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Da Bodo a Tirana: la Roma ha chiuso un cerchio sotto i comandamenti di Mou

La Roma ha fatto la scelta giusta mettendo sulla propria stessa strada un fuoriclasse come Josè Mourinho. Quando il 4 maggio del 2021 a sorpresa i Friedkin decisero di ufficializzare la scelta dell’allenatore portoghese, sin dall’inizio, si era parlato di un progetto vincente sulla base dei tre anni. Mou, ritornato Special nella notte di Tirana, ha impiegato solo un anno per mandare in visibilio la Capitale, che non trionfava in Europa da 50 anni. Robe speciali per uomini Special: Mourinho ha conquistato gran parte dell’Impero in un anno con la convinzione che il meglio debba ancora arrivare.

Roma, Mourinho ha fatto breccia nel cuore: nella notte di Tirana è diventato Unico

C’è chi lo dava a fine ciclo, c’è chi parlava della sua avventura a Roma come una sorte di gita scolastica scelta per invecchiare meglio. Tutte chiacchere.

Mourinho ha dimostrato di avere ancora quella voglia di incendiare mediaticamente i cuori dei tifosi. La Capitale aspettava dai tempi di Capello un uomo immagine capace di riuscire a fare innamorare la gente, principio che per i romanisti forse viene prima del trionfare. Per vincere, infatti, a Roma bisogna essere “Capo Popolo“, icona di un tifo che ama e vive spasmodicamente il calcio, che tocca picchi clamorosi dopo due vittorie per poi cadere in depressione dopo due sconfitte. Bisogna essere credibile come non mai. Sono doti queste che hai oppure no, sicuramente non le puoi maturare in corso. Dal discorso di presentazione citando Marco Aurelio, fino al trionfo di Tirana, passando per il “Daje Roma“: mediaticamente e comunicativamente esistono ancora pochissimi tecnici come lo Special One.

Mourinho ha dimostrato sempre di avere in mano la piazza, e ci è riuscito usando un sia il bastone che la carota. Dopo la sconfitta tennistica di Bodo ha toccato nell’animo giocatori ed ambiente, facendo uscire fuori tutti i limiti della squadra. E’ stato forse crudele forte, ma è stato vero e diretto. La squadra lo ha capito. Per questo, poi, la chiusura del cerchio è stata Tirana: partita preceduta da una serie di dichiarazioni con le quali non ha fatto altro che caricare tutti. Ha definito, infatti, la partita con il Feyenoord La finale più importante della sua carriera” e questa frase automaticamente ha scaturito qualcosa nei giocatori, soprattutto perché chi l’aveva pronunciato aveva già trionfato in Champions League ed in Europa League.

Nella notte di Tirana, Mourinho non è tornato solo Special, ma è diventato Unico direbbe Venditti: primo ed unico allenatore a vincere tutte le competizioni europee al momento, unico a vincere 5 finali su 5 giocate. Alla faccia di chi lo dava per bollito e a fine ciclo.

Roma, la forza del gruppo: Zaniolo chiude un cerchio

Altro grande merito di Mourinho è stato sicuramente quello di aver reso tutti importanti. Dopo la sconfitta di Bodo, vero spartiacque della stagione, lo Special One ha capito di poter puntare su 14-15 elementi. E’ ripartito, ricomponendo i pezzi del puzzle vincente pian piano: ha introdotto la difesa a tre con Mancini, Smalling ed Ibanez protagonisti a Tirana. Ha messo Pellegrini al centro della fantasia e ha coccolato sempre Tammy Abraham che ha fortemente voluto nella Roma. A centrocampo ha affidato le chiavi a Cristante che lo ha ripagato con una buona continuità. Poi per dimostrare di essere Special servivano però i colpi da maestro. Oliveira si è dimostrato un acquisto affidabile, ma soprattutto Zalewski è stata un’intuizione coraggiosa non dimenticando che Afena per un periodo è stato decisivo soprattutto in campionato.

Per vincere però non sarebbe potuto bastare la dose di coraggio dimostrata mandando in campo dei ragazzini. Per trionfare, infatti, c’era bisogno di recuperare un patrimonio della Roma e del calcio italiano. C’era bisogno di recuperare quel Zaniolo, al quale il campo aveva tolto più di qualcosa nonostante i 22 anni.

A differenza della grandissima irruenza con la quale Mou in moltissimi casi interviene di consueto, con il 22 della Roma lo Special One ha agito con calma, sapendo che in qualche modo fosse lui l’uomo che avrebbe chiuso un cerchio nella notte di Tirana. Lo ha recuperato alternando sempre la carezza allo schiaffo: le panchine della prima parte della stagione sono state importanti nel percorso di crescita, culminato il 25 maggio. Mou aveva bisogno di un colpo di classe dell’uomo più importante della Roma, che lui sapeva fosse quello con il numero 22. Chiamatelo visionario se volete. Sicuramente il cuore dello Special One batte eccome.

Il massimo in una stagione travagliata: ora la società faccia uno sforzo

Dove si firma per qualificazione in Europa League e vittoria della Conference?” Probabilmente questa sarebbe stata la risposta di un tifoso romanista se, ad inizio stagione gli si fossero prospettati questi obiettivi raggiunti dalla squadra a fine anno. Certo la qualificazione in Champions League manca, il primo che lo percepisce è proprio il tecnico portoghese. Bisogna essere realisti però: la Roma, al primo anno “Special” per rosa, per attitudine alle vittorie e per “freschezza” del progetto era inferiore almeno a quelle quattro squadre su cinque che gli sono arrivate sopra in Serie A. Mourinho era stato chiaro anche in questo nella presentazione dello scorso anno sottolineando come la squadra potesse ritornare a vincere e ad essere competitiva per la qualificazione in Champions nel giro di tre anni. L’obiettivo da centrare era quello quindi di arrivare più al ridosso possibile della quarta posizione, di centrare senza ansie l’Europa League e di fare cammino in Conference. Tutto portato a termine dal condottiero portoghese al quale sarebbe stato veramente utopico chiedere maggiormente.

Ora quello che è importante per dare continuità al progetto sarà quello che verrà. Il mercato estivo dovrà regalare qualcosa al tecnico portoghese, con la società (che continua a non pronunciarsi) che dovrà essere pronta ad uno sforzo. Lo ha fatto nell’estate passata, prendendo Rui Patricio ed Abraham accontentando Mourinho che ha vinto queste scommesse. Ha continuato a gennaio con Sergio Oliveira. Dovrà farlo ancora in questa sessione.

Comprando chi? La sensazione è che il nome non conti troppo o almeno il giusto. Affidarsi totalmente a Mourinho, questo conta. La Roma ha trovato un tesoro molto prestigioso. Non se lo lasci fuggire. Per nulla al mondo.

Antonio Di Cello

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