Allegri vede il calcio con filosofia

C’è stato un momento in cui tutto ciò che propinavano gli opinionisti televisivi sembrava la Bibbia. La visione del calcio, i concetti che ne venivano fuori e i potenti mezzi che supportavano queste teorie erano gli unici custodi della verità. Nel calcio però tutto questo non esiste. Non è uno sport statistico, non si può scegliere un tiratore da 3 in base ai dati raccolti. Non si può decretare con un verdetto su cosa sia migliore tra un calcio propositivo e uno reattivo. I fattori intangibili sono probabilmente l’essenza di questo gioco.

L’Allegri pensiero

È innegabile che un calcio votato all’attacco sia più bello per gli appassionati, come del resto è chiaramente più noioso un calcio speculativo per lo 0-0. Massimiliano Allegri probabilmente nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera voleva rafforzare questo concetto, riportando il calcio ad una visione primordiale dove chi vince è tendenzialmente più forte e chi è meno forte deve ingegnarsi per ribaltare l’ordine naturale delle cose. Lo fa riportando l’uomo al centro del villaggio, il talento e la capacità di leggere i momenti. L’unica cosa paradossale è che colui che parla di tecnica in contrapposizione alla tattica, è lo stesso che aveva messo alla porta uno dei talenti più luccicanti del calcio mondiale: Paulo Dybala.

Nel suo calcio c’è poi anche parecchio di studiato perché non si vincono 6 scudetti per caso, e quindi non fa una grande presentazione di sé stesso nel riferimento al semplice occhio dell’allenatore. Quindi quello che ne viene fuori dalla bellissima intervista di Mario Sconcerti è che Allegri rappresenti il miglior filosofo del calcio europeo e nella sua visione spicciola, pratica e concreta ci sia tanta filosofia. Una filosofia suprematista ma reale. Che fa storcere il naso a molti, ma che rafforza le convinzioni di molti suoi fan.