La Serie A ci sta regalando una corsa a due che non si vedeva da tempo. Eppure, pochi lo avrebbero immaginato a margine dell’inizio del campionato, quando il Napoli cadeva sotto ai colpi dell’Hellas Verona e l’Inter si dimostrava forte e cinica. Quei pochi che ipotizzavano questo finale, probabilmente, dopo gennaio e la cessione di Kvaratskhelia sono scesi dal carro: i partenopei sono stati sempre lì rispondendo colpo su colpo al club nerazzurro, fino alla fine. Ora vincerà chi ne avrà di più, con le seconde linee che rischiano di essere variante decisiva per un finale tutto da scrivere e da vivere.

Napoli, l’ennesimo capitolo di un altro capolavoro “contiano”?
Nella scorsa estate De Laurentiis ha deciso di puntare fortemente su Antonio Conte. Molti addetti ai lavori e tifosi credevano che portare l’allenatore pugliese in Campania sarebbe coinciso con l’arrivo di grandi giocatori nella terra del Vesuvio. Ciò si è solo in parte, perchè mai come in questa stagione l’ex Juventus ha dovuto fare con quello che aveva in caso. Vero sono arrivati Lukaku e McTominay, ma analizzando le stagioni trascorse questi due giocatori arrivavano a Napoli per rinascere e non per confermarsi.
Il belga a Roma non ha brillato e dal Chelsea, per l’ennesima volta, era stato messo alla porta. Il centrocampista scozzese rischiava di rimanere un profilo a cui l’espressione “bello, ma non balla” sarebbe calzata a pennello. Ed invece no. Big Rom si è esalato con quello che potrebbe definirsi il suo padre calcistico ed anche se non è stato profondamente prolifico, ha dimostrato di giocare con e per la squadra in questa stagione. L’ex Man United, invece, rischia di essere l’uomo campionato non per quello che magari farà in questo finale, ma per quello che ha dato e per quanto ha impattato positivamente nella Serie A. Alla faccia dei 60 milioni che qualcuno ha speso per Koopmeiners. A 30 circa è arrivato in Italia un gigante scozzese che ha cambiato, anzi stravolto, le carte del campionato.
Nell’analisi del Napoli in questa stagione però non si può non prendere in considerazione il mercato di gennaio, totalmente imbarazzante per una società che punta o comunque sogna di vincere quello che sarebbe il quarto scudetto della storia. Se vendi il talento di Kvaratskhelia, sei obbligato a prendere qualcuno che possa almeno non farlo rimpiangere. Specie se poi il tuo allenatore si chiama Antonio Conte, uomo esigente per antonomasia. La risposta alla cessione del georgiano è stata Okafor, desaparesidos che non ha lasciato fin qui nessuna traccia e che nemmeno il sergente di Lecce ha cambiato. E allora tutto diventa più difficile, se non impossibile quando Buongiorno vero colpo dell’estate del Napoli, rischia di rimanere fuori in questo finale.
Questa volta Conte, spesso accusato di fare richieste impossibili ai presidenti delle squadre che allena, sta compiendo un vero e proprio miracolo. Conoscendolo un pò, queste ultime due settimane verranno preparate stile Marines. Se dovesse riuscirci, nella terra dei miracoli di San Gennaro la società dovrà pensare a come predisporre una statua di un nuovo padrone della città: Antonio da Lecce, a pochi metri da un traguardo che suonerebbe come impresa.

L’Inter e la forza ritrovata: Inzaghi insegue e spera
Essere favoriti sulla carta conta come quando in un gioco famoso delle carte hai il due di spade e la briscola va a coppe. Il nulla, dunque. Il campo ha dimostrato che l’Inter sia la squadra più forte di questo campionato e non solo. La variante che ha fatto e che fa pendere sensibilmente la bilancia verso il Napoli è che la squadra di Conte è stata più continua e centrata sull’obiettivo.
L’Inter in alcune circostanze invece si è guardata troppo allo specchio, convincendosi di essere la più bella del reame e questo errore se hai difronte l’aguzzino di Lecce non puoi minimamente permettertelo. Come in Champions League, stanno però venendo fuori quelli che sono i meriti di Inzaghi: la forza e la qualità del gruppo e la solidità della proposta di gioco. Contro il Barcellona era importante essere squadra e saper soffrire alle sfuriate del giocatore più forte del Mondo ed azzannare la difesa, abbastanza discutibile, della squadra di Flick. Solo una squadra composta e vera in cui tutti gli interpreti sanno quello che c’è da fare poteva riuscirci. E l’Inter, infatti, è una delle poche in Europa che poteva battere questo Barcellona. Detto, fatto.
La spinta e la consapevolezza di essere forti, di aver raggiunto un obiettivo importante come la finale di Champions League può far crescere anche quelle che son passate alla storia come “seconde linee“. L’energia di Zalewski, l’essere decisivo di Frattesi, la crescita di Asllani e magari qualche gol finora mancato di Taremi rendono possibile il clamoroso sorpasso. E poi si sa: chi insegue, in queste situazioni, si trova nella posizione migliore nonostante vedersi sfilare da chi lo ha riportato il tricolore rappresenterebbe sponda nerazzurra un colpo non tantissimo digeribile che solo la vittoria della Coppa delle Grandi Orecchie potrebbe nascondere.
E allora non ci resta che tuffiarci in questo finale e godercelo. Lunga vita alle corse scudetto dell’ultima giornata, o forse chissà, anche oltre.

