Realizzare un impianto di totale proprietà e gestione dell’AS Roma è ormai una storia che sembra non avere fine per la complessità dell’opera e per le ragioni politico-burocratiche che ne stanno osteggiando la creazione.

La legge 147 del 2013

Questa emanazione parlamentare ha aperto completamente degli scenari nuovi e fino al giorno prima impensabili per tutte le società di calcio italiane: potersi dotare di uno stadio di proprietà.

Certo, la formula precisa afferma che le squadre “hanno la possibilità” di inoltrare  all’amministrazione del comune interessato dei progetti volti a tale scopo e niente altro.

I benefici economici che ciascuna società calcistica avrebbe dal poter gestire il proprio impianto sportivo sono immensi, ed il risparmio di un canone annuale di affitto degli impianti cittadini è probabilmente una delle voci di spesa minori ma di certo non insignificanti.

James Pallotta

L’attuale presidente giallorosso, nel marzo del 2014 ha presentato al Campidoglio un progetto per la realizzazione del nuovo impianto nella zona di Tor di Valle, nella periferia sud-ovest della Capitale.

Ne sono seguiti studi di fattibilità e presentazioni alle conferenze dei servizi preliminari relativamente ad un’opera impressionante per struttura, dimensioni e contenuti.

Basti solo dire che al suo interno sarebbero stati previsti ben 245 negozi, maxistore, boutique e ristoranti.

Il costo previsto inizialmente per la realizzazione del nuovo stadio della Roma sarebbe ammontato a circa 270 milioni di euro che comprenderebbero anche le opere di viabilità riguardanti gli accessi stradali ed autostradali.

Roma non è stata fatta in un giorno

Come narra il famoso detto che parrebbe stato ideato da un chierico alla corte di Filippo d’Alsazia, conte delle Fiandre e ripreso in chiave musicale dai Morcheeba, per realizzare una grande opera bisogna armarsi non solo di talenti e capacità ma anche di tanta pazienza.

Dal momento della presentazione al Comune di Roma, il progetto è passato per tantissime mani, dapprima in quelle del sindaco Marino e sembrerebbe che uno studio di fattibilità sulla medesima opera fosse stato già osservato e valutato nel 2012, dall’allora sindaco Alemanno.

La prima opinione del Campidoglio fu quella del desiderio di avere a che fare con un progetto meno mastodontico, limitando al massimo le costruzioni per uffici e spazi commerciali, non vedendo quindi di buon occhio l’opera così come presentata. Il 31 gennaio 2017, il Comune romano pare apporre la lastra funeraria sul nuovo stadio della Roma, bocciando il progetto nella sua totalità, lasciando però capire che in un prossimo futuro potrebbe cambiare idea e riscuotere un parere favorevole nel caso venisse variato, ridimensionato, quasi stravolto.

Nei giorni seguenti si sono susseguiti interventi di alcuni personaggi direttamente o indirettamente interessati alla realizzazione dell’impianto tramite i vari social media: la parola d’ordine per i favorevoli era “Famolo!” (“Facciamolo!” ndr).

La politica

Era inevitabile che la padrona a quel punto e probabilmente anche molto tempo prima, fosse la politica, specialmente in una città così bella, così importante e così terribilmente invischiata con i poteri forti come Roma.

Il sindaco Raggi sembra non essere completamente in grado di poter gestire la spinosa faccenda anche per i continui interventi di Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle alla quale la Raggi appartiene. Se questi interventi siano stati costruttivi o meno, è difficile dirlo.

Addirittura, il comico genovese suggerì di realizzare lo stadio in un’altra area, poi immediatamente dopo affermò che si sarebbe costruita a Tor di Valle ma con dimensioni decisamente ridotte, dando un notevole taglio alle metrature finali.

Il teatrino che i romani non meritano

Ma si farà o no il nuovo stadio della Roma? Teoricamente e per logica verrebbe da affermare di sì, ma in pratica, chi lo sa?

Un giorno il Campidoglio nega perentoriamente il consenso, mentre quello successivo abbraccia il progetto e lo fa suo, non prima di aver “suggerito” di variarlo, mai in eccesso ma sempre in difetto per quanto riguarda le dimensioni.

Non mancano i soliti ed immancabili arresti per costruttori, assessori ed amministratori vari, tanto per dare quella solita nota di colore che negli affari di casa nostra non manca mai.

Quale sia la paura che uno stadio di proprietà privata possa fare alle istituzioni della Capitale non è dato sapere. Certamente non fa paura, ma rappresenta le immancabili opportunità per i soliti ignoti, nettamente diverse da quelle che i tifosi giallorossi aspettano ormai da tempo. Tutto questo capita solo in Italia, a maggior ragione a Roma.