“Non ci sono più le bandiere di una volta”. Frase banale, voi direte, ma quantomai veritiera. Leonardo Bonucci è un nuovo giocatore del Milan. Stipendio da top player: 6,5 milioni più bonus e ulteriori guadagni sui diritti d’immagine. “Bonny” diventa uno dei difensori meglio remunerati al mondo, si legherà ai rossoneri fino al 2022. Alla Juventus vanno 40 milioni di euro più 2 di bonus. Cifra irrisoria se si paragona agli strascichi che lascerà tale vicenda.
SEI MILIONI E MEZZO DI MOTIVI (PIÙ BONUS)
Come si è giunti al ‘divorzio dell’anno’? Leo, perché questa fretta di fare le valige? E per quale motivo lo si lascia partire così a cuor leggero?
Domande, quesiti ai quali i tifosi juventini non riescono a rispondere. Leonardo Bonucci, per la Juventus, non era soltanto un elemento tecnico-tattico fondamentale. Bonucci per la “Vecchia Signora” era qualcosa di più, un simbolo, un leader e, senza troppi giri di parole, una bandiera… Dopo il suo caro vecchio amico Gianluigi Buffon, Leo era sicuramente il più amato da tutto il popolo bianconero. Per farvi capire, di seguito qualche dato:
- Giocatore con più presenze negli ultimi 6 anni della Juventus: 275 in tutte le competizioni
- Giocatore che nell’ultima stagione della Juventus ha intercettato più palloni: 89 in totale
- L’unico difensore che negli ultimi 4 campionati di Serie A è andato almeno 2 volte in gol cada stagione
Qualcosa deve esser accaduto. Non vogliamo cedere alla tentazione dell’etichettare un calciatore del genere come ‘mercenario’. Non vogliamo ricondurre tutto ad una scelta meramente economica. Attriti con Massimiliano Allegri, forse. Più probabile qualche parola di troppo durante la nefasta finale di Champions League.
LA MALINCONIA PER UN CALCIO CHE NON C’È PIÙ
Fa strano rileggere queste dichiarazioni ora: “Io via dalla Juventus? Piuttosto legatemi ai cancelli dello Stadium, perché non me ne andrò mai” (17/11/2016). Chiosava così, quasi un anno fa, il centrale difensivo della Nazionale. Fa ancora più strano che il ‘tradimento’ avvenga lo stesso giorno in cui un emblema della fedeltà alla maglia come Francesco Totti sposi ancora una volta il progetto Roma, questa volta da dirigente.
Queste le parole d’addio di “Bonny” rilasciate in esclusiva a La Gazzetta dello Sport: “Sono passate sette stagioni. Sette stagioni di vittorie, di sogni realizzati, di crescita avvenuta attraverso un legame empatico ed eccezionale con la Juve, nella sua assoluta interezza. Sei scudetti, tutti vissuti e conquistati lottando. Rimane certo il rammarico grandissimo per non aver vinto la Champions, maggiore però è l’orgoglio per i successi ottenuti e per aver fatto parte di una grande Famiglia. Ho sempre dato tutto, davvero, fino alla fine. Ho ricevuto, dato e imparato. Quello che oggi vedo guardandomi indietro è comunque una splendida storia, degna di concludersi nel pieno rispetto e affetto, senza intaccare ciò che ho vissuto insieme alla Società, al Capitano, ai compagni ed ai tifosi. Una splendida storia”.

