Roma, Tiago Pinto: “Il mio ciclo era finito. Impegnativo lavorare con Mourinho, ma ho imparato tanto”

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L’ex general manager della Roma, Tiago Pinto, ai microfoni di INews ha parlato della sua esperienza appena chiusa in giallorosso che è coincisa per gran parte del suo tempo con l’avventura di José Mourinho nella capitale. Tiago Pinto ha voluto esporre le sue idee sul progetto della Roma e ha espresso un bilancio sul suo operato, spiegando le motivazioni della sua scelta di abbandonare nello scorso gennaio.

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Roma, le parole di Tiago Pinto

Sull’ultimo periodo alla Roma:”Ho pensato molto a quando avrei lasciato la Roma, sentivo che era il momento giusto, la fine di un ciclo. Ma tutti quelli vicini a me mi hanno detto che conoscendomi dubitavano che avrei trovato la pace. E probabilmente avevano ragione… Il mio percorso nel calcio è stato molto diverso rispetto alla maggior parte delle persone. L’inizio al Benfica è stato molto difficile, sentivo così tanta pressione… Tutta la mia famiglia tifa il Benfica, ma piano piano ho imparato grazie anche al presidente e all’allenatore“.

Su Mourinho: “Lavorare con un uomo dal profilo così importante è impegnativo. Ed è esigente, avendo vinto così tanto ha standard elevati. Io ho iniziato a lavorare con lui quando avevo 36 anni: per un giovane direttore lavorare normalmente con Mou non è possibile. Ho imparato molto da lui, è uno degli allenatori più importanti della storia. Il calcio ha dei cicli, a volte sei d’accordo e altre no, ma nessuno può minimizzare il grande impatto che ha avuto a Roma. Quello che ti colpisce ogni giorno è cosa significa per le persone. Che tu sia a Londra, Reykjavik, Dubai o in qualsiasi altro posto, è qualcosa di straordinario. Difficile trovare qualcuno che tocchi il cuore della gente come lui, per quanto altri hanno vinto tanto o anche più di lui. Un esempio: giocavamo in Conference a Sofia, novembre, con un tempo terribile. Nevicava e faceva molto freddo, abbiamo vinto 3-2 una partita che ha portato brutte sensazioni. A mezzanotte, uscito dallo stadio, c’erano 100-200 persone che lo aspettavano e gridavano per lui. È andato lì, ha fatto foto e autografi, io lo guardavo dal bus e pensavo come si stesse prendendo un quarto d’ora per questa cosa, con tutti che congelavano. Sembra un dettaglio ma alla fine lavoriamo per le persone e questa è la cosa più speciale di Mourinho“.

Sulle trattative in giallorosso: “A volte solo il numero di maglia fa la differenza. Quando abbiamo ingaggiato Abraham era vicino a firmare per altri club, ci siamo assicurati di avere una maglietta con il suo nome e il numero che avrebbe indossato, la prima volta che l’abbiamo incontrato”. Gli agenti sembrano apprezzare lo stile di Pinto: “Cerco di essere metodico, non sono il tipo che chiama tutti dicendo di essere interessato e lavora però su un sacco di accordi insieme. Una volta un agente mi ha detto che sono l’unico ds a dire subito se non mi interessa“.

Sul suo futuro: “Se un grande club come il Newcastle chiede di parlarti, non puoi che essere interessato. Conosco bene la storia del club, in Portogallo sir Bobby Robson era una grande personalità. Il lavoro della nuova proprietà è impressionante: grazie a una strategia intelligente sono passati dalla lotta per non retrocedere alla Champions, c’è un potenziale enorme. Non so se l’interesse sia vero o meno, ma chi direbbe di no a un progetto del genere?“.