Albert Gudmundsson è arrivato alla Fiorentina in estate, con altissime aspettative. Reduce da prestazioni scintillanti con la maglia del Genoa, l’islandese sembrava l’uomo giusto per aggiungere imprevedibilità e qualità all’attacco viola. Ma la prima parte di stagione ha preso una piega decisamente diversa da quella che ci si aspettava, con un ritorno di fuoco solo nelle ultime partite.
Carriera e profilo tecnico
Cresciuto in Islanda, Gudmundsson ha mosso i primi passi in Europa vestendo le maglie di PSV e AZ Alkmaar. Il salto in Italia, al Genoa nel 2022, lo ha lanciato come uno degli attaccanti più interessanti e promettenti prima della Serie B, poi della Serie A. La sua crescita esponenziale nella scorsa stagione ha spinto la Fiorentina a puntare su di lui fino a sborsare 28 milioni di euro per assicurarsi le sue prestazioni. L’islandese è un giocatore duttile e polivalente, capace di agire sia da esterno offensivo ma soprattutto come seconda punta (ama sviare su tutto il fronte d’attacco). Il dribbling rapido e un tiro preciso lo rendono una costante minaccia per le difese avversarie, soprattutto quando riesce a muoversi tra le linee senza dare punti di riferimento.

L’arte del gol: come Gudmundsson ha colpito la Serie A
La scorsa stagione con la maglia del Grifone ha dimostrato quanto l’islandese sia letale quando riesce a liberarsi alle spalle dei difensori o a ricevere palla sulla trequarti per poi puntare l’area con decisione. Molti dei suoi gol sono arrivati da situazioni di inserimento rapido o con conclusioni potenti e precise dal limite dell’area, sfruttando il suo destro naturale. La sua intelligenza tattica gli permette di essere sempre nel posto giusto al momento giusto.
Dalle stelle alle stalle
Accolto dai tifosi viola con grande entusiasmo, le prime giornate di campionato sono state un vero e proprio incubo per l’ex Genoa: tormentato dai problemi fisici, nonostante qualche guizzo importante come la doppietta decisiva contro la Lazio e il gol contro il Milan, è apparso spesso fuori condizione e poco incisivo. Uno dei principali problemi è stato il complicato adattamento al sistema di gioco di Raffaele Palladino (4-2-3-1), sistema che richiedeva maggior sacrificio in fase di copertura e lo costringeva a partire da posizioni più defilate e arretrate. La lucidità sotto porta è mancata e le sue potenzialità sono state limitate molto spesso dalla panchina.
La svolta tattica di Palladino
Il cambio modulo con il passaggio al 3-5-2 ha rappresentato un grande punto di svolta per la Fiorentina e per lo stesso Gud, che è riuscito a trovare una collocazione ideale accanto a Moise Kean, potendo svariare liberamente sul fronte offensivo senza perdere lucidità nei pressi dell’area. Le sue carattteristiche vengono sfruttate al meglio, con la possibilità di attaccare la profondità e dialogare rapidamente con i compagni.
L’ultimo segnale è arrivato contro la Juventus, partita in cui il classe ’97 si è preso la scena segnando un gol stupendo da fuori area dopo essere stato servito a centrocampo dal compagno di squadra Nicolò Fagioli.
La partita del Franchi è la ciliegina sulla torta di un periodo magico. Già contro il Genoa Gudmundsson era tornato segnando il gol dell’ex, poi un nuovo infortunio alla spalla (meno grave del previsto) e poi il ritorno in campo con il botto: gol contro il Napoli, gol contro il Panathinaikos che è valso la qualificazione ai quarti di Conference League e poi il gioiello contro la Vecchia Signora.

Riscatto e continuità
Se Gud riuscirà a mantenere lo stesso livello senza acciacchi fisici, Palladino potrà contare su un vero top player e il suo valore di mercato, già importante, potrebbe lievitare ulteriormente. La sua storia in questa stagione è quella di un giocatore che, nonostante le difficoltà iniziali, ha saputo risollevarsi grazie al lavoro, alla determinazione e alla fiducia ritrovata. Ora la Serie A si gode il suo talento, sperando che la continuità finalmente ritrovata non sia solo un’illusione ma il ritorno di una stella che si era spenta.

