Dopo otto giornate, le gerarchie del campionato ovviamente non possono dirsi definite ma una vaga traccia è già delineata. E quest’anno, fa strano dirlo, la sorpresa è vedere il Milan al secondo posto in classifica. Un secondo posto in condominio con la Roma che può essere impreziosito da una prestazione importante contro la Juventus sabato sera.
Il Milan di Montella è una squadra. Non è brillante, mai dominante, ma solido e gagliardo come non lo era da anni. Gli undici gol subiti, per esempio, non dicono tutta la verità: i rossoneri hanno preso solo 4 gol con la coppia titolare Paletta-Romagnoli in campo, tandem che per ben tre volte su sei ha concluso con un clean sheet, termine inglese per indicare la nostra “rete inviolata”.
Il Milan è ancora un cantiere ma dà la sensazione di aver trovato la propria identità attraverso step rapidi e ben precisi. Le prime due partite hanno evidenziato una squadra montelliana ma con la coperta corta, tanti gol segnati ma anche tanti subiti e uno stile di gioco che costava caro specialmente nei finali di partita a corto d’ossigeno. Quindi Udinese e Sampdoria: Montella corregge il tiro, ma con il risultato di sguarnire l’attacco. Ne risultano una sconfitta e una vittoria, entrambe di misura, senza brillare nè demeritare particolarmente; le sensazioni non erano però delle migliori. Dopo di che il mister ha trovato il giusto compromesso e ha trovato la quadra proprio nel filotto più complicato; contro Lazio, Fiorentina, Sassuolo e Chievo, il Milan ha ottenuto dieci punti ma ha anche mostrato un atteggiamento lineare e coerente. Primi tempi opachi, in cui il Milan non rischia e cerca soprattutto di contenere gli avversari, lasciarli giocare ma senza subirli; riprese più coraggiose, in cui gli spazi si aprono, le squadre si allungano e il Milan può sfruttare gli strappi di calciatori che vanno a nozze in certe situazioni. Per questo tipo di gioco è fondamentale la tenuta difensiva che si dimostra, partita dopo partita, più sicura di quanto i meri numeri non dicano.
Grandi meriti per questo buon inizio del Milan vanno a Vincenzo Montella, che ha praticamente rinunciato alla maggior parte dei suoi dogmi tattici. Niente attaccante di manovra ma un finalizzatore duro e puro, inutile a qualsiasi altra causa che non sia quella discretamente importante del gol, pochi capricci di possesso palla prolungato, squadra a volte anche molto bassa per ripartire, centrocampo non puramente di ‘palleggiatori ma con un carrarmato imprescindibile come Kucka. La mediana sembra ancora il punto debole della squadra, che va anche valutata in virtù dell’infortunio a Montolivo, rimpiazzato da un ragazzo sì promettente ma giovanissimo e in un ruolo particolarmente delicato; va però detto come manchino ancora all’appello Bertolacci e Mati Fernandez, che possono aggiungere qualcosa tecnicamente ad un centrocampo che può ulteriormente migliorare man mano che Bonaventura fa sempre più sua la nuova posizione.
Sia chiaro: il Milan non insidierà la corsa scudetto e molto molto difficilmente potrà lottare per i primi tre posti. Ma ben più delle disamine tecnico-tattiche, nel calcio non si può prescindere da due C: carattere e “fortuna”. Che spesso vanno di pari passo. Diciamoci la verità: a differenza degli scorsi anni, finora, il Milan non è mai stato in credito di fortuna e spesso il caso gli ha teso una mano, vedasi, per quanto ininfluente, il gol nel finale di Verona. L’anno scorso il Milan dominava per pali colpiti ed era in fondo per gol segnati da fuori area; quest’anno le statistiche sono capovolte. E’ solo un esempio, ma qualcosa vorrà pur dire.

