Medhi Benatia è stato ospite in collegamento con Sky Sport. Il difensore centrale ex Udinese, Roma e Juventus, attualmente all’Al Duhail insieme a Mario Mandzukic, è intervenuto in diretta a partire dalle 14. Il difensore marocchino ha conservato un ottimo ricordo della sua esperienza in Italia e ha parlato di numerosi temi, tra cui quel rigore ai quarti di Champions League contro il Real.
I primi anni a Udine
Inizialmente ha spiegato le ragioni che lo hanno portano a Udine: “Io ho sempre seguito il calcio, fin da quando ero piccolo. Ero difensore, e sappiamo quanto l’Italia sia importante per i difensori. Non ho mai pensato di poter giocare a calcio nella mia vita: quando ero in Serie B francese, vedere l’interesse dell’Udinese è stata una sorpresa. All’inizio ho avuto un po’ di paura, ma non potevo rifiutare. È stato molto sofferente subito, perché era calcio vero, dovevo lavorare duramente. Ho pensato: ‘Ma perché sono venuto qua?’. A livello di intensità non ce la facevo, e mister Guidolin mi dava sempre consigli. Poi sappiamo tutti com’è finita“.
In seguito ha parlato del buon rapporto avuto con il suo primo capitano in Italia, Antonio Di Natale: “C’erano dei premi per quando vincevamo. Quando sono arrivato all’Udinese, Di Natale era già un campione, io non ho trattato invece sul mio stipendio. Avevo una famiglia da gestire, quindi quando vincevamo andavo da lui a chiedergli delle cose e per lui sembrava poco ma per me era tanto. Totò è stato il primo grande campione con cui ho giocato“.
I suoi punti di riferimento
Benatia ha proseguito parlando di tutti i suoi capitani in Serie A e dei difensori da cui ha preso a modello: “Ci sono diversi modi per interpretare la fascia da capitano. Totti non parlava tantissimo nello spogliatoio, ma quando lo vedevi rappresentava Roma. Di Natale era un esempio da seguire, ma neanche lui parlava tanto.
Per me il più capitano di tutti è stato Buffon: è una leggenda, ha vinto tutto ciò che si poteva vincere e parla sempre prima delle partite. Ha un amore per la Juve incredibile, è rimasto anche in Serie B ed è un esempio per tutti”. “Nesta e Maldini. Mi hanno fatto amare il fatto di diventare difensore, perché io giocavo più avanti una volta e ringrazio loro per aver apprezzato questo ruolo“.
Gli alti e bassi
Quale è stata la tua partita più bella? “In Italia direi la finale Juve-Milan a Roma di Coppa Italia, abbiamo vinto 4-0 e ho fatto doppietta. Poi anche in Nazionale abbiamo vinto 2-0 con la Costa d’Avorio e siamo andati al Mondiale”. Come hai vissuto la sconfitta contro il Napoli? “È stata una settimana brutta per tutti i tifosi juventini, ma vi garantisco che lo è stata anche per me. Stavamo facendo una buona partita col Napoli, personalmente è stata una delle mie migliori. Alla fine durante il calcio d’angolo l’arbitro viene da me e mi dice: ‘Bena, io ti guardo’. Io ho cercato di non tenere Koulibaly, ho perso la marcatura e ha segnato. In quel momento sembrava di aver perso il titolo. È stato un momento duro, triste, non ho dormito per due o tre giorni. Contro l’Inter Allegri non mi ha messo, l’ho presa male. Fortunatamente abbiamo vinto grazie al Pipa, e sono rimasto contento”. E la panchina contro l’Inter? “È andato via Bonucci, Howedes aveva tanti infortuni, e il mister aveva bisogno di me. A volte saltavo allenamento, ma mi faceva giocare lo stesso. Quindi l’ho presa veramente male quella partita. Nel calcio devi sempre ripartire“.
Gli anni alla Juventus
In primis ha parlato della cocente sconfitta contro il Real Madrid che lo ha visto protagonista in negativo: “È un brutto ricordo, all’andata ero squalificato con Pjanic e dopo il 3-0 io e Miralem dicevamo: ‘Qua è finita, siamo fuori’. Abbiamo visto la rimonta della Roma col Barcellona e abbiamo detto che anche noi potevamo farcela. La partita è stata pazzesca, ma alla fine c’è stato l’episodio del rigore. Ho cercato di anticipare Vazquez, senza toccarlo o spingerlo.
Lui è rimasto sorpreso nel vedermi, per cui è caduto. L’arbitro ha dato rigore, ma ho fatto di tutto per non toccarlo. Per dare rigore all’ultimo secondo deve essere una cosa chiara. Non era la prima che vedevamo quelle cose col Real Madrid in Champions League”. Alla fine ha parlato del suo rapporto con Miralem Pjanic suo compagno di squadra sia alla Roma che alla Juve: “Lui è mio fratello, è una persona incredibile, che andrò a vedere anche quando la carriera sarà finita”.
“Sarei tornato a Roma a piedi”
Infine ha risposto al videomessaggio di Balzaretti che ha accennato ad un suo possibile ritorno nella Capitale dopo il divorsio dalla Juventus: “Sarei tornato a Roma a piedi. Non si è potuto fare, quando ero chiuso alla Juventus ho detto che o andavo in Qatar o se dovevo andare via sarei tornato alla Roma. Avevo cercato con Massara e Balzaretti, purtroppo non si è fatto. Roma rimarrà speciale per me. Quando vedo Balzaretti vedo questa bestia in palestra a lavorare e vedo questo gol nel derby di Roma, un momento incredibile. Gli sono saltato addosso, lui piangeva, incredibile”.

