La fase invernale del calciomercato sta assumendo ritmi frenetici, non tanto per il numero delle operazioni già conclusa, quando per le trattative. Spesso, però, riusciamo a capire pienamente solo quando un giocatore cambia squadra con la formula della normale vendita. Ma non è la sola.
Cambiare maglia temporaneamente
Fra le varie formule che si utilizzano per far cambiare casacca ad un giocatore, c’è ovviamente quella del prestito. Con questa soluzione normalmente un atleta passa da una squadra all’altra solo temporaneamente. In pratica di solito alla fine del campionato, il calciatore ritorna alla squadra che detiene il suo cartellino. Questa formula viene identificata con la dicitura “prestito secco”.
Quando il club, che riceve temporaneamente il giocatore, paga solo lo stipendio relativo ai mesi in cui veste la la sua maglia, si parla di “prestito a titolo oneroso”.
Nel caso, invece, che l’atleta continui a ricevere gli emolumenti sempre dalla prima squadra, è il caso di “prestito gratuito”. Fino a qui non ci sono problemi, è tutto semplice. Sorge qualche complicazione quando il ritorno del giocatore alla squadra presso la quale è tesserato, non è così sicuro e diretto.
Il diritto di riscatto
Come è facile intuire, con il diritto di riscatto la squadra che accoglie in prestito il giocatore, alla fine del campionato può decidere di tenerlo, quindi tramutare il prestito in acquisto vero e proprio.
L’obbligo di riscatto
Quando l’opzione è quella dell’obbligo di riscatto, l’acquisto del calciatore avverrà alla fine del campionato, ed obbligatoriamente ci sarà il pagamento e l’acquisizione del suo cartellino. Con una lettura poco attenta potremmo chiederci che senso ha questa tipologia di clausola, ma riflettendo e tenendo a mente le limitazioni di mercato che hanno alcuni team (il famoso “fair play finanziario”), tutto sembra molto più chiaro. In pratica la squadra A, riceve il giocatore X dalla squadra B nel gennaio dell’anno in corso, ma diventerà suo a tutti gli effetti durante il calciomercato estivo seguente.
Talvolta l’obbligo del riscatto del cartellino sorge dopo che il calciatore ha disputato più di un determinato numero di partite. Questa modalità viene solitamente richiesta dalla squadra che dà in prestito il giocatore.
Il contro-riscatto
Questa opzione è quella che solitamente viene utilizzata nel caso di passaggio da una squadra all’altra di un giocatore giovane promettente o acquistato all’estero e temporaneamente affidato ad un’altra squadra italiana, cercando di guadagnarci il più possibile.
Ipotizziamo che la squadra A dia in prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto il giocatore X alla squadra B. Se quest’ultima resta soddisfatta e vuole trattenerlo, si avvale del diritto di riscatto, pagando una determinata cifra. A questo punto se la prima squadra vuole anche lei il giocatore, si avvale del contro-riscatto, pagando al club B una determinata cifra.
Naturalmente se l’atleta non ha reso come sperato, ritorna alla squadra A senza che nessuno paghi o faccia nient’altro. Le cifre, naturalmente, sono definite in anticipo al momento della stipulazione del contratto di prestito anche se non ci illudiamo che le vere cifre siano quelle rese pubbliche.

