Dele Alli: il talento prima del nome

L’undici aprile 1996 a Milton Keynes, cittadina nel Sud-Est d’Inghilterra, è nato Bamidele Jermaine Alli. Per tutti Dele, per la FA soltanto Alli, almeno fino all’inizio di questa stagione. È ancora nel vivo il ciclone che ha smosso gli affamatissimi tabloid inglesi riguardo alle sue vicende personali e all’infanzia tutt’altro che facile.

In breve, la storia è questa: pochi giorni dopo la sua nascita, i genitori si sono separati ed il piccolo ha vissuto i primi cinque anni in Nigeria con il padre. Quando questi si è trasferito negli Stati Uniti, Dele è tornato a Milton Keynes per vivere con la madre. Lei però, per qualche vizio di troppo, ha deciso di dare il tredicenne in affidamento alla famiglia del migliore amico e compagno nelle giovanili del MK Dons. Dele è cresciuto con loro ed ha da poco preso una decisione importante.

“Non voglio che mi si chiami con il mio cognome, non sono legato a quella famiglia” ha detto il centrocampista degli “Spurs”. Ora sulla sua maglia c’è scritto solo Dele e la questione riguardante come debba essere chiamato è in continuo divenire.

Nonostante la storia particolare ed una fidanzata che difficilmente passa inosservata, Dele a soli vent’anni ha già compiuto l’impresa più importante: prima dei tabloid ha fatto parlare il campo. Dopo tutta la trafila nella squadra della sua città, è arrivato a disputare in prima squadra due stagioni in League One. Con 24 gol e 12 assist in 88 partite, già si parlava di lui come del “nuovo Gerrard” (da grande tifoso del Liverpool, avrà apprezzato) ed ha attirato l’attenzione dei grandi club. Prima di tutti, a metà della stagione 2014/15, è arrivato il Tottenham di Mauricio Pochettino che lo ha acquistato a titolo definitivo a giugno di quell’anno.

Dele è un centrocampista molto duttile, a volte troppo “fumantino”, ma splendidamente in grado di spaziare tra la mediana e la trequarti. Un identikit perfetto per rientrare negli “Spurs” del tecnico spagnolo, squadra fatta di giovani talenti, bel gioco, velocità ed organizzazione tattica. Il suo primo campionato in Premier è quello dell’exploit: 10 gol e 9 assist in 33 partite, da “rookie”, non spiegano a fondo l’importanza del talento del giocatore. Per chiarezza, è opportuno ripetere che parliamo di un classe ’96, inserito nella squadra che, se qualche strana magia non avesse accompagnato il Leicester di Ranieri, avrebbe probabilmente vinto il campionato scorso.

Il suo destro educato ed una straordinaria capacità d’inserimento, accostate ad un buon fisico ed un discreto senso del gol, lo hanno reso una vera e proprio colonna portante del Tottenham. Nel giro di pochi mesi è stato premiato come “Young Player of the Year” ed ha disputato da titolare l’Europeo appena disputatosi. Che poi la spedizione guidata da Hodgson sia stata fallimentare, come spesso capita alla nazionale dei Tre Leoni, non può certo rappresentare un punto a sfavore dei tanti elementi di talento che componevano quel team.

Fresco di rinnovo fino al 2022, alla sua seconda stagione a White Hart Lane è sempre più un giovanissimo punto di riferimento dell’unico club attualmente imbattuto in Premier League. Nella partita-capolavoro disputata contro il Manchester City, Dele ha siglato la rete del definitivo 2-0 con un inserimento dei suoi e si è procurato un rigore, poi fallito da Lamela. Il gioco di Pochettino richiede un equilibrio tattico nettamente superiore alla media della massima serie d’Inghilterra ed il numero 20 ha dimostrato di essere assolutamente in grado di assorbire i compiti assegnatigli dal tecnico, spartendo il campo con gente del calibro di Eriksen e Kane.

Prima ancora del gossip, dei tabloid e dei riflettori extra-calcistici dunque, in un calcio sempre più simile allo “show business”, c’è un giovane che ha messo il talento davanti a tutto: si chiama Bamidele Jermaine Alli, ma chiamatelo soltanto Dele.