“L’Atalanta la lepre, noi i cacciatori“. Così il presidente dell’Inter Beppe Marotta ha definito la corsa scudetto. Sì, perché la lotta al tricolore deve coinvolgere anche la Dea. Chi ci avrebbe scommesso un euro dieci anni fa? Nessuno, nemmeno i tifosi. O, meglio, quasi nessuno, perché il presidente Antonio Percassi ha dimostrato come con le idee e i progetti si possano raggiungere i livelli più alti in Italia e in Europa.
L’Atalanta, Gasperini e quel giorno in cui l’amore sbocciò…
Dieci anni fa l’Atalanta chiudeva quindicesima in classifica con i fatidici 40 punti salvezza che le permisero di restare in Serie A. Da lì si cominciò a costruire, con un grande progetto. Nell’agosto del 2016 la svolta: arriva Gian Piero Gasperini. Prendere un allenatore come il Gasp significava e significa tuttora dare precedenza ad un progetto chiaro prima ancora dei risultati. L’era Gasperini parte malissimo. I primi tre mesi raccontano di una squadra lenta, arruffona e che naviga nei bassi fondi della classifica. Poi, un pomeriggio di ottobre, il clamoroso ribaltone. All’allora Altleti Azzurri d’Italia arriva il Napoli di Maurizio Sarri e la panchina di Gasperini traballa come non mai. Il clima sugli spalti risulta rovente, la Dea si trova davanti ad un bivio. Escono le formazioni ufficiali: fuori i senatori, dentro quattro giocatori che insieme facevano 31 presenze in Serie A. I loro cognomi saranno alla base dalla prima delle quattro rivoluzioni “gasperiniane” del nostro tempo: Mattia Caldara, Roberto Gagliardini, Andrea Conti, Andrea Petagna. Qualcuno dagli spalti sussurra “Ma è impazzito?“. Sicuramente un modo insolito per giocarsi la permanenza su una panchina di Serie A. La risposta a quella domanda i tifosi bergamaschi l’avranno alla fine di quella prima grande stagione che l’Atalanta chiuderà al quarto posto in classifica: “No, non era impazzito, è stato semplicemente un visionario“. Da allora fioccano le plusvalenze, arrivano i risultati ed emerge il valore di Gasperini, che, come nella più semplice regola matematica, dimostrerà che pur cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Uno degli ultimi mohicani: Percassi e la proprietà italiana che paga
Nell’era delle proprietà straniere e dei fondi che acquistano i club, l’Atalanta ha dimostrato di essere un’eccellenza anche sotto questo aspetto. Non serve andare lontano per spiegare questo concetto, basta rimanere in una Serie A contornata da fondi e da proprietà americane che spesso dimostrano con fatti e risultati negativi la loro scarsa dimestichezza con il calcio. Per la famiglia Percassi il calcio è da sempre una cosa seria. I risultati, finalmente, lo stanno testimoniando. Progetti solidi, bilanci sempre in verde, investimenti mirati e, l’ultima delle bomboniere, lo stadio di proprietà. Il Gewiss Stadium rappresenta un’eccellenza italiana ormai conosciuta in tutta Europa. Una struttura all’inglese alla base dei successi, divenuta poi un vero e proprio fortino in cui la squadra di Gasperini raramente ha ceduto il passo in questi anni. Nell’era delle grandi promesse, della burocrazia e degli accesi colloqui con esponenti comunali e politici vari, la famiglia Percassi ha dimostrato di essere un passo avanti. Anche attraverso la piena sintonia con l’ex sindaco della città, Giorgio Gori, con il quale la proprietà ha trovato un accordo nel 2017 per l’acquisizione della struttura.
Poi gli investimenti sportivi e di campo. Sempre mirati e perfetti. Ogni anno ad agosto partono quelli che potrebbero definirsi i migliori della squadra per poi a fine stagione scoprirne altri. Un ciclo che non sembra finire mai. Un esempio? Facile, quello di questa stagione. L’Atalanta, dopo un lungo braccio di ferro, decide di cedere Koopmeiners alla Juventus per 60 milioni di euro. “Ma come, l’uomo chiave del gioco di Gasperini, colui che ha realizzato ben 29 reti in 3 stagioni da centrocampista, via?“. Sì, perché in un sistema che predilige le idee agli uomini (ne sa qualcosa il Papu Gomez) ogni giocatore diventa sostituibile. E allora ne esce uno, ne entrano tre con caratteristiche simili all’olandese: Zaniolo, Brescianini e Samardzic, a lungo seguito dalle big del nostro calcio per poi finire da chi ha deciso di puntarci fortemente per presente e futuro. In mezzo il riscatto di De Ketelaere dal Milan, oggetto misterioso rossonero trasformato in diamante sotto la cura del Gasp. In attacco c’era da far fronte al lungo infortunio di Scamacca. No problem. Affondo sull’attaccante più funzionale possibile al sistema di gioco. Arriva Retegui, reduce dai 9 gol alla sua prima stagione in Italia con la maglia del Genoa. Ad oggi, e siamo a dicembre, siamo già a 12. Capire come spendere e saper spendere è fondamentale per chi vuole vincere. L’Atalanta, sul tema, può scrivere un manuale.
I trionfi: l’Europa League solo un punto di partenza
“Gioca bene, ma vince poco“. Così diceva chi criticava Gasperini. Bene, il 22 maggio 2024 il tecnico di Grugliasco ha spazzato via anche questa frase. Lo ha fatto non in modo banale, ma stravincendo la finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen dei record, che non aveva perso ancora una partita in stagione. Gasp ha trionfato potendo contare su un Lookman spaziale che ha deciso di prendersi la scena nella notte di Dublino. Molti potevano pensare che la vittoria dell’Europa League potesse rappresentare il punto di arrivo per una squadra come l’Atalanta. Forse così credevano gli stessi giocatori. Percassi e Gasperini no, volevano andare oltre. Quindi l’incontro di giugno, mentre De Laurentiis corteggiava pubblicamente e non il tecnico, per capire come gestire il futuro della Dea. E fra uomini abituati a costruire e non a distruggere sarà bastata una chiacchierata rapida per capire che la scelta migliore fosse quella di rimanere insieme e di continuare ad alzare il livello. Il mercato estivo, il convincimento operato su Lookman tentato dal PSG e la voglia di aggredire continuamente l’avversario sul campo testimoniano come lo scudetto sia un obiettivo alla portata dell’Atalanta. Le big non fanno più paura, soprattutto se si coltivano idee ed entusiasmo e si resta in continua crescita. L’Europa League vinta è la base per i successi futuri. Veder trionfare l’Atalanta a maggio sarebbe dimostrazione di come una cenerentola possa diventare regina con il tempo e con la perseveranza. Come direbbe Ultimo, sarebbe soltanto colpa delle favole.

