Maria con la maglia albiceleste sembrano completamente altri giocatori, rispetto a ciò che regalano nei rispettivi club. Nemmeno il caloroso tifo argentino sembra scuotere la squadra, che ogni partita sembra scendere in campo con lo spirito di una semplice amichevole.

…ed i soliti rimedi

La squadra di Scaloni, ora, ha un solo modo per andare più avanti possibile nella competizione: affidarsi al cuore e all’orgoglio dei suoi giocatori. L’Argentina è sempre stata una nazionale che ha unito tutti e che ha sempre combattuto senza mai mollare e, talvolta, questo spirito si è visto anche in questa squadra.

Deve solo scattare quella scintilla, che faccia ricordare ai giocatori per quale squadra lottano e quale divisa indossano, una “camiseta” piena di storia e tradizione. In una recente intervista, Lionel Messi ha detto: “Quando vinco con l’Argentina mi ritiro dal calcio. E allora, caro Leo, suona la sveglia, che altrimenti gli scarpini al chiodo rischi di appenderli tra una vita.