Apologia di Marco Giampaolo

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È oggettivamente difficile, all’indomani della pesante sconfitta casalinga contro la Fiorentina e al netto dei quattro ko nelle prime sei partite di campionato, pronosticare un futuro radioso per il Milan di Marco Giampaolo. Novantacinque minuti in cui San Siro ha fatto da cornice a fischi e silenzi verso una squadra, quella di casa, apparsa abulica e inadatta al cospetto dello spumeggiante calcio viola. Come se neanche un risultato positivo nella prossima partita contro il Genoa, l’ultima prima della sosta, possa sovvertire quelle che oggi appaiono come delle convinzioni irreversibili: un esonero annunciato.

Tutti responsabili

Ma non ci si può fermare a questo. Non se prendi Giampaolo e gli attrezzi il Milan più acerbo degli ultimi trent’anni. Conoscevano i rischi, Maldini e Boban, e con loro tutti gli addetti ai lavori che solo qualche mese fa celebravano con gioia il “grande salto” del tecnico abruzzese, mentre ora sciorinano le prime liste di allenatori pronti a subentrare. Chi ha pensato che questa squadra potesse lottare per le prime quattro posizioni ha sbagliato. La scelta di puntare solo ed esclusivamente su giovani – sì talentuosi ma per la maggior parte alle primissime esperienze nel grande calcio – sta solo presentando il suo conto, salato oltre le aspettative ma per molti aspetti prevedibile. Eppure non sarà un altro allenatore a responsabilizzare questa squadra.

Scintille interessanti

Semmai dovesse davvero ottenere qualche altra partita per dimostrare miglioramenti concreti, Giampaolo darà prova delle proprie qualità. Un esempio? Rafael Leao. Il portoghese, classe 1999 e quantomeno inizialmente indietro nelle gerarchie rossonere, ha siglato il gol della bandiera ma soprattutto – più di ogni altro compagno – ha dimostrato di non sentire l’enorme pressione che sembra avvertire il resto della squadra. Giocate di personalità che lo proiettano verso una maglia da titolare: chissà che a farne le spese non sia proprio Krzysztof Piątek, ben lontano dai livelli di un anno fa e, ultimamente, apparso fin troppo indolente nei confronti delle giuste critiche nei suoi riguardi. Come Leao potrebbero presto sbocciare Duarte, acquistato in estate per fare coppia con Romagnoli, o i fedelissimi Krunic e Bennacer, perfetti nel 4-3-1-2 di Giampaolo.

Provocazioni che oggi, con il Milan a sei punti e la piazza inferocita, suonano come parole pronte ad essere spazzate via dagli eventi dei prossimi giorni. Se non fosse che questa squadra ha, nella sua costruzione, lacune evidenti, oltre ad essere rappresentata da una società che appare decisamente confusa. E allora, nel mare magnum di incertezza che aleggia su Milanello, potrebbe valere la pena dare qualche chance in più al coraggio delle idee di Marco Giampaolo. Certi che lui, più di tanti altri, abbia ancora molto da dare.