La sconfitta, con passivo eccessivamente pesante, di Genova getta nuove ombre sulla credibilità della squadra di Montella. Giusto una settimana fa avevamo parlato qui di come il Milan fosse arrivato ad agganciare un secondo posto impronosticabile a inizio campionato, merito di una buona dose di fortuna ma anche di un’identità ben precisa e di compromessi saggi di un ottimo allenatore. Quella analisi arrivava prima delle montagne russe di questi quattro giorni, con l’iniezione di entusiasmo per la vittoria contro la Juventus e la successiva doccia fredda di Marassi, i due top and bottom della stagione rossonera fino a qui.
La sconfitta di ieri sera non cambia l’impressione che si ha di questa squadra. Incompleta, corta nelle alternative, scarsa a livello di qualità individuale, in difficoltà nel fare la partita; ma anche solida, ordinata, cinica e imprevedibile. La partita contro il Genoa, pur nella durezza del risultato, è stata condotta come le altre, con un primo tempo accorto e un secondo tempo in crescendo. La differenza essenziale è stata che stavolta gli episodi, spesso favorevoli al Milan, contro gli uomini di Juric sono stati terribilmente avversi ai rossoneri: gol subìto alla prima azione, per un errore in combo dei due uomini su cui Montella aveva basato il suo mini-turnover (da bandire Poli terzino), e piano tattico subito da strappare, espulsione nel secondo tempo con il Milan pronto a premere sull’acceleratore, autogol quando, nonostante l’inferiorità numerica, sembrava più nell’aria il pareggio che non il raddoppio. E poi la depressione e la mezza imbarcata.
L’appunto più importante semmai è dovuto alla rotazione dei giocatori: non c’è una profondità tale da giustificare un turnover (specie con gli infortuni di Antonelli, Bertolacci e Fernandez) e probabilmente giocatori come Honda e Luiz Adriano si sono estromessi ieri sera dai radar. Anche Gustavo Gomez dovrà godere di poca considerazione non appena Zapata si sarà completamente ristabilito.
La reazione dopo questa sconfitta, arrivata nel momento di maggior entusiasmo, sarà la cartina tornasole del valore, morale prima che tecnico, di questa squadra, che adesso ha Pescara e Palermo prima del derby (seguito da altri due partite sulla carta morbide, contro Empoli e Crotone). Due sfide abbordabili che però devono dare un responso sulla dimensione del Milan di Montella, che potrebbe trovare più difficoltà del previsto in partite in cui parte nettamente favorito, contro avversari che verosimilmente rinunceranno a fare la partita. L’anno scorso la squadra di Mihajlovic si giocò la propria credibilità nel filotto “Carpi-Verona-Frosinone”, totalizzando solo cinque punti nonostante il buon momento di forma e vanificando i risultati positivi contro le formazioni più quotate; al ritorno Brocchi praticamente firmò la sua condanna facendo l’orrore di due punti nelle tre sfide consecutive contro le ultime della classe. Ecco il vero esame per Vincenzo Montella e il nuovo Milan: non la Juve, ma le “piccole”.

