Sembra non volersi proprio sbloccare la situazione in casa Milan dopo l’entusiasmo e le speranze di squadra e società ad inizio campionato. Trascorse 6 giornate di Serie A, mentre i cugini si godono la solitaria pole-position a punteggio pieno, la squadra di Giampaolo è riuscita a raccogliere solo 6 punti nelle partite sofferte contro Brescia ed Hellas Verona, perdendo i restanti match.
Un’altra sconfitta
L’ultima sconfitta è arrivata domenica sera contro la Fiorentina, una squadra di certo in forma ma che prima del mercoledì precedente non vinceva in campionato da oltre sette mesi. A complicare le cose è stata anche l’espulsione, giustissima, di Musacchio che ha costretto il Milan, già sotto di un gol, a giocare oltre trentacinque minuti in dieci. Fatta eccezione per l’acuto personale di Leao, che ha permesso di segnare il gol del 3 a 1, i calciatori hanno meritato i fischi di San Siro, giustificati da una prestazione pessima.
Non si chiedeva di vedere una squadra che dominasse e stravincesse, i tifosi volevano solo una squadra coraggiosa, che facesse dei passi in avanti dopo il match di Torino in cui era sembrata, nonostante lo scacco, in crescita e convinta delle idee dell’ex allenatore di Empoli e Sampdoria. Senza soffermarci su chi possa sostituire Giampaolo, sarebbe inutile dopo le parole di Maldini, e senza mettere in dubbio la sua vastissima conoscenza calcistica, è bene provare a capire cosa stia succedendo ai rossoneri.
Encomiabili sono state le parole del già citato Maldini, che davanti alle telecamere ha additato le cause di questo infelice inizio di campionato dapprima alla società (dunque anche a sé stesso) e successivamente a squadra e mister.
Quello di Giampaolo è apparso agli addetti ai lavori sin da subito il nome più adatto, sia per la sua capacità di far crescere i giovani (si pensi a quanti giocatori abbia lanciato nella Sampdoria ma anche all’Empoli seguendo le orme di Sarri) sia per le sue idee, che potrebbero permettere al Milan di presentare un bel gioco che non si vede da tempo. Forse la società non ha badato ad altri fattori quali il livello tecnico della squadra che, ad eccezione di Suso, non sembra avere giocatori altamente qualitativi o che, con grande leadership, siano in grado di caricarsi la squadra sulle spalle anche nei momenti di difficoltà.

Il bomber perduto
Lo stesso Piatek, uno dei migliori cannonieri dello scorso campionato, ha iniziato ad essere fischiato. Quell’invito a tacere dopo il gol a Verona, quasi a esorcizzare la paura della maledizione della numero 9, non è stato seguito da prestazioni brillanti e molti iniziano ad accusarlo di essere poco presente nelle partite. Effettivamente, un po’ come accadeva con Icardi, Piatek non solo non sembra avere più quella freddezza sotto porta della scorsa stagione, ma pare anche poco inserito in questa squadra, inabile a svolgere il ruolo di centravanti moderno che giochi anche spalle alla porta e dialoghi con i compagni facendo girare al meglio tutti i giocatori.
Per quanto, come detto, il Milan sembri peccare in leadership, i calciatori esperti sono comunque presenti, dal portiere alla coppia dei centrali, passando per Kessié, Biglia e non solo. Nonostante ciò sembra comunque non esserci nessuno in grado di trascinare la squadra, di dare quella scossa emotiva durante le gare o con giocate personali o facendosi sentire in mezzo al campo. Emblematiche sono state anche le parole di Romagnoli che ha parlato di un gruppo che non sa reagire, segnale, questo, di una scarsa unità d’intenti e di poca cattiveria agonistica. Da questo punto di vista, oltre ai calciatori, non si può non rimproverare lo stesso Giampaolo per non essere stato ancora in grado di dare convinzione ai propri uomini. Ci vorrà sicuramente del tempo ma la fiducia nei propri mezzi arriva quando tutti, appieno, credono in quello che si fa e nei dogmi del mister.
Quest’ultimo ha ribadito la grande fiducia nel proprio credo calcistico, resta da capire dunque come intervenire perché anche la squadra possa ritrovare quella convinzione che sembrava avere il Milan di Gattuso nella seconda parte di stagione di due anni fa. Arrigo Sacchi ha sottolineato come il suo Milan, una delle squadre più forti di sempre, ebbe all’inizio diverse difficoltà, superate solo quando i calciatori iniziarono a credere nelle idee visionarie del proprio mister e ad attuarle con convinzione, capendo come queste, se ben applicate, fossero in grado di mettere in grande difficoltà gli avversari.
È proprio questa la strada da seguire perché i rossoneri possano rialzarsi, servirà sudore e tempo ma il campionato è ancora lungo. Sembra averlo capito Maldini, restio a esonerare Giampaolo anche perché consapevole che ciò sarebbe emblema del fallimento della sua scelta fatta da dirigente, avendo proprio lui fortemente puntato su quest’allenatore. Non è un caso, dunque, che pare pensarla diversamente Boban, la cui intervista della settimana scorsa tende nella direzione opposta rispetto all’ex bandiera del Milan. Sarà fondamentale che anche i due dirigenti inizino a trovare un punto d’accordo: solo l’unità tra società, allenatore e calciatori potrà evitare che il diavolo sprofondi definitivamente all’inferno.

