Milan, angeli e demoni

In casa Milan si vivono sensazioni contrastanti, tra le quali l’ottimismo sta prendendo il sopravvento al di sopra di ogni ragionevolezza.

Sia chiaro: ci sono segnali assolutamente confortanti rispetto agli scorsi anni. Su tutti i punti (sono già 4 in più delle prime 7 giornate dello scorso anno) e il terzo posto già agganciato, ma anche il progetto giovani che sta procedendo a gonfie vele con l’ultima esplosione di Locatelli, un talentino talismano con cui il Milan non solo non ha mai perso, ma anzi ha guadagnato già cinque punti dal momento dei suoi ingressi in campo. In più la facilità con cui la squadra trova il gol: 12 gol segnati, concentrati quasi esclusivamente in 4 partite.

Questo dato però è forse il più preoccupante, troppe partite con troppi gol non sono generalmente un buon segnale: la coperta della squadra è ancora molto corta, se il Milan si scopre segna e subisce tanto, se invece si copre (o trova squadre ben coperte) crea poco. La sensazione è che il problema rimanga un centrocampo con un livello qualitativo troppo basso, che non aiuta le transizioni per mancanza di personalità ancora più che di doti. La squadra, pur facendo più punti e dimostrando un carattere di gran lunga superiore, rimane parente molto stretta di quella dell’anno scorso, e infatti l’organico, almeno nei titolari, è cambiato pochissimo, arricchendosi di un Suso intermittente ma interessante e un Paletta autore di un inizio di stagione praticamente perfetto.

Il difensore italoargentino non gode di grandi sponsor a livello mediatico ma è ormai da anni uno dei difensori più affidabili del nostro campionato: si sta rivelando all’altezza di reggere la difesa milanista molto meglio dei suoi più pubblicizzati predecessori, aiutando anche Romagnoli ad affermare la sua leadership e coronare l’hype intorno a lui.

Proprio in Paletta e nel suo scudiero individuiamo la coppia chiave per le sorti del nuovo Milan: la squadra ha subito 10 gol in campionato, ma ben 7 li ha subiti nelle due partite senza uno dei due titolari, rimpiazzati piuttosto maluccio dal paraguaiano Gomez. A conti fatti, la difesa titolare ha preso solamente 3 gol in 5 partite tra Torino, Udinese, Samp, Lazio e Fiorentina. Niente male.

Altro uomo chiave, a rigor di statistica, è ovviamente Mbaye Niang. Nell’unica partita in cui non è stato disponibile, il Milan ha perso malamente in casa contro l’Udinese, combinando davvero poco. Contro il Sassuolo è entrato sull’1-1 ed è stato determinante nel 4-3 finale. Con lui in campo una sola sconfitta, a Napoli, quando ha anche segnato. Il francese è fondamentale non solo per la fase offensiva, ma anche per condurre una partita di contenimento potendo contare su un giocatore veloce, abile nelle ripartenze, nella conduzione della palla e a far salire la squadra pur giocando decentrato; certo deve migliorare sottoporta e nell’incisività. Lezioni da Bacca magari.