Roma, parla De Rossi: “Pezzi importanti rimpiazzati bene. Under mi ha stupito”

Il primo anno da “Capitan presente”. Daniele De Rossi si appresta a guidare la Roma nella prossima stagione, senza Totti ma con gli obiettivi di sempre. 

Il centrocampista giallorosso, al sedicesimo ritiro con la sua squadra, si è aperto in una lunga intervista a Roma TV. Tra i vari argomenti, ovviamente l’impatto del ritiro di Totti, il mercato e le aspirazioni per il campionato in arrivo.

DE ROSSI: “SENZA TOTTI, HO PIÚ RESPONSABILITÁ. SORPRESO DAI NUOVI”

Da sempre leader dello spogliatoio, De Rossi ha parlato del suo ruolo per la squadra, in una stagione così importante. Dopo aver toccato questioni quali l’arrivo di Di Francesco ed il suo modulo di gioco, o quanto avverta la maggiore responsabilità di cui si fa carico quest’anno, ha dato un suo parere sulla nuova Roma e l’operato sul mercato dei giallorossi. Ecco alcuni estratti della sua intervista.

Che effetto le ha fatto trovare Di Francesco come allenatore?

“L’ho vissuto in tante forme diverse, sotto tanti punti di vista. E’ una nuova esperienza, un ruolo nuovo, per me essere allenato da lui è una cosa nuova ma se fosse arrivato un altro allenatore sarebbe stata comunque una novità. Il fatto che io un po’ lo conosca e sappia che è una brava persona mi aiuta a partire con il piede giusto. Conoscerlo non mi darà vantaggi o svantaggi, o meglio, il piccolo vantaggio di conoscersi è di sapere che siamo due persone che vogliono il bene della Roma. Io sono un giocatore come tutti gli altri, non c’è fascia o conoscenza dell’allenatore che possa avvantaggiarmi in nulla”.

Sul calendario come si approccia?

“Mi interessa perchè ho l’adrenalina di iniziare, odio le amichevoli che sono inutili ma che in realtà non lo sono, ma che hanno valenza inferiore rispetto a quelle del campionato. L’inizio non poteva essere migliore o peggiore a seconda dei punti di vista. E’ bello iniziare subito con partite impegnative, importanti anche dal punto di vista climatico: la la seconda in casa contro l’ex mister avrà tanti risvolti. Dal punto di vista di qualità incontriamo squadre forti, ci dovremo sudare questi 6/9 punti iniziali”.

Primo anno da “vero” Capitano. Come vive questo incarico?

“Siamo un po’ tutti vedovi del nostro capitano storico. Io tra virgolette ho fatto il capitano anche l’anno scorso, il 90% delle partite l’ho giocate con la fascia al braccio, sapevo che iniziando il ritiro Francesco avrebbe giocato di meno ed era abbastanza evidente. Anche l’anno prima… Dal punto di vista pratico e di minuti in campo con questa benedetta fascia non cambia tanto l’approccio alla stagione. Cambia perché manca il simbolo, che portava la gente allo stadio, in ritiro. Adesso i tifosi ce li dividiamo: una volta erano tutti quanti per lui, il 28 maggio è superfluo commentarlo. Una responsabilità in più per noi, per me in particolare”. 

Un parere sui nuovi arrivati?

“Tutti i nuovi mi hanno lasciato felicemente sorpreso, mi hanno colpito: Gonalons, Moreno, Defrel li conoscevo meglio, purtroppo Karsdorp non si sta allenando, Kolarov non c’è bisogno di descriverlo. Under è il più giovane non l’avevo mai sentito nominare, ma ci sta facendo capire perché la Roma ci abbia investito. Una squadra che era già forte, abbiamo perso elementi importanti, è inutile negarlo: Salah, Ruediger erano l’anima dello spogliatoio, Szczesny non era della Roma ma è un pezzo che è venuto a mancare. La sensazione è che si stia vivendo bene già da adesso, che i giocatori sono stati rimpiazzati con gente brava e di personalità. E’ importante la personalità del giocatore tanto quanto  la qualità che si mostra in campo”.

Alla fine della partita contro il Tottenham ha coccolato Under…

“Sono un po’ protettivo, deve essere difficile, io non l’ho mai provato ma se avessi cambiato squadra o se dovessi mai cambiarla dopo che ho vissuto tutta una carriera in un club vorrei che qualcuno mi accogliesse e mi facesse sentire ben accetto, vorrei che qualcuno mi dicesse “Ti vogliamo bene anche se sei nuovo, anche se non parli una parola di inglese”. E’ una ragazzo giovane e molto bravo: cerchiamo in tutti i modi non di pressarlo perché non vogliamo farlo sentire a disagio ma parte del gruppo. E’ un giocatore importante, lui si è fatto trovare pronto: questo può velocizzare il processo di inserimento all’interno della squadra e noi siamo contenti quando segna un giovane. Dopo ho abbracciato Tumminello che anche lui è giovanissimo, ormai lo conosciamo da anni. Ci tengo ai giovani, sono la base di questa squadra. Ci tengo perché alcuni li ha allenati mio padre per tanti anni e lo conosco particolarmente bene e ci tengo perché vorrei che tutti si sentissero veramente a casa come mi ci sono sentito io”.