Federico Bernardeschi, la parabola di una (ex) promessa del calcio italiano

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Federico Bernardeschi, nato nel 1994 a Carrara, è l’esempio perfetto per mostrare quanto facile sia, per una promessa ed una speranza del calcio italiano e della nazionale, diventare in così poco tempo l’ombra di sé stesso ed affogare nella sua stessa potenzialità. Prima di pensare a quali potrebbero essere le cause che hanno portato a questo rapido declino, occorre fare un passo indietro.

La storia

E’ il 2003, Bernardeschi viene prelevato da una squadra affiliata all’Empoli e viene portato
alla Fiorentina, dove inizierà il suo lungo percorso nelle giovanili che lo porterà ad esordire l’8 settembre 2013 in Serie B con la maglia del Crotone, dove totalizzerà 12 gol in 38 presenze. Dopo un’ottima stagione viene riscattato dalla Fiorentina e portato in prima squadra da Montella, all’epoca agli albori della sua carriera da allenatore e dei suoi risultati.

L’anno successivo, con Paulo Sousa in panchina ed una maglia numero 10 che portava il
peso di Baggio, Rui Costa, e Antognoni sulle spalle, trova il campo regolarmente diventando titolare fisso e pilastro nella squadra del portoghese, guadagnandosi anche la prima convocazione in nazionale maggiore. Nell’anno successivo resta saldamente in campo nella Viola, migliorando nettamente in fase realizzativa, ed indossando per la prima volta anche la fascia da capitano.

Bernardeschi, nel triennio viola, infuoca il Franchi ed i tifosi con le sue giocate e con la sua
classe; mancino puro ed educato, gioca in fascia o nella trequarti e fa del dribbling e della
visione di gioco le sue caratteristiche migliori. È il cervello offensivo della squadra, dai suoi
piedi partono le azioni ed i pericoli maggiori per gli avversari. Diventa anche un discreto
specialista nei calci piazzati e nei rigori. È sotto gli occhi di tutti che il giovane carrarese
sta migliorando sotto ogni aspetto, il suo valore cresce, i media lo esaltano, le altre squadre lo bramano, e sembrano aprirsi per lui gli anni migliori della sua carriera calcistica.

La Juventus


Poi, nel luglio 2017, Federico Bernardeschi cambia squadra e passa alla Juventus per 40
milioni. I tifosi viola non la prendono bene, vedevano in lui il nuovo Baggio e speravano
che non venisse commesso lo stesso errore dalla società. Ma stavolta la questione va
diversamente, perché Bernardeschi stesso chiede la cessione, sentendo la Fiorentina
troppo stretta per le sue ambizioni e per le sue potenzialità.

Vuole subito fare il salto di qualità, per andare nell’europa che conta, vincere qualche trofeo e magari prendersi i riflettori internazionali. Il carrarese, pompato, forse fin troppo, dai media, è convinto di essere pronto per una piazza come la Juventus, una piazza che richiede costanza, maturità calcistica, ma soprattutto risultati, di squadra ed individuali.

Le prime tre stagioni alla Juventus sono discrete, trova feeling con Allegri che lo apprezza
per la sua duttilità e riesce a guadagnarsi il suo modesto spazio, senza mai entrare però
nel giro dei titolari. Il suo rendimento però è immensamente calato, quella freschezza ed
esplosività che lo caratterizzavano sembrano spegnersi in lui. Cala anche in fase realizzativa, basta pensare che nella stagione 2016-2017 tra campionato e coppe ha totalizzato in tutto 14 gol, e nelle 3 successive alla Juventus soltanto 10. Vive questi tre anni di certo non negativamente, ma senza mai spiccare o fare il salto di qualità come molti, e probabilmente anche lui stesso, si aspettavano.

Capitolo Sarri

Con l’arrivo di Sarri nella panchina della Juventus il declino si fa rapido e vorace. L’amore non sboccia, lo stile di gioco del tecnico toscano non è nelle corde del carrarese che finisce spesso in panchina. La duttilità che prima lo aiutava, ora diventa un limite, perché da trequartista non rende quanto dovrebbe ed è chiuso da Dybala, da esterno è sorpassato nelle gerarchie da Cuadrado e Douglas Costa e da mezzala appare un pesce fuor d’acqua, tatticamente amorfo e tecnicamente inconcludente. 15000 minuti giocati ed un solo gol sono un bottino troppo magro per chi fino a poco tempo fa era valutato 40 milioni e considerato un astro nascente del calcio italiano. Cosa si cela dietro alla caduta calcistica di Bernardeschi? Il problema in primo luogo è stata l’ipervalutazione sia mediatica che economica del calciatore (una piaga presente purtroppo in tutta Europa).

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Il massiccio pompaggio e l’infinità di elogi che gli sono stati posti hanno creato non solo nel pubblico un’altissima aspettativa, ma anche in lui una carenza di umiltà che lo hanno portato, nell’opinione di alcuni, a fare la scelta sbagliata nel momento sbagliato. Certo, la Juve è il sogno proibito di tutti i giovani calciatori, ed è anche vero che alcune occasioni passano una volta sola, ma innegabilmente è un ambiente difficile per un giovane che deve ancora maturare molte delle sue potenzialità. Restando alla Fiorentina una o due annate in più, avrebbe avuto la possibilità di esprimersi al meglio, sentire meno la pressione dell’ambiente ed avere una quasi totale libertà calcistica in mezzo al campo. Alla Juve, ad eccezione di alcune partite (come Atletico-Juventus) è chiaro come manchi di tranquillità e lucidità mentale, problema che in una squadra minore non si sarebbe proposto, avendo tutte le opportunità di crescere con calma e con l’opportunità di sbagliare.

I motivi del calo

Questa è una problematica che si estende ad altre decine di calciatori, capita infatti fin
troppo spesso che un giocatore brillante giganteggi nella sua squadra da medio-bassa classifica e, una volta in una big, si ritrovi oscurato e soffocato. Il motivo è semplice, in una squadra con compagni mediocri il giocatore in questione rappresenta il fulcro della squadra, con gli altri che orbitano intorno a lui e la palla sempre tra i piedi. Quando poi si cambia ambiente, e ci si ritrova in una squadra rodata tecnicamente e tatticamente vicino a dei campioni che si prendono la prima pagina della partita, il giovane che prima faceva faville si troverà in netta difficoltà, essendo lui che dovrà orbitare ed adeguarsi ad un altro compagno. Aggiungendo la martellante e schiacciante pressione di giornali e studi televisivi, la valutazione economica che cresce esponenzialmente in contesti imparagonabile, il fallimento di una giovane carriera è annunciato.

In conclusione, una serie di eventi diretti ed indiretti hanno portato il classe ’94 a fare forse
il passo più lungo della gamba, ma delle stagioni negative non precludono che possa
tornare sul palcoscenico nelle prossime stagioni. A quasi 26 anni, dopotutto, si è ancora
giovani, e nonostante la permanenza alla Juventus sembra difficile, è giunta l’ora per
Federico Bernardeschi di rimettersi in gioco, forse in un’altra realtà, forse con un altro
allenatore. Non è certo il luogo adatto per dirlo, ma ciò che è sicuro è che il talento non
manca, la gamba neanche, la tecnica tanto meno. Deve migliorare a livello di mentalità,
continuità e sul posizionamento tattico; ma cosa più importante trovare una situazione
sportiva che lo metta a suo agio e nelle condizioni di fare bene, perché le carte in regola
per tornare a brillare, come faceva 3 anni fa, le ha tutte.