Il calcio nella terra dei canguri

Tutti ricordano quando Alessandro Del Piero, come coronamento della sua prestigiosa e gloriosa carriera, decise di concluderla giocando per una squadra australiana. Sicuramente qualche fan di Pinturicchio l’ha inizialmente seguito a distanza, ma è difficile che l’abbia fatto per un lungo periodo.

Continente che vai…

Il livello e l’organizzazione dello sport più bello del mondo a quelle latitudini (e longitudini!) lascia alquanto desiderare e nonostante l’ingaggio di qualche vecchio leone, non gode molto dei favori dei locali.

Sport come il rugby ed il football australiano la fanno da padroni e nonostante ci si ricordi chiaramente la quasi costante presenza della nazionale aussie ai mondiali di calcio, l’attrattiva sembra essersi ormai spenta. I grossi nomi provenienti da Europa e Sud America sono serviti a dare una importante spinta iniziale al movimento, ma non c’è stato quel ricambio generazionale, una continuità di new entries.

Esiste da qualche anno solamente una singola squadra di medio-alto valore cioè il Sidney FC ma è consuetudine che anche lei non riesca ad emergere a livello internazionale.

Manca l’organizzazione, nessun progetto valido per il futuro, tanto meno una visione a lungo termine. I vivai vengono considerati dei puri costi e non degli investimenti. Alcune leghe minori giocano solamente una quindicina di settimane all’anno; sembra quasi che il calcio in Australia sia una sorta di sport stagionale, come lo sci dalle nostra parti.

Quattro calci al pallone nel cortile di casa

C’è stato indubbiamente un fallimento nel tentativo di inserire il calcio nelle abitudini della popolazione ed in primis dei giovani. Si è confidato troppo sul fatto che l’Australia faccia parte del Commonwealth e che il richiamo dei creatori del soccer sui “coloni” fosse irresistibile.

Girando per i quartieri di piccole e grandi città, non si vedono praticamente mai i ragazzini giocare al calcio nei campetti improvvisati o nei cortili dei palazzi. Tutto comincia (se comincia) nelle scuole, quasi per imposizione piuttosto che per passione. Le abitudini non possono essere sradicate o cambiate sbandierando qualche giocatore alla fine della carriera senza una pianificazione seria e costante.

Questione di concorrenza

Nominando insieme le parole “sport” ed “Australia”, immediatamente in mente ne balza una altra sola: “Rugby”. Gli australiani sono fra i massimi esponenti di quello sport che, ricordiamoci, è un “derivato” del calcio; i due titoli mondiali conquistati lo confermano. Sono dei veri e propri maestri e l’eterna competizione con i “vicini” neozelandesi è sentita quasi quanto quella dell’attribuzione dei natali della Torta Pavlova.

Quando si scontrano i Wallabies contro gli All-Blacks, lo spettacolo è assicurato ed il fascino esercitato dall’evento contagia anche chi non conosce appieno il rugby. I ragazzini cominciano sin da piccoli a passarsi lateralmente la palla ovale e del pallone rotondo… ignorano l’esistenza.

Come se non bastasse, il football australiano sembra essere il vero sport nazionale. E’ difficile per un europeo definirlo e spiegarlo in poche parole, dato che sembra una vera e propria accozzaglia di altre attività. Viene giocato da 18 giocatori per squadra su un campo ovale come quello del cricket (lungo anche 185 metri) utilizzando una palla ovale simile a quella del rugby che deve essere infilata all’interno di alcuni pali, quasi come nel polo. Anche questo sport, però, viene giocato solo stagionalmente, nel periodo invernale australiano (corrispondente alla nostra estate).

De gustibus

Viene molto difficile per noi italiani capire come uno sport strano ed a tratti assurdo come il football australiano possa essere preferito al nostro amato calcio. Possiamo capire l’attrazione che il rugby possiede, ma non di una attività ginnica che mischia male quattro e più sport. Ciononostante in Australia hanno scelto ed il timido tentativo di introdurre nella loro cultura il nostro sport principe, ha miseramente fallito. Nel corso dei prossimi anni ci sarà sempre un campionato australiano di calcio, ma con un’importanta sempre minore. La speranza è che qualcuno dotato di mezzi e passione dia nuova linfa alla A-League.