«Un inno alla bellezza del calcio»: a Giampaolo Pozzo, uno che in venti anni di Udinese ne ha visti – e quanti – di campioni, piace riassumere con queste parole lo stile di Antonio Di Natale. E, riorganizzando gli ultimi due decenni di Serie A, diventa sinceramente impossibile dargli torto, perché la figura del 10 napoletano trascende il concetto di semplice “bomber di provincia” toccando picchi di assoluta purezza calcistica.
Pochi, in carriera, sono riusciti a fare calcio con la stessa naturalezza di Totò. Te ne accorgi dalle movenze, dalla capacità di ridurre in maniera drastica i tempi di preparazione al netto di conclusioni sbalorditive, ma soprattutto dalla vastità di modi con cui Di Natale è riuscito a siglare i suoi 209 gol in Serie A (sesto cannoniere di sempre nel nostro campionato).
Anche per questo, quando nel 2010/2011 Guidolin decide di spostarlo al centro dell’attacco per sopperire all’assenza del partente Quagliarella, i risultati sono ancor più devastanti: i difensori non sanno marcare Di Natale perché Di Natale è fondamentalmente immarcabile, coniuga la grande velocità a tecnica sopraffina e senso del gol, sciorinando i suoi personalissimi cento modi per mettere in ginocchio la retroguardia avversaria. Vince il titolo di capocannoniere (bissando quello dell’anno precedente), porta l’Udinese ai preliminari di Champions League e rifiuta la Juventus: «in un minuto decisi di restare in Friuli», spiegherà in seguito.
E se da una parte affascina terribilmente l’immagine di un fuoriclasse “prestato” al calcio di provincia, viene naturale porsi il problema di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ricorderemo Totò per tutto ciò che ha regalato al nostro calcio? Di certo, la sensazione è che un suo ritorno in campo sia diventato un miraggio. Con il campionato ormai iniziato e le rose definite, ogni suggestione sembra sia destinata a rimanere tale e non bisogna sbigottirsi se presto dovessimo rivedere Di Natale ad Udine ma in veste dirigenziale. Ci accompagnerà la fortuna di aver visto il talento puro di un fenomeno controcorrente, pronto a resistere alle lusinghe dei top club per godere del temperato clima friulano.

