Balotelli: “Fui vicino alla Juventus, ma poi scelsi il Milan. Mi sento ancora un calciatore da Nazionale”. E sul calcio di Totti…

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Mario Balotelli, attaccante del Sion, è stato protagonista della nuova puntata del podcast di Fedez ‘Muschio Selvaggio’. L’ex centravanti di Inter, Manchester City, Milan e Liverpool ha rilasciato delle dichiarazioni su alcune sue esperienze passate come il rapporto con José Mourinho, il famoso fallo subito da Francesco Totti e un retroscena di calciomercato legato alla Juventus. Inoltre si è soffermato sul suo amore per la Nazionale e sulla possibilità di un ritorno in azzurro.

Le sue parole

L’Inter?
“All’Inter devo tantissimo, l’ho amata e la amo tantissimo tuttora, poi nel cuore sono milanista però devo praticamente tutta la mia carriera all’Inter perché mi ha lanciato e ha creduto in me, a Moratti devo tutto”

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La maglia gettata a terra in Inter-Barcellona?
“In questa partita importantissima, semifinale di Champions League, entrai a partita in corso e lo feci anche bene. Poi sbaglai una o due palle e San Siro cominciò a fischiarmi, la presi veramente male. Avevo 18 anni, amavo l’Inter con tutto il cuore e ci rimasi troppo male quel giorno lì. Tornai a casa e piansi, ti dico la verità. Mi fischiarono e ebbi una reazione dove, a fine partita, buttai la maglia per terra. Ma non fu una reazione per dire ‘che schifo’, fu proprio contro loro in quel momento lì perché ero arrabbiato e non capivo il senso. Erano esagerati quei fischi in quel modo”.

Mourinho?
“Simpaticissimo. Ho avuto un rapporto un po’ particolare, un bel rapporto. Abbiamo due caratteri difficili da gestire, andavamo spesso allo scontro, ma era uno scontro paterno, tra padre e figlio. Una volta abbiamo litigato in pullman: io ho chiesto all’autista di farmi scendere, ho ripreso la macchina e me ne sono andato a casa. Poi l’Inter ha perso, ed è successo un casino… Nella mia vita ho fatto tante ca***te, ma c’ho sempre messo la faccia. Il Triplete? Mourinho in ha fatto la differenza, tira fuori il meglio di te, ti fa arrabbiare. E tu, per reagire, spacchi tutto, metti fuori tutta l’adrenalina che hai in corpo”.

Il calcio di Totti?
“C’era stata una partita negli anni precedenti, in cui avevo zittito i tifosi della Roma, ma non credo che lui ce l’avesse con me per quel motivo. Lui in finale di Coppa Italia ce l’aveva con il mister che non lo aveva fatto giocare dall’inizio, e per questo era nervoso. Io Totti lo rispetto tantissimo, gli voglio bene. Alla fine della partita gli ho anche scritto: ‘Perché mi hai dato il calcio?’. Lui è stato disarmante nella risposta: ‘Dai, non ti ho preso neanche bene…’. Francesco ha fatto la storia del calcio italiano”.

Ti senti ancora un calciatore da Nazionale?
“Sicuramente sì. Il rapporto che ha un calciatore con la Nazionale è troppo forte. Per me è troppo importante, l’Italia non si tocca. Giocare in Nazionale è un’emozione troppo forte”.

Il Milan?
“Mi sono trovato benissimo, avevo un bel rapporto con Galliani e Berlusconi. Il Milan è una famiglia, si sta troppo bene”.

Sei mai stato vicino alla Juventus?
“Non ci sarei mai andato. Sarei dovuto andarci dopo il Manchester City. Ebbi un appuntamento a Torino con Marotta, Nedved e Conte, in cui parlammo della squadra. Raiola parlò con la dirigenza, c’era l’offerta. In teoria sarei dovuto andare alla Juventus. Al ritorno da Torino Raiola chiamò Galliani, gli disse che mi avrebbe mandato alla Juve e lui lo convinse a declinare la proposta. E così scelsi il Milan. La Juve è sempre stata la mia antagonista, anche se è troppo forte”.

I prossimi Messi e Ronaldo?
“Mbappé, Haaland, Leao e Osimhen: questi quattro possono fare la storia del calcio”.