L’ex portiere Marco Amelia, oggi allenatore, parla in esclusiva ai microfoni di Ok Calciomercato. Il momento di alcune squadre del suo passato, il ruolo dell’estremo difensore, la Serie D e quanto accaduto a Edoardo Bove alcuni dei temi trattati.
L’intervista ad Amelia
Iniziamo da quello che è accaduto a Bove: lo ha visto in diretta? Le è piaciuto l’atteggiamento di compagni e avversari?
“La cosa più importante è che sia andato tutto bene. Quando vedi accadere queste cose la speranza è sempre quella. Devo dire che tutte le persone coinvolte, giocatori, staff e arbitri hanno seguito bene il protocollo e questo perché purtroppo in passato abbiamo vissuto situazioni che non sono andate a finire bene. Oggi c’è più consapevolezza su come comportarsi di fronte a queste cose. La speranza ora è quella di rivedere Edoardo Bove di nuovo in campo“.
La Roma si trova a due punti dalla retrocessione. Secondo lei può risalire in classifica?
“La Roma per la qualità della squadra deve e può risalire la classifica. Il problema è che quando nasce una stagione in cui viene esonerato un allenatore dopo quattro giornate si crea un ambiente difficile e diventa tutto più complicato. I valori alla lunga vengono fuori e la Roma di valori ne ha. Non lotterà per il campionato o per la Champions, ma per il sesto e il settimo posto come gli anni passati. Con pazienza e calma, i giallorossi risaliranno“.
Anche il Milan non è partito benissimo…
“Il Milan è una squadra che si è rinforzata rispetto all’anno scorso e sta facendo un percorso che la porterà a lottare stabilmente per le prime posizioni. Ha fatto qualche passo falso, ma ha fatto vedere anche grandi cose: penso che debba trovare il giusto equilibrio. Io credo che appena troverà la sua identità lotterà per i primi posti insieme alle altre“.
Sull’esonero di Gilardino e l’arrivo di Balotelli…
“Sono contento per Mario, perché secondo me in questi ultimi anni poteva essere un protagonista. Ho giocato con Balotelli, è un ragazzo buono e purtroppo paga alcuni atteggiamenti che lo hanno danneggiato. Come giocatore è veramente bravo, uno dei più bravi con cui abbia giocato, e penso che il Genoa possa ridargli quella percezione di essere ancora un giocatore importante. Sono convinto che nel girone di ritorno potrà aiutare la squadra. Gilardino? Quelle sono scelte (l’esonero, ndr) che i dirigenti fanno, a volte non sono neanche comprensibili da fuori, ma se sono state fatte ci saranno motivi. Alberto ha portato il ‘Grifone’ in Serie A e l’anno scorso ha ottenuto una salvezza tranquilla. Mi è sembrato un esonero frettoloso, come quello di De Rossi. Mi auguro che Gila possa trovare presto la dimensione che gli compete perché lo merita“.

Il ruolo del portiere è cambiato rispetto a quando giocava lei. Ora un estremo difensore deve saper giocare anche con i piedi. In Serie A chi le piace?
“Quando giocavo io in pochi erano a supporto della fase di possesso palla. Forse io sono stato uno dei primi a giocare insieme alla squadra perché era fastidioso vedere un difensore che buttava via la palla. Oggi chi interpreta meglio questo ruolo è Provedel della Lazio, poi Sommer e Maignan. A volte però vedo questa cosa un po’ troppo forzata e per chi vede le partite è noiosa. Bisognerebbe riportare i ruoli all’origine. Se il portiere deve fare il regista, non avremo più nuovi Pirlo, se il portiere deve trovare le giocate, non avremo più chi inventa le giocate in mezzo al campo. Allo spettatore piace vedere un giocatore che riceve palla e prova un dribbling: i troppi retropassaggi al portiere, se vengono esasperati, a me non piacciono“.
Quali sono secondo lei le difficoltà ad allenare in Serie D visto che, tra le varie cose, alcune società non sono stabili?
“La Serie D è fatta di squadre che cercano di fare la stagione, ossia trovare forze economiche. Non è semplice portare a termine una stagione: chi gestisce queste squadre fa sacrifici enormi, a volte mettendo mano anche al proprio portafogli. La più grande difficoltà ad allenare in Serie D sta nella competenza di alcuni dirigenti: credo che bisognerebbe essere un po’ più umili e professionali perché la Serie D può essere un bacino importante. In Serie D si vede un buon calcio, ci sono molti allenatori che propongono un ottimo calcio ma non è facile perché le difficoltà sono ampie e c’è poca stabilità. Se giochi per vincere il campionato, trovi sempre 7-8 squadre competitive e lo stesso vale per la retrocessione. C’è molta competitività. La Serie D è un campionato bello, ma può crescere ancora in professionalità. Per i giovani è molto utile perché c’è l’obbligo di farne giocare tre e secondo me deve slittare l’età limite. Oggi ci sono ragazzini di 17 anni che sono obbligati a giocare, invece secondo me devono essere inseriti piano piano con gradualità, altrimenti si rischia di rovinarli. In tanti spogliatoi ci sono molti giovani e pochi grandi e questo non li aiuta nella crescita“.

