Esclusiva OkC, Pistocchi: “La Juve ha provato a prendere Mancini. Milan? Non bene caso Donnarumma”

maurizio-pistocchi-ok-calciomercato

Durante la pausa nazionali, la redazione di Ok Calciomercato ha avuto la possibilità di intervistare in esclusiva Maurizio Pistocchi. Il cesenate, con 30 anni di esperienza in programmi televisivi Mediaset e non solo, si è espresso sui temi più dibattuti del momento, dal rinnovo di Donnarumma con il Milan alla questione panchina in casa Roma e Napoli.

L’intervista si è aperta proprio con un commento circa la situazione contrattuale dell’estremo difensore rossonero. “Quando ballano così tanti soldi è sempre difficile gestire tutte le esigenze. Credo che l’errore principale sia stato arrivare a tre mesi dalla fine del campionato senza aver rinnovato tre calciatori molto importanti quali i fratelli Donnarumma e Calhanoglu. Se un elemento della rosa così importante viene portato alla scadenza, è ovvio che poi la società vada in grande difficoltà. Donnarumma ha un valore di 60 milioni di euro e, nonostante l’impatto avuto dalla pandemia sulle casse di tanti club europei, ci sono comunque diverse realtà del nostro continente in grado di investire questi 60 milioni su ‘Gigio’, magari spalmando la cifra su 4 anni di contratto. Attualmente so di una proposta di 8 milioni più bonus da parte di Maldini: il costo totale del suo rinnovo ammonta a circa 16 milioni, considerando anche le commissioni di Raiola. Credo che sui 12 milioni complessivi l’accordo si possa trovare, ma stiamo comunque parlando di cifre davvero importanti, essendo il portiere più forte d’Italia e tra i migliori di Europa“.

gianluigi-donnarumma

“In Italia ci sono tanti profili adatti per sostituire Donnarumma”

La chiosa di Pistocchi circa la questione suddetta non poteva, ovviamente, ignorare la figura di Raiola: “Lo conosco molto bene e, per quanto gli si possano dire tante cose, è uno che sa fare molto bene gli interessi dei suoi assistiti. Se fossi in Donnarumma, rimarrei a Milano: è una realtà che gli ha dato fiducia e l’ha lanciato come giocatore. Il problema di questi ragazzi è che ci sono tanti interessi nei loro contratti, tra cui ovviamente quelli dei procuratori. Ripeto, l’errore è stato arrivare al mese di aprile senza aver risolto la situazione ma resta comunque difficile indicare un vero e proprio colpevole. Un mio amico, commerciante ebreo molto importante, mi diceva che il miglior affare si ha quando ambedue le parti sono un po’ scontente”.

Pregnanti anche le sue parole circa Paolo Maldini, che in questi mesi avrà sicuramente tante questioni a cui pensare e dalle quali dipenderanno le sorti del “suo” Milan e, chissà, della sua carriera da dirigente: “Maldini ha militato in una squadra dove il portiere prendeva spesso ‘senza voto’. Sa perfettamente che è più importante avere una grande linea di difesa a schermare un buon portiere piuttosto che viceversa, se proprio non è possibile avere entrambe le cose. Come estremi difensori, in Italia e in Europa abbiamo tanti profili interessanti. Per fare qualche nome, penso a Dragowski, Musso oppure Montipò che contro la Juve ha mostrato una buona reattività e discreta capacità di costruzione. Poi, certo, il Milan perdendo Donnarumma uscirebbe molto indebolito soprattutto dal punto di vista dell’immagine per la gestione della vicenda“.

paolo-maldini

Formula scudetto, esiste?

Dopo le interessanti e attente valutazioni su riportate, abbiamo voluto poi affrontare un discorso più generico (e dunque in parte slegato dalla questione Donnarumma) per capire cosa effettivamente sia mancato (e manchi) agli uomini di Pioli per vincere lo scudetto: “Il Milan attuale ha molti giocatori in prestito, dunque bisogna innanzitutto decidere cosa fare con questi. Non solo, c’è anche da valutare il fatto che Ibrahimovic sia in scadenza quest’estate mentre i contratti di Calabria, Kessie e Romagnoli terminano nel 2022. Numerosi, dunque, gli intrecci da risolvere e gestire: per costruire una grande squadra c’è bisogno di una rosa ampia, affidabile e che nel tempo sia rinforzata con almeno un paio di acquisti importanti ogni stagione. Il problema attuale di Maldini e Massara riguarda la scelta di chi rinnovare, a che prezzo farlo e soprattutto chi riscattare“.

E poi: “Il primo che acquisterei è Tomori che reputo un grande difensore, veloce, tempista e bravo tecnicamente. Adesso dico una cosa poco in sintonia con i tifosi: Ibra è un grande giocatore ma ha 40 anni. Chi ci dice che i suoi problemi fisici non possano aumentare il prossimo anno? Chi ci garantisce quante partite ad alto livello possa ancora fare? Rappresenta un rischio enorme: è un leader sotto tanti punti di vista ma va detto che i compagni hanno saputo vincere anche senza di lui. Una valutazione sarà fatta anche su Pioli secondo me. Non si deve sottovalutare il grande lavoro fatto, soprattutto considerando che il Milan ha il quinto monte ingaggi della nostra Serie A. Nonostante ciò, però, voglio sottolineare che sono stato abituato a vedere una squadra diversa. L’emiliano è un ottimo gestore e uomo spogliatoio ed è stato bravo a motivare tutti reagendo molto bene alle tante difficoltà e assenze in questi mesi, ma non dimentichiamo che nelle ultime esperienze è stato sempre esonerato“.

stefano-pioli

“Mi piacerebbe vedere Sarri sulla panchina del Milan”

Avendo Pistocchi ricordato il Milan di Ancelotti e Sacchi, in grado di ottenere il predominio di gioco e avversari, non potevamo dunque non chiedergli un parere su Maurizio Sarri, attualmente libero e tra i più adatti a incarnare una filosofia come quella che ha portato i rossoneri a dominare competizioni italiane ed europee. “Prenderei Sarri di corsa. Lo reputo il miglior allenatore italiano che ci sia e l’ha dimostrato, oltre che al Napoli, anche al Chelsea e alla Juventus. Io ero innamorato del gioco dei partenopei, mi emozionava vedere una squadra così padrona del gioco in stile Barcellona o Manchester City. Fossi un dirigente di via Aldo Rossi, valuterei dunque anche la questione allenatore. Maldini avrà tante scelte da ponderare e questi mesi definiranno la sua effettiva bravura e capacità come dirigente. Io ricordo che i tanto criticati Fassone e Mirabelli riuscirono a rinnovare per 4 anni Donnarumma senza scendere a compromessi e dunque gestendo molto bene la situazione“.

maurizio-sarri

“Pirlo è il minor responsabile delle difficoltà palesate dalla Juventus”

Archiviato il profondo discorso Milan, l’intervista è poi proseguita sulla falsariga di quanto detto su Sarri. Pistocchi ha infatti espresso la sua visione anche circa il fallimento del progetto tecnico dell’ex Napoli e Chelsea a Torino, soffermandosi poi più in generale sul momento bianconero. “Prima di parlare di Pirlo, partirei da molto prima. Se esoneri Allegri per prendere Sarri, gli devi dare i giocatori giusti e la fiducia che merita. Invece è stato rifiutato dall’ambiente e dai giocatori importanti. Quando sei un calciatore anziano che ha vinto molto giocando negli ultimi 20 metri, poi è difficile accettare un allenatore che ti chieda di giocare a 40 metri dalla tua area di rigore“.

Poi la curiosità: “A tal proposito, vi condivido un aneddoto relativo ad un episodio verificatosi nell’ottobre del 1987. Il Milan di Sacchi uscì dalla Coppa UEFA perdendo a Lecce contro l’Espanyol. Tutti volevano che il mister andasse via ma Berlusconi decise di intervenire. Andò negli spogliatoi e mise in chiaro che sarebbero rimasti solo coloro i quali avessero accettato di seguire Sacchi, e che dunque quest’ultimo avrebbe continuato ad allenare perché da lui scelto con grande fiducia e convinzione. Lì è cambiata la storia di questa società. Dunque, ritornando alla Juve, dico che tutta la dirigenza bianconera si è fatta un po’ scavalcare dallo spogliatoio. Paradigmatiche furono le parole di Sarri alla vigilia della gara di ritorno col Lione, quando si disse consapevole che i dirigenti avrebbero deciso il suo futuro indipendentemente dall’esito dei 90 minuti“.

Non manca il giudizio sull’attuale tecnico della Vecchia Signora: “Hanno sbagliato anche su Pirlo: a me piacciono anche alcune sue idee, ma è un debuttante e non è ancora pronto per epifanizzare il suo credo in un concreto modus operandi della squadra. Durante il mio percorso universitario, mi sono spesso trovato ad interfacciarmi con professori ritenuti luminari ma che non sapevano spiegare. Pirlo potrà avere grandi idee ma al momento fa fatica a metterle in pratica. Agnelli, scegliendo di collocarlo sulla panchina, ha corso un rischio nel quale una società come la sua raramente dovrebbe imbattersi. Direi che è venuta meno quella progettualità che ha permesso loro di vincere con merito quasi tutti gli ultimi nove scudetti. Inoltre ho saputo che per il dopo Sarri era stato selezionato Mancini: le scelte successive sono state di ripiego e sono arrivate in seguito all’impossibilità del nostro attuale ct di lasciare la Nazionale“.

roberto-mancini

Walzer delle panchine, giusti gli eventuali addii di Fonseca e Gattuso?

L’interessante confronto si è concluso con il discorso relativo alle panchine di Napoli e Roma. Se è vero che non si conosce il futuro di molti tecnici della nostra Serie A, è altrettanto vero che Gattuso e Fonseca appaiono i maggiormente indiziati a lasciare i rispettivi incarichi alla fine di questa stagione. Troppi, infatti, i punti persi dai capitolini nei big match, mentre in casa Napoli potrebbe pesare molto l’incrinatura dei rapporti tra il mister calabrese e Aurelio De Laurentiis: “Gli allenatori sono scelti sempre dalla società: un eventuale esonero è da intendersi sempre come una conseguenza di un errore alla base, del quale c’è una miopia o una sbagliata valutazione societaria. La Roma ha sostenuto Fonseca? Gli ha messo a disposizione i giocatori giusti? In base a questa risposta si può decidere che fare. Se la società l’ha sostenuto e pensa che i risultati contro le grandi dipendano dalle sue idee di gioco, è giusto mandarlo via. Altrimenti va confermato“.

E sul Napoli: “Dico lo stesso per Gattuso, che è stato messo in difficoltà dal presidente. Si ricordino le sue parole quando venne a sapere che il patron partenopeo stesse cercando un suo sostituto a stagione in corso. Rino è un bravissimo ragazzo ma quel comportamento della società ha messo in difficoltà gli uomini della rosa. Proprio lì c’è stato il suo merito, nel fare gruppo. Concludo dicendo che non ho condiviso alcune sue idee come ad esempio la scelta di Bakayoko che in questa stagione ha dimostrato di non essere mentalmente pronto per una squadra che lotti per grandi obiettivi. Guardiamo però anche alla crescita di Demme, Zielinski e Fabian Ruiz. Gattuso ha saputo motivare molti giocatori che si stavano un po’ perdendo e ha dato agli azzurri, seppur a tratti, un’impronta sarriana, come testimonia l’azione del secondo gol proprio contro la Roma. Per sostituirlo serve comunque un grande nome e alla fine immagino sarà lui a declinare qualsivoglia discorso di prolungamento contrattuale“.