Amarcord: quando la Roma strapazzò l’Inter e ipotecò la vittoria della Coppa Italia

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Il 9 maggio 2007, esattamente 13 anni fa, allo stadio Olimpico di Roma andava in scena la finale d’andata della Coppa Italia 2006-07 tra le due squadre più forti, di quell’anno, in Serie A: Roma e Inter. Le due si erano date battaglia in campionato fino a qualche turno prima, con i nerazzurri che vinsero il torneo con ben 5 giornate d’anticipo con record di punti (97) e uno scarto di 22 sui giallorossi secondi in classifica. La doppia finale della coppa nazionale era l’unica via, per la squadra della Capitale, per vendicare un campionato senza storia. Quella partita, effettivamente, si rivelerà una gara priva di qualsiasi senso logico.

Pronti-via: la Roma la sblocca subito

Passano solo 53 secondi e la Roma sblocca il risultato con il suo capitano: Francesco Totti. L’azione manovrata dei giallorossi parte da De Rossi; il numero 16 scambia con Panucci all’altezza della trequarti nerazzurra e questi lancia Taddei all’interno dell’area di rigore. Il brasiliano, allora, scarica in mezzo per il 10 che controlla sul dischetto e con il destro batte Toldo. Avvio sprint di una gara che, di certo, non finisce lì.

Uno-due micidiale: De Rossi raddoppia

Passano soltanto 5 minuti e la squadra di Luciano Spalletti raddoppia con Daniele De Rossi. A seguito di un calcio d’angolo battuto verso il limite destro dell’area di rigore da Pizarro, Mexes si coordina e con un destro al volo manda la sfera nell’area piccola dove il numero 16 giallorosso, ben appostato, devia in rete. 2-0 in neanche dieci minuti; la strada per la Roma, adesso, è spianata.

Perrotta la chiude, ma Crespo la riapre

La Roma è un rullo compressore e qualsiasi ripartenza si trasforma in un’occasione da goal. Al 15° minuto, Panucci recupera palla in zona difensiva e apre sulla fascia sinistra per Chivu che ha una prateria di fronte a sé. Superato il centrocampo e arrivato sulla trequarti nerazzurra, il romeno scarica al centro dell’area di rigore per Perrotta che, in anticipo su Materazzi, deposita la palla in fondo al sacco. 3-0 per i giallorossi: sembra finita, ma Hernan Crespo non è dello stesso avviso. L’argentino, infatti, quattro minuti dopo approfitta di un retropassaggio sbagliato di Pizarro verso il proprio portiere, scarta Doni e deposita in porta il pallone del 3-1. Tutto è ancora in gioco, ma non per molto.

Mancini di destro e la Roma cala il poker

La squadra di Spalletti accusa il colpo e riparte alla grande. Scorrono altri dieci minuti e Amantino Mancini approfitta di una respinta corta nel cuore dell’area di rigore di Toldo e, con il destro, scaraventa nella porta vuota il goal del 4-1. Non succede altro in quel primo tempo che, infatti, si chiude con questo punteggio pesantissimo. L’Inter ha bisogno di una scossa per cercare di limitare i danni nella seconda frazione di gioco; la Roma, però, quella sera non ha pietà e continua imperterrita a segnare.

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Panucci vola in cielo: è manita giallorossa

I tifosi giallorossi non devono aspettare troppo tempo per vivere la prossima emozione. Infatti, passano solo otto giri di orologio dalla ripresa e c’è un calcio d’angolo a favore dei loro beniamini. Pizarro si appresta a calciarlo, crossa nel cuore dell’area di rigore e Christian Panucci vola in cielo segnando il punto del 5-1. La squadra di Roberto Mancini non c’è più, anzi, non è mai scesa in campo e la Roma la spedisce ancora una volta all’inferno.

Crespo non si arrende: l’Inter è ancora viva

L’entusiasmo giallorosso è alle stelle dopo il quinto goal, forse troppo, infatti l’Inter approfitta del momento di confusione degli uomini di Spalletti e riapre ancora la partita sempre con il suo numero 18. Crespo, difatti, deposita in porta la sfera a seguito di un traversone di Maicon al minuto dieci. I nerazzurri sono di nuovo in pista, ma il passivo resta allo stesso modo pesante.

Panucci fa doppietta la Roma ipoteca la Coppa

Il tempo scorre e il risultato resta fermo fino al 43° giro di orologio. La Roma si guadagna un calcio di punizione dai 25 metri sul quale si presenta Totti. Il capitano giallorosso batte violentemente verso la porta, Toldo respinge come può e Panucci spinge in fondo alla rete il sesto goal romanista. L’Olimpico è in delirio, mai nessuno si sarebbe aspettato un punteggio così pesante inflitto dalla seconda in classifica all’Inter dei record in una finale di coppa. Sta di fatto che passano gli ultimi minuti e l’arbitro Saccani fischia tre volte. Finisce la partita in un’apoteosi giallorossa: la Roma strapazza i nerazzurri di Milano e ipoteca la vittoria della Coppa Italia. Otto giorni dopo, infatti, si gioca il ritorno in quel di San Siro e l’Inter vince per 2-1, ma non basta. Il club capitolino vince l’ottava coppa nazionale della sua storia, tutto grazie al tripudio di una settimana prima.

Roma “capoccia”

Piccolo off topic: al termine dell’incontro, allo stadio Olimpico risuona una canzone molto apprezzata dal pubblico capitolino: si tratta di “Roma capoccia” di Antonello Venditti. “Quanto sei grande Roma quann’è er tramonto” recita una strofa del brano. Ebbene sì, la Roma fu grande quella sera, durante il tramonto, perché quella partita si giocò alle ore 18 con il sole in fase calante. Una Roma “capoccia” strapazzò una delle Inter più forti degli ultimi anni, capace di vincere in Serie A, quell’anno, ben 33 incontri su 38, pareggiarne 3 e perderne uno solo (proprio contro la Roma a San Siro). Entrambe le squadre, tredici anni dopo, sono cambiate del tutto (cosa anche ovvia e giusta), ma ci auguriamo possano presto tornare a darsi battaglia come a quei tempi che, adesso, sembrano tanto lontani.