De profundis

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La Roma non c’è più. Cancellata, spazzata via da un inizio 2020 da incubo: due sole vittorie con Genoa e Parma (in Coppa Italia); pareggio con la Lazio e sconfitte con Juve, Sassuolo e Atalanta.

Proprio la sconfitta di Bergamo ha sancito definitivamente la crisi giallorossa. Gli uomini di Fonseca hanno di fatto esternato tutti i propri limiti, incertezze e timori.

Dopo un primo tempo sufficiente, chiuso in vantaggio grazie ad un regalo di Palomino, la squadra resta negli spogliatoi.

La Roma riesce nella patetica impresa di chiudere i 90 minuti con un solo tiro in porta e zero nella seconda frazione. Una Roma in balia di un avversario che corre e sembra avere il doppio delle motivazioni, quando forse non è proprio così.

L’Atalanta ribalta la partita in pochi minuti, sì con la solita intensità ma senza soffrire e senza doversi preoccupare troppo. Questo perché i capitolini si sono sgretolati alla prima difficoltà.

La Roma ha perso tutto ció che aveva fatto ben sperare negli ultimi mesi del 2019: pressing, aggressività, ritrovata compattezza difensiva. Non c’è più niente di niente.

Questo anche per l’inadeguatezza degli interpreti, che sembrano lontani parenti di quelli visti in precedenza. Pellegrini, Veretout, Kluivert, Mancini al momento giocano come farebbero le loro versioni mal riuscite.

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Roma, dall’involuzione tattica alla crisi

La crisi della Roma può essere senz’altro analizzata in chiave tattica. Come detto in precedenza, Fonseca ci ha fatto ammirare la sua filosofia di pressing e intensità, ora letteralmente spariti.

Sarà la condizione atletica (?) ma gli avversari ora sanno come affrontare i giallorossi. Ovvero, pressare alto ed aggredire. A ciò gli uomini del tecnico portoghese non sembrano più in grado di tenere testa.

L’assenza di Diawara sta aggravando la situazione e senza di lui la squadra perde tanto in quantità, ordine e qualità in mediana.

Il pressing spesso viene meno oppure viene portato in maniera disordinata, causando dei buchi facilmente attaccabili dagli avversari.

Inoltre, la voglia di recuperare palla nelle zone alte del campo aveva nascosto un limite: la difficoltà nell’uscita del pallone. Una difficoltà che ora è emersa tragicamente, condannando la Roma a prestazioni spente o disordinate, frutto più di nervi che di altro, non riuscendo a costruire vere azioni manovrate.

Tutto ciò sta portando Fonseca a provare diverse soluzioni, pur di ridare equilibrio ad una squadra che nelle ultime tre partite ha subito 9 gol. Soluzioni che al momento sembrano non arrivare e no, mister, l’ultima gara (come le precedenti) non “è stata decisa dagli episodi”. C’è tanto da lavorare.