Coraggio, Azzurri. Adesso si può sognare

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Uno dei più grandi comunicatori e patrioti del nostro tempo nelle ore scorse ha detto: “Nella terra di Bach non ci può essere spazio per la fuga”. E questa Nazionale ha dimostrato di saper rimanere quanto meno attaccata al treno di Euro 2024, un treno che ci ha fatto sbattere, deragliare, che ci stava per far piangere, ma che alla fine ci porterà a Berlino a giocarci l’ottavo di finale contro la Svizzera.


E adesso cosa ci portiamo in valigia? Poco, se non i tre principi che hanno fatto la storia della nostra Nazionale. Ci portiamo i denti stretti, l’orgoglio e soprattutto il coraggio. Sì, quel coraggio necessario per approcciare alle partite. Il coraggio del più giovanotto e del più inesperto, Riccardo Calafiori, che come i grandi che ripudiano il termine sconfitta a 30 secondi dalla fine si è preso la responsabilità di una nazione e a petto in fuori è andato a fare quello che i difensori moderni devono fare: offendere, oltre che difendere.

Il coraggio, ora, deve averlo anche il nostro ct, ripartendo dal 4-3-3. Abbiamo capito che l’ingorgo in mezzo al campo non paga: Pellegrini, Frattesi e Cristante possono essere armi a partita in corso. Se di Jorginho non possiamo fare a meno per leadership, teniamolo dentro. Affianchiamogli uno come Fagioli, che per caratteristiche tecniche ricorda il centrocampista dell’Arsenal e che ha più dinamismo: il doppio play, oltre a ricordarci vecchi fasti, ci può tornare utile. E poi Barella, intoccabile.

Lo sappiamo, poi: dobbiamo incentrare il gioco su Chiesa, ma dobbiamo deresponsabilizzarlo. Come? Mettiamo qualcosa dall’altra parte, e questo qualcosa è il risultato con la Croazia a determinarlo: Zaccagni è entrato nella storia di questa Nazionale e può essere l’arma, inattesa, in più. “Il gol mi ricorda quello di Del Piero alla Germania”, “Il tiro a giro è tornato”, calma. Non esageriamo. Però crediamoci. Crediamoci perché non ci sono nazionali troppo più forti, perché non c’è una selezione che ha fatto paura fino ad ora.

Crediamoci perché storicamente all’Europeo chi fa fatica ai gironi poi trova continuità. Crediamoci perché quel tricolore in partite secche porta noia a tutti gli avversari, perché sì, saremo viscerali, ma siamo l’Italia. Ritorniamo ad essere un’unica creatura, torniamo a far vivere i nostri azzurri in una bolla di affetto spasmodico. Non lo siamo stati fino in fondo in questi gironi, come tipico per noi italiani pronti a sferrare l’attacco ai vari giocatori, al ct ed alla Federazione. Rimettiamo la bandiera sui balconi e stiamo vicini ai nostri giovani. Ora il peggio è passato, dalle necessità si passa ai sogni. E allora, per emulare il più patriota di tutti, lo citiamo anche noi Bach. “Il vero vincitore è un sognatore che non hai smesso di crederci”. E allora crediamoci, sogniamo. Perché farlo non costa nulla.