Gigi Buffon si è raccontato ai microfoni de La Repubblica, svelando qualche retroscena sul passato da giocatore, soffermandosi sul presente che lo vede come Capo Delagazione della nostra Nazionale e parlando di piani futuri. Queste le parole dell’ex portiere della Juventus.

A tutto Buffon: fra passato, presente e futuro
Sul passato da giocatore: “Nel 2001, dal Parma, avevo quasi fatto con la Roma. Era questione di dettagli. Poi anche col Barcellona. Alla fine però sono andato alla Juve. Poi nel 2005 c’è stata una grandissima società straniera che mi voleva, ma non l’ho presa in considerazione. Finito il Mondiale, potevo andare ovunque. Nel 2007 c’erano almeno due squadre italiane. E nel 2011 stavo di nuovo andando alla Roma, perché con la Juve s’era rotto qualcosa: mi chiamò Montali, mi piaceva. Poi però arrivò Conte e impose la mia presenza. Quando dal Psg sono tornato alla Juve stavo per andare al Porto. Avevo già visto i voli, la città. E altre due volte sono stato vicinissimo all’Atalanta. La seconda avevo già deciso. Ma siccome alla Juve mi conoscono come le loro tasche fecero una riunione in cui eravamo io, Paratici, Pirlo. Che mi disse: Gigi, cavolo, è il primo anno che alleno, sono venuto sapendo che c’eri tu… Cosa potevo dirgli?“.
La Juventus, l’amore di una vita: “Inevitabilmente me l’avevano trasferita i miei cugini e i miei zii. Ma a sette-otto anni ero già un bastian contrario, mi piacevano le cose difficili. La Juve vinceva sempre e quella cosa lì un po’ mi infastidiva. A me piacevano le squadre di provincia: l’Avellino, l’Empoli di Jhonny Ekström, il Como di Dan Corneliusson“
Sul presente: “Il primo anno senza giocare l’ho vissuto bene. I vuoti che inevitabilmente incontri passando dall’avere per trent’anni una vita scadenzata devi cercare di riempirli in modo più proficuo possibile. E credo di averlo fatto molto bene. Il dopo calcio si sta manifestando con entusiasmi che immaginavo e alcune volte delle malinconie. Sono inevitabili, dopo gli anni vissuti. Non bisogna abiurare il proprio passato: va ricordato, è qualcosa di importante. Ma la verità è che la proiezione deve essere sempre positive, su presente e futuro“.
Sulla vicenda scommesse in Nazionale: “La cosa che puoi fare, vista la serietà della situazione, è sdrammatizzare. Ho detto due cagate delle mie, che non posso ripetere perché non sarebbe educativo. Ma io ci sono passato, quelle sono cose che – se hai sempre rispettato le regole – ti colpiscono nel profondono, che ti offendono nel profondo. E già il fatto che uno si offenda è importante: ti rassicura di essere vivo e di avere ancora qualche valore“.
Sul futuro: “Metto il punto di domanda, ancora. Ma comunque all’altezza della situazione nelle cose che mi piacciono. Di sicuro voglio essere operativo, non mi piace essere passivo. Ho fatto il corso da Direttore Sportivo. Da gennaio poi ho cominciato un master in business and administration alla Bocconi che finirà a maggio, immaginando di lavorare per una società calcistica. Da gennaio ho ricominciato una full immersion di inglese e sto cominciando a seguire giornalmente corsi di macro economia, di analisi tecnica finanziaria. Tutto molto, molto stimolante“.

