Paolo Maldini è un fiume in piena. Nella sua intervista a La Repubblica, l’ex direttore dell’area tecnica del Milan è tornato a parlare del suo recente addio ai rossoneri. Da ciò, si evince un rapporto tutt’altro che idilliaco con Gerry Cardinale, proprietario del club.

Il rapporto con Cardinale e il licenziamento
“Mi piace essere onesto e prendermi le mie responsabilità. Se la proprietà vuole cambiare l’organigramma, ne ha il diritto ma le modalità sono importanti e tante cose non sono andate come sarebbe stato doveroso, per rispetto delle persone e dei loro ruoli. Cardinale Mi ha chiamato per colazione e dopo un commento sull’addio al calcio giocato di Zlatan mi ha detto che voleva cambiare e che io e Ricky Massara eravamo licenziati. Gli ho chiesto perché e lui mi ha parlato di cattivi rapporti con Furlani. Allora io gli ho detto: ‘Ti ho mai chiamato per lamentarmi di Furlani? Mai’. Diciamo che le motivazioni mi sono sembrate un tantino deboli”.
Le motivazioni
“Quattro giorni prima del licenziamento, Furlani mi ha comunicato molto imbarazzato che il budget per la stagione successiva sarebbe stato molto basso. È stato veicolato il concetto che io e Massara siamo stati allontanati perché non condividevamo obiettivi e strategie di mercato: niente di più lontano dal vero. Infatti, se parliamo delle condizioni di ingaggio, non ho mai avuto potere di firma neanche per i prestiti. Ogni giocatore che è stato preso è stato scelto da me, Boban e Massara, ogni scelta condivisa con l’ad e con la proprietà. Ma la firma era sempre di qualcun altro che avallava l’operazione”.
Le strategie di mercato
“A volte veniva ridimensionato il budget. Nelle riunioni sentivo spesso: ‘Io non capisco niente di calcio’, ma alla fine c’era sempre un però. Non sono nato ieri, ho abbastanza esperienza per capire che sia normale una certa differenza di vedute, a volte anche un’interferenza da parte della proprietà nelle scelte tecniche dell’area sportiva, che poi, nel caso specifico, è il core business dell’azienda, tale da spostare gli equilibri finanziari”.
Il discorso sulle proprietà straniere nel calcio
“Essere accusato di non avere voluto condividere non lo trovo affatto giusto. Penso che le proprietà, specialmente se straniere, non abbiano ancora raggiunto una piena consapevolezza di quali siano la mole e il tipo di lavoro svolti all’interno del club dalle varie aree, in particolare da quella sportiva, soprattutto nel mercato italiano”.
Altre frecciate alla dirigenza rossonera
“Io credo che la decisione di licenziare me e Massara fosse stata presa molti mesi prima. E a posteriori mi vedo costretto a riconsiderare il rapporto con alcune persone, che lavoravano con me e che sicuramente, mi riesce difficile immaginare il contrario, erano già al corrente di quella decisione. D’altronde il contratto, di due anni con opzione di rinnovo, mi era stato rinnovato solo il 30 giugno 2022 alle 22. Credo che all’epoca sarebbe stato troppo impopolare mandarci via, perché avevamo appena vinto lo scudetto”.

