Esclusiva OkC, Fiore: “Alla Lazio servono novità. Juve favorita per lo scudetto. Totti? A padel…”

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La redazione di Ok Calciomercato, con una diretta Instagram, ha intervistato in esclusiva Stefano Fiore, ex giocatore della Lazio, fra le altre, e della Nazionale. Tanti i temi trattati con l’ospite, pronto ad una nuova esperienza da allenatore: dagli aneddoti da calciatore a quell’Europeo del 2000 sfumato per un soffio, passando per l’esperienza come collaboratore di Massimo Oddo al Perugia, al padel con Francesco Totti e non solo.

Le parole di Fiore

Innanzitutto come stai vivendo questo periodo falcidiato dal coronavirus, a causa del quale sono concessi pochissimi spostamenti?
“Tutto sommato bene. Da un mese a questa parte sono tornato a casa, perché fino ai primi di novembre lavoravo con il Pescara ed ero impegnato fattivamente sul campo. L’esperienza poi è terminata e quindi sono tornato al contesto familiare a Roma, fra scuola e compiti delle mie figlie”.

Proprio riguardo alle tue esperienze legate al campo, quindi di Perugia prima e di Pescara dopo, hai svolto un ruolo “particolare” all’interno dello staff, sempre più presente nel calcio moderno. Osservavi la partita dall’alto e non dalla panchina. Perché? Spiegaci le caratteristiche di questo tuo ruolo.
“Io andavo a completare lo staff di Oddo che ha da sempre lo stesso secondo allenatore e lo stesso preparatore. Lo scorso anno a Perugia aveva bisogno di una figura che potesse fare da raccordo e che potesse essere d’aiuto sul campo, soprattutto dal punto di vista tecnico-tattico. Io curavo molto la parte offensiva di centrocampisti ed attaccanti, visto anche il mio passato da giocatore. Mentre nelle partite mi recavo in tribuna e guardavo da lì la partita, in quanto credevamo che osservare tutti la partita dal campo non ci avrebbe permesso di analizzarla a 360 gradi, soprattutto dal punto di vista tattico. Era una dinamica che portava i suoi frutti e che veniva sfruttata al meglio. La comunicazione fra me e la panchina era immediata via radio”.

Questo ruolo che è stato una peculiarità di Perugia e del vostro staff, nel mondo del calcio moderno, potrebbe diffondersi nel corso di questi anni?
“Non so se sarà importante in altre squadre, ma per la mia esperienza personale posso dire che quel ruolo è tornato utile, soprattutto poi a Oddo: in molti casi a fine primo tempo mi recavo in spogliatoio per avere un contatto diretto con staff e giocatori, avendo al mio fianco il match analyst. Credo che quello che si vede dall’alto sia totalmente diverso rispetto a quello che l’allenatore può notare dal campo. Ovviamente però sono valutazioni del tutto personali rispetto agli allenatori”.

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La Lazio e il rapporto con Inzaghi

Andiamo a ritroso nel tempo. Arriviamo ai tempi della tua Lazio. Avevi un compagno che è diventato grande con i colori biancocelesti, Simone Inzaghi. Raccontaci i tuoi anni nella capitale, il rapporto con Inzaghi e poi cerchiamo di tracciare un parallelismo con questa Lazio. Credi ci siano similitudini con la tua?
“A Simone mi legano tantissimi episodi. Abbiamo fatto tre anni insieme alla Lazio, in cui dopo un inizio altalenante abbiamo chiuso in crescendo fino ad arrivare agli anni con Mancini allenatore, con il quale abbiamo vinto la Coppa Italia in finale contro la Juventus nel 2004. Io e Simone abitiamo a qualche isolato di distanza, è sempre rimasto il ‘guascone’ di un tempo, il solito simpaticone e ragazzo splendido. Alla Lazio ha trovato l’ambiente ideale, è riuscito a creare quell’empatia giusta che è anche la sua forza”.

Un anno fa parlavamo dei biancocelesti in chiave scudetto, quest’anno invece sembra essere venuto meno qualcosa, che ha portato Immobile e compagni a staccarsi dalla zone delle primissime. Secondo te quale è stato il motivo e cosa pensi della Lazio di oggi?
“Lo scorso anno Simone aveva creato qualcosa di unico e di fantastico, la squadra era lanciata verso la vittoria del campionato. Dopo il lockdown è stata una Lazio diversa, che si è scoperta corta a livello d’organico, probabilmente come quest’anno. Penso che la Lazio avrebbe bisogno di una ventata di novità, di qualche giocatore in più per ambire alla stagione dell’anno scorso. Il passaggio del turno in Champions ha tolto sicuramente energie e risorse agli uomini di Inzaghi, inoltre è divenuta una squadra abbastanza riconoscibile e per questo le avversarie trovano facilmente delle contromisure. Con il mercato vedremo se riuscirà a prendere qualcosa di diverso, delle alternative ai soliti noti, Immobile su tutti, al quale non si può attribuire tutto il peso dell’attacco”.

Tema scudetto: la favorita per Stefano Fiore

Un campionato particolare in questa stagione. Nessuna squadra sembra prendere il largo e allora ti chiediamo secondo te quale sarà il tassello decisivo: profondità della rosa, spensieratezza, motivazioni?
“Questa è una domanda alla quale è difficile rispondere. Il campionato di questa stagione è un campionato anomalo, senza pubblico negli stadi che poteva essere importantissimo e determinante. Con l’assenza dei tifosi, dico che per me sarà determinante la profondità della rosa e per questo per me la Juventus, nonostante il ritardo, è sempre da considerare la favorita numero uno. Pirlo ha la fortuna di poter scegliere in una rosa molto ampia e di grande livello. Occhio però agli altri fattori: la mancanza di pubblico ha totalmente azzerato il fattore campo, sembra che si giochi sempre su campo neutro. Occhio a chi ha cambiato meno, chi è avanti nel progetto, come il Milan, perché comunque i bianconeri hanno un nuovo allenatore giovane che sta cercando di portare idee nuove, e magari questo potrebbe non pagare subito. Per questo è e sarà un campionato molto bello, indecifrabile: non sottovaluterei l’Atalanta, che se ritrova determinati giocatori può dare veramente fastidio a tutti e non avrebbe nessun peso di dover vincere”.

L’Atalanta ha dimostrato che senza un simbolo come il Papu Gomez si possa andare avanti, ed anzi si possa fare ancora meglio. La squadra conta più del singolo allora?
“Questa è la testimonianza che il gruppo conta più del singolo. Il Papu è un giocatore straordinario, e da ex calciatore mi dispiace per quello che sta passando sportivamente parlando. La società ha agito alla grande, mettendosi dietro l’accaduto come se nulla fosse, e si è stretta attorno a Gasperini che potrà fare ancora grandissime cose”.

La Serie B e l’esperienza a Perugia

A Perugia lo scorso anno fino a dicembre eravate in piena zona play-off, poi qualcosa incredibilmente si è rotto e dal sogno Serie A si è passati all’incubo Serie C che poi è maturato. Cos’è successo in quei mesi?
“La mia sensazione è che si sia andato a toccare un giocattolo che stava pian piano funzionando, visto che a dicembre eravamo sesti e quindi in linea con le attese dello staff tecnico. Queste attese nostre erano diverse rispetto a quelle del presidente Santopadre, che probabilmente aveva delle idee differenti. Nel calcio purtroppo a volte è tutto soggettivo e nelle società decide chi gerarchicamente sta sopra a tutti, e il presidente ha deciso di cambiare. La squadra dopo si è smarrita e siamo stati richiamati a tre partite dalla fine, e avremmo certamente potuto salvarci con il match point contro il Trapani in casa. Dopo aver perso sfortunatamente quella partita al 93′, è subentrata ancora di più la paura che ci ha fatto perdere poi lo spareggio contro il Pescara ai rigori. Una stagione maledetta finita nel peggiore dei modi”.

Un giovane che ti ha entusiasmato in Serie B c’è?
“Sinceramente no, perché poi credo che tra Serie A e Serie B in questo momento ci sia più di una categoria di differenza. Nella nostra B oggi giocano tanti giovani che magari un paio di anni fa non si sarebbero affacciati a questo mondo così facilmente”.

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Quell’Euro 2000 sfortunato e la Nazionale di oggi

38 partite con la maglia della Nazionale, sempre titolare all’Europeo in Olanda del 2000, in cui l’Italia andò ad un passo dal trionfo sfumato per il golden gol di Trezeguet in finale. Di quella esperienza ti chiediamo la prima cosa che hai pensato quando Totti in semifinale, a Van Der Saar, fece il famoso cucchiaio.
“Fu un momento unico, perché da un lato c’era esaltazione e soddisfazione per il gesto tecnico, dall’altra ho pensato che se avesse sbagliato avremmo fatto tutti una brutta fine. Aveva tutte le qualità Francesco per provare quel gesto, e anche quel pizzico di follia che serve in quei momenti. Il fatto di averlo realizzato lo ha reso ancora più grande, se lo avesse sbagliato sarebbe stato un peccato per il campione Totti”.

Se tu fossi stato al suo posto, lo avresti fatto?
“Assolutamente no, e lo dico con tutta la sincerità di questo mondo. Un rigore, per quanto possa sembrare facile, non lo è mai, soprattutto in competizioni di quella portata: il portiere ti sembra Hulk e il pallone devi farlo passare per la cruna di un ago. Io avrei provato a tirarlo certamente in un modo diverso, magari anche chiudendo gli occhi”.

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Il 2021 sarà l’anno dell’Europeo della Nazionale di Mancini che tu hai avuto come allenatore. Dove può arrivare la sua squadra?
“Innanzitutto bisogna fare i complimenti al mister per quello che è riuscito a fare in pochissimi anni, rendendo forte una squadra che veniva dalla tragica non qualificazione ai Mondiali in Russia. Io per primo quando si è seduto su quella panchina la prima volta mi sono detto fra me e me “Ma chi glielo fa fare?”. Per quanto sia una poltrona ambita e di prestigio, in quel momento storico ho pensato che non fosse così semplice il suo lavoro. E invece quella è stata proprio la sua forza: il partire quasi senza aspettative, a fari spenti. L’aspetto più importante per me è stato aver fatto esordire tantissimi giovani, che stanno bene insieme e che hanno un grande spirito. Il mister poi è arcigno, ha una grande autostima, e questa è una sua virtù che lo ha reso grande negli anni. All’Europeo possiamo essere protagonisti, l’Italia quando parte non da favorita storicamente ha sempre sorpreso tutti. Vincere non lo so, perché ci sono selezioni più forti sulla carta, ma noi partendo a fari spenti possiamo toglierci grandissime soddisfazioni”.

Futuro personale e vita fuori dal campo

Nel futuro Stefano Fiore si vede ancora collaboratore tecnico, magari sempre guardando le partite dall’alto, oppure il richiamo del campo, della panchina, e quindi del ruolo di allenatore è un’idea che prende sempre più forma?
“Io ho iniziato il mio post carriera da giocatore come direttore sportivo del Cosenza, per cercare di tirarla fuori da quella categoria che non spettava alla città dei Lupi. Un piccolo sassolino per la rinascita dell’attuale società l’ho messo anche io, e di questo sono molto contento ed orgoglioso. Adesso i rossoblu stanno meritando la Serie B, lo scorso anno hanno fatto un miracolo a salvarsi, quest’anno Roberto (Occhiuzzi, ndr) sta facendo molto bene e speriamo che il presidente Guarascio lo accontenti sul mercato. Per tornare al mio futuro non escludo nulla, non è escluso che con Massimo (Oddo, ndr) il ‘matrimonio’ non possa continuare, così come non escludo che se arrivasse un’offerta tecnica importante e seria, come allenatore, potrei prenderla in considerazione nell’immediato futuro”.

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Infine, chi vince a padel fra te e Totti?
“La partita, che è un derby anche lì, è lottata ed equilibrata. Il confronto è sempre bello ed entusiasmante. Diciamo che Francesco a calcio era più bravo per fortuna, però a padel riesce ugualmente in qualche colpo”.

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