Chi è Luka Jovic?

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Chi è Luka Jovic? La risposta alla domanda riguardo l’attaccante serbo che la scorsa estate ha convinto il Real Madrid a puntare su di lui non è affatto semplice. 

Gli esordi in patria

Classe 1997, punta centrale che può essere adattata anche ad esterno, Jovic muove i primi passi da professionista in patria, nella Stella Rossa di Belgrado, città in cui sono cresciuti anche alcuni volti noti al calcio italiano, tra cui Dejan Stankovic, Sinisa Mihajlovic, Adem Ljajic e Stevan Jovetic, seppur questi ultimi due in maglia Partizan.

Proprio a Stankovic, il centravanti ex Eintracht ha “rubato” uno storico record nella Super Liga del 2013/14, alla sua prima presenza tra i professionisti. Jovic infatti, subentrato a Ifeanyi Onyilo, sigla a soli 16 anni, 5 mesi e 5 giorni la sua prima rete con la Stella Rossa nella partita contro il Vojvodina, regalando con il gol del 3-3 il titolo alla sua squadra e diventando il più giovane calciatore a segnare con la maglia della squadra di Belgrado, superando l’ex centrocampista dell’Inter.

Tappa a Lisbona, poi Francoforte

Nell’anno e mezzo successivo Jovic diventa un punto fisso della Stella Rossa, arrivando a siglare complessivamente 12 reti in 42 presenze in Super Liga. Così, a soli 18 anni, il Benfica si convince a puntare su di lui. Nonostante i portoghesi se ne siano assicurati le prestazioni, i momenti buoni dell’attaccante in terra lusitana sono pochi, non riuscendo mai ad ambientarsi nella squadra di Lisbona, con cui riesce però ad esordire in Champions League, contro il Bayern Monaco. Così il Benfica, dopo sole 4 presenze in prima squadra, decide di concedere un prestito biennale del centravanti all’Eintracht Francoforte, e qui avverrà la svolta della sua carriera.

In Germania, Jovic diventa subito una pedina fondamentale di Niko Kovac, che lo lancia spesso titolare già nel suo primo anno, venendo ripagato con 9 reti a fronte di 27 presenze. Jovic sarà anche protagonista del ritorno dell’Eintracht in Europa League grazie alla vittoria della Coppa di Germania, dove la squadra di Francoforte si impone per 3-1 in finale contro il Bayern Monaco.

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Il Mondiale e l’esplosione

La buona annata del centravanti ex Stella Rossa convince il ct della Serbia, Mladen Krstajic, a portarlo con sé nella spedizione del Mondiale di Russia del 2018. In quell’occasione Jovic gioca solamente gli ultimi minuti della terza partita del girone, il 27 giugno a Mosca contro il Brasile. Quel match segna la fine del percorso mondiale dei serbi, sconfitti dai verdeoro con il punteggio di 2 a 0. 

Il secondo anno di Jovic in Germania è quello che rappresenta per lui la vera svolta. Il 19 ottobre 2018 mette a segno la sua prima rete in campo Europeo contro l’Olympique Marsiglia e, inoltre, sigla un altro record storico, nella partita in cui l’Eintracht si impone per 7-1 contro il Fortuna Dusseldorf. Segnando ben 4 reti in quel match, infatti, Luka Jovic diventa il più giovane calciatore della storia del calcio ad aver segnato una poker in una partita.

La stagione della squadra allenata da Adolf Hutter è ottima e si chiude con un settimo posto in Bundesliga, oltre alla gloriosa cavalcata in Europa League eliminando tutti gli avversari che le si pongono davanti (tra i quali, agli ottavi, l’Inter, proprio con gol di Jovic a San Siro), fino all’eliminazione in semifinale contro il Chelsea di Maurizio Sarri, vincitore poi della competizione, nella lotteria dei calci di rigore. L’attaccante serbo è l’assoluto protagonista dell’ottima stagione della squadra di Francoforte, siglando ben 10 reti in 14 presenze di Europa League (secondo solo dietro a Giroud nella classifica marcatori), tra cui marcature importanti con Inter e Chelsea, e ben 17 reti in 32 presenze in Bundesliga.

Il grande salto madrileno

La grande annata dell’attaccante serbo convince il Real Madrid a puntare sul suo talento. Così, poco prima di partire con la nazionale under 21 per l’Europeo di categoria in Italia, viene ufficializzato il suo passaggio ai Blancos, tre giorni prima che venga ufficializzato l’altro colpo di mercato dei Galacticos, Eden Hazard. In un anno in cui il Real Madrid sta lottando a denti stretti con il Barcellona per il titolo, Jovic sembra faticare ad ambientarsi in Spagna, in cui non sta trovando molto spazio per mostrare le sue qualità.

Alcune occasioni sono state concesse al classe ’97 da Zidane, che lo difende a spada tratta ogni volta che ne ha l’occasione, ma il giocatore che è stato ammirato per due anni in Germania ancora non si è visto in terra iberica, e i tifosi del Real Madrid sperano che il centravanti riesca presto a tornare ai livelli raggiunti lo scorso anno. Non solo in campo l’attaccante sembra solo un lontano parente di quello visto a Francoforte, ma quest’anno è stato protagonista anche di alcune vicende extracalcistiche.

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Fuori dal campo

Non è un segreto, infatti, che Jovic abbia avuto delle incompresioni con l’attuale ct della Serbia, Tumbakovic, che ha dichiarato che “il problema di Luka Jovic è Luka Jovic”. I problemi tra i due sembrano nati quando Jovic, in una partita delle qualificazioni all’Europeo del 2020 contro il Lussemburgo, ha lamentato un infortunio, per poi essere però regolarmente in campo con il Real Madrid 4 giorni dopo contro il Levante, seppur solamente per gli ultimi 7 minuti di gara. Questo comportamento non è piaciuto a Tumbakovic che si è poi lasciato andare alle dichiarazioni di cui sopra.

Un’altra vicenda per cui Luka Jovic ha fatto parlare di sé fuori dal campo riguarda il coronavirus, e la quarantena che tutti, chi più, chi meno, stiamo affrontando. Dopo la positività del cestista del Real Madrid Trey Thompkins, era stato decretato che l’attaccante dovesse rimanere in isolamento, poiché sembra aver usato le sue stesse attrezzature per allenarsi. Il serbo ha però pensato bene di non rispettare quest’isolamento, tornando in patria per festeggiare il compleanno della fidanzata, a Belgrado. Questo comportamento non è assolutamente piaciuto, ed ha generato molte polemiche, tanto in Serbia quanto in Spagna. Così, ora la domanda che tutti ci poniamo è: Luka Jovic tornerà a far parlare di sé per meriti calcistici? Ai posteri l’ardua sentenza.