C’è un prima e un dopo nella storia della Sampdoria, e il confine passa da questa stagione. I blucerchiati, retrocessi in Serie C per la prima volta nei loro quasi 80 anni di esistenza, chiudono un’annata che non ha precedenti per drammaticità. La prima squadra maschile, tra l’altro, non è stata la sola a cadere. Nello stesso arco di tempo sono arrivate anche le retrocessioni della formazione femminile e della Primavera, a completare un trittico amarissimo. A rendere ancora più amaro il bilancio c’è un paradosso geografico che grida vendetta al cielo del calcio ligure: con il Genoa salvo in Serie A, lo Spezia – eventualmente – promosso e la Virtus Entella in Serie B, la Samp si ritroverebbe addirittura quarta forza regionale, scalzata nel cuore e nel rango da tutte le rivali. Un’eclissi sportiva che ha stupito per la sua rapidità, ma che covava sotto la superficie da mesi, se non già da qualche anno.

Una club allo sbando
Dietro al crollo si nasconde un cortocircuito societario difficile da decifrare. Formalmente stabile dal punto di vista finanziario, il club è stato travolto da una confusione strutturale e comunicativa senza precedenti. La proprietà reale – un gruppo imprenditoriale di Singapore – è rimasta nell’ombra, mentre la guida visibile, Matteo Manfredi, ha gestito a distanza un progetto già compromesso. Il ritorno dei “Grandi Vecchi”, con Roberto Mancini in prima fila, avrebbe dovuto dare ordine e ispirazione, ma ha generato solo nuove domande. La nomina di Evani come allenatore – privo di giusta esperienza in panchina per traghettare una barca così disastrata – è apparsa più come un atto di nostalgia che una scelta strategica. E mentre fuori dal campo regnava l’incertezza, dentro le linee bianche del rettangolo verde la squadra sembrava un corpo senz’anima, incapace di reagire anche quando la salvezza era ancora possibile.
E adesso?
Ora il futuro è un’incognita pesante. La retrocessione cambia tutto: dalle ambizioni al bilancio, passando per le regole. In Serie C entrerà in vigore un nuovo salary cap, che limiterà fortemente le possibilità di spesa di club come la Sampdoria, abituati a investimenti da Serie A. La rosa andrà rifondata, per la quarta volta in tre stagioni, mentre il progetto di rilancio “nostalgia” appare già logoro prima ancora di essere davvero cominciato. Serviranno chiarezza, presenza e coraggio per affrontare la nuova realtà: non basteranno le glorie del passato né i nomi altisonanti. Perché, come ha dimostrato questa stagione, la storia non basta per vincere le partite – e nemmeno per restare in piedi.

