Fabio Quagliarella, il capocannoniere dello scorso campionato di Serie A, quest’anno sembra stentare a ritrovare lo smalto. Quali sono i motivi? Sono di natura psicologica o fisica?
Il peso delle primavere
Inutile negarlo, Fabio Quagliarella non è più un ragazzino, ma non lo era nemmeno l’anno scorso. Basta tornare indietro nel tempo di pochi mesi ed ha surclassato a suon di goal la molto più sponsorizzata concorrenza, distaccando fenomeni e ottimi giocatori.
È stato premiato con il premio per il goal più bello (quello di tacco volante al Napoli, nel girone di andata, ndr) e si è classificato terzo nella classifica per il Pallone d’Oro. Gli anni che passano non c’entrano, non così drasticamente, anche se a gennaio saranno 37.
Forma, schemi ed allenatori
Quella “vecchia volpe” di Marco Giampaolo metteva in campo una Sampdoria che oltre a giocare a memoria, aveva Quagliarella come sfogo offensivo primario. Lo schema era cucito su misura per lui. Di sicuro il cambio di guida e l’assegnazione della panchina a Eusebio Di Francesco è stato deleterio per il campione di Castellammare di Stabia, per via degli schemi e dell’idea di calcio.
Il continuo cambio dei moduli in corsa, cercando di non andare alla deriva, hanno causato solamente maggior confusione, per Fabio e per la squadra.
È risaputo che il massimo dello stato di forma non venga raggiunto da tutti allo stesso modo e nello stesso periodo e quando non si hanno più 20 anni bisogna sapersi gestire. L’attaccante blucerchiato è un maestro nel dosare sforzi e allenamenti in modo da arrivare progressivamente al top della condizione.
Mai sottovalutare un predatore ferito

Bisogna ricordare che anche l’anno scorso per Quagliarella non fu un inizio fulminante, ma cominciò a gonfiare le reti avversarie dopo la nona giornata.
Come poi andò a finire ce lo ricordiamo bene tutti. Al momento è come se fosse un leone in gabbia che vorrebbe sbranare il mondo ma lui stesso sa benissimo che a certe tentazioni bisogna rispondere di no, molto spesso.
L’importanza di Sir Claudio

Claudio Ranieri, psicologo ancor prima di allenatore, lo aspetta con pazienza, certo che chi ha un certo fiuto per il goal, non lo smarrisce mai.
Sicuramente l’avvento in panchina di Sir Thinkerman, l’idolo indiscusso ed indimenticato della città inglese di Leicester, è il meglio che potesse capitare a Fabio.
Qualche volta, come capita a qualsiasi campione, magari comincerà il match dalla panchina ma poco importa se servirà a “dosarlo”. I presupposti per il “risveglio” ci sono tutti e presto il problema del giorno sarà quello di riuscire a fermarlo. Come sempre.
Avanti adagio, Fabio. Non solo i tifosi blucerchiati, ma tutti gli amanti del calcio (nostrano e non) ti aspettano.

