Juventus, le tappe di un semestre grigio: le responsabilità di Giuntoli ed uno stile smarrito

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Tredici pareggi, poca continuità ed un mercato estivo che si sta dimostrando inefficiente e povero di risorse aggiuntive ad un gruppo fragile ed a volte lezioso. L’analisi del viaggio nel mondo della Juventus non può non partire da questi temi. Sicuramente ogni progetto nella sua fase iniziale comporta dei rischi e delle difficoltà, ma la paura che aleggia nel mondo bianconero è quella di finire nella confusione e nella mediocrità, termini che non possono appartenere ad una società che, un tempo, aveva come unico fine quello di vincere. Quella Juventus ora pare essersi smarrita. I responsabili? Parecchi, a partire da chi ha guidato la rivoluzione estiva.

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La Juventus non c’è più: la notte dell’Olimpico ed uno stile che non esiste più

Prima di analizzare il mercato estivo della Juventus, bisogna partire da un antefatto importante. Torniamo con un flashback, alla sera del 15 maggio 2024, Roma Stadio Olimpico in cui la Vecchia Signora, contro i favori del pronostico, batte l’Atalanta in finale di Coppa Italia e si aggiudica il trofeo. Il post partita è da film: Massimiliano Allegri, espulso e furibondo poco prima del fischio finale, allontana vittoria fisicamente Cristiano Giuntoli, reo secondo il tecnico di aver remato contro di lui nella seconda parte della stagione. ” Vai via, non c’entri nulla qui“. Questo segna la fine dell’Allegri 2.0 alla Juventus.

L’allenatore toscano, infatti, viene licenziato per giusta causa poche ore dopo. Da qui devono i primi interrogativi sulla figura di Cristiano Giuntoli: come può un direttore sportivo di una squadra come la Juventus non remare insieme alla sua guida tecnica? Allegri, è risaputo, aveva chiesto due rinforzi di livello lo scorso gennaio perché credeva ciecamente di potersi giocare il campionato contro la corazzata Inter. Sono arrivati Djalo ed Alcaraz, rispettivamente, uno che rientrava da un crociato lesionato e l’altro costantemente seduto in panchina nelle partite che il suo Southampton, in Championship, vinceva. Probabilmente si può pensare che lo stesso Giuntoli non voleva spendere: aveva già deciso di voler investire nella successiva stagione estiva, quella che sarebbe valsa il cambio di guida tecnica alla Juventus, con un allenatore che l’ex Napoli avrebbe scelto e non subito.

Quello che deve venire fuori da questo primo racconto non deve essere la differenza di veduta fra un tecnico e un direttore sportivo, ma una mancanza di stile e di unità che aleggia alla Juventus ormai da troppo tempo. Chissà cosa hanno pensato in quel momento emblemi che di bianconero hanno dipinto il cuore e che hanno difeso questi colori per anni ed anni. Si aggiunga un “piccolo”, ma rilevante, dettaglio. L’allenatore che bisognava tutelare in quel periodo era lo stesso che volle, al tempo, la Juventus rifiutando un’importante offerta del Real Madrid. Era lo stesso che nel momento in cui si penalizzava la Vecchia Signora per reati extra-campo decideva di non dimettersi e che nel periodo immediatamente postumo a tale penalizzazione accettava di rimanere e di salvare il salvabile. Quindi, un’icona del mondo Juventus, che, da tempo, non esiste più.

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La scelta di Thiago Motta e le mosse del mercato estivo

Via Allegri, poi Montero e finalmente Thiago Motta, allenatore fortemente voluto da Giuntoli. L’estate della rivoluzione per i teorici del calcio passerà alla storia come una sessione di calciomercato valutabile, ad oggi, da 4 in pagella. Nel momento in cui l’allenatore giovane si insedia sulla panchina bianconera chiede acquisti di valore come Calafiori e Zirkzee, reduci dalla grandissima annata al Bologna proprio con l’ex PSG in panchina.

Non si può, servono prima le uscite. Negli stessi giorni, però, clamorosamente si chiude per l’acquisto di Douglas Luiz che arriva dall’Aston Villa per una valutazione complessiva sui 60 milioni di euro (inclusi i cartellini di Illing Junior e di Barrenechea). Il primo grande acquisto del cambiamento, si pensa. Segue poi l’acquisto di Cabal, che arriva dall’Hellas Verona strappato alla corte serrata dell’Inter di Beppe Marotta. E ancora Kephren Thuram per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. Nel frattempo Calafiori e Zirzkee non aspettano più il loro ex tecnico, emigrano rispettivamente ad Arsenal e Manchester United.

Thiago Motta chiede rinforzi in attacco: urge quanto meno un vice Vlahovic. Non arriva e non arriverà. A fine mercato arriva invece Teun Koopmeiners per una cifra complessiva di 60 milioni di euro. Di attaccanti e di difensori neanche l’ombra. Finirà così ad agosto, con un Kalulu arrivato quasi sul gong e con un vice Vlahovic che non esiste. “Tornerà Milik, puntiamo su di lui” si dice. Del polacco neanche il cognome sulla lista dei convocati si è letto finora.

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Juventus, Giuntoli: voto 4, mercato egoistico e con poco senso

Trattazione questa che deve far emergere il secondo dato oggettivo e palese di questa storia, ossia quello di un mercato condotto in maniera confusionaria e quasi egoistica da parte di Giuntoli. Forse è un’estremizzare, forse questa può passare come una frase provocatoria, ma alcuni acquisti proprio non si spiegano anche e soprattutto in relazione alle scelte che poi il tecnico ha applicato fino ad ora. Sì perché se Thiago Motta avesse puntato su Douglas Luiz, per esempio, non lo avrebbe utilizzato con il contagocce ma avrebbe cercato di gestire e di far uscire fuori tutto il valore del brasiliano, come si sta cercando di fare con la brutta copia di Koopmeiners. Perché strappare Cabal all’Inter che lo aveva in pugno sembrerebbe un atto per far capire che vuoi avere il dominio del mercato. Perché non regalare al tecnico un attaccante di livello ed imbottirlo di esterni vuol dire che si ha una distorta visione della realtà. Si arriva quindi a quell’analisi, a quel mercato da 4 che ad oggi non ha sortito nessun tipo di risultato soddisfacente ed all’altezza dei soldi, tanti, che sono stati spesi.

Il rischio di tutto ciò quale sarebbe? Facile. Bruciare un allenatore forte e bravo come Thiago Motta che sicuramente avrà le sue colpe e le sue responsabilità, ma che potrebbe essere vittima di un mercato non pienamente condiviso e di una squadra che non sente sua al 100%. Il consiglio da dare a Giuntoli e comunque a tutta la società Juventus pare chiaro e manifesto: urgono rinforzi funzionali al progetto Motta, urge una punta ed una piena sintonia con il tecnico. Sempre se si vuole far tornare la Vecchia Signora ai vecchi fasti di un tempo: quelli per cui vincere era l’unica cosa che contava.